Sanità

Pfizer, Gilead e non solo. Tutte le follie virali in borsa sul vaccino anti Covid

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La corsa al vaccino anti Covid genera frenesia negli investitori, tra tanti rischi. Che cosa insegna il caso Gilead

I ricercatori di tutto il mondo sono in corsa per sviluppare il vaccino anti Covid-19, e gli investitori hanno un impeto di follia per cercarne profitto. Il lato finanziario di questa faccenda rischia di provocare molti guai.

Continuano ad arrivare notizie promettenti nella caccia al vaccino. Diverse aziende hanno rivelato dati incoraggianti negli studi clinici, anche se preliminari, e il governo degli Stati Uniti ha aperto il portafoglio per coprire le spese di ricerca e di produzione. GlaxoSmithKline e Sanofi hanno dichiarato venerdì 31 che il governo Usa  pagherà fino a 2,1 miliardi di dollari per sviluppare e produrre un vaccino Covid-19. Altre aziende come Moderna e AstraZeneca hanno ricevuto contratti simili. Questi accordi includono l’acquisto anticipato di centinaia di milioni di dosi in caso di successo degli esperimenti. Anche le società pesi massimi come Merck & Co. e Johnson & Johnson hanno farmaci candidati in fase di sviluppo.

Anche se non sarà chiaro se un farmaco candidato avrà successo almeno fino al prossimo autunno, gli investitori non aspettano. Un ampio indice di titoli biotecnologici è salito del 65% da marzo. All’interno di questo gruppo, i produttori del vaccino Covid-19 hanno fatto da apripista, sia grandi che piccoli. Il guadagno in borsa per queste aziende dalla scorsa primavera corrisponde al valore totale di alcuni grandi produttori di farmaci che generano circa 20 miliardi di dollari di ricavi annuali.

Ci sono ampie ragioni per essere prudenti, nonostante le notizie chiaramente positive. Tanto per cominciare, la maggior parte dei candidati farmaci in fase di sviluppo non raggiungono il mercato. Anche gli enormi investimenti in ricerca non cambieranno questa realtà.

E, anche se avesse successo, il riflesso sui prezzi di borsa potrebbe non essere così forte come sperano gli investitori. La prima serie di dosi è già stata pagata ed è già riflessa nel valore delle azioni. Pfizer e il suo partner BioNTech, che non ha preso alcun finanziamento governativo per la ricerca, hanno un contratto per consegnare 100 milioni di dosi per un totale di 1,95 miliardi di dollari. Il risultato è di circa 39 dollari per ogni trattamento a due dosi.

Le aziende che sperano di far pagare di più a lungo termine per questo trattamento dovranno rispettare livelli di sicurezza ed efficacia molto alti, specialmente quelle che hanno preso fondi pubblici in anticipo. Anche se il prezzo dei farmaci non ha attirato molta attenzione in questa campagna elettorale, è un tema ricorrente nella politica americana, con conseguenze importanti per gli azionisti. Questa dinamica rende probabilmente le visioni di profitti a cascata più come un sogno che una realtà.

Certo, l’assunzione di rischi è sempre necessaria per fare soldi nel settore delle biotecnologie. E i titoli storici del settore conoscono  il modo di mantenere il loro slancio, quando le speranze per il futuro sono ancora intatte,  in particolare nell’odierno euforico ambiente di investimento.

Ma gli investitori non dovrebbero dimenticare che le azioni di farmaci sotto i riflettori possono improvvisamente precipitare anche se le cose vanno secondo i piani. Le azioni di Gilead Sciences sono aumentate di quasi il 25% da marzo ad aprile per le anticipazioni costruite sul suo Remdesivir, trattamento antivirale anti-Covid, ma da allora il titolo ha perso quasi tutto quanto guadagnato, nonostante una serie di successi: Il farmaco è stato autorizzato per uso d’emergenza, e Gilead ha iniziato a venderlo quest’estate dopo averne donato la fornitura iniziale. La scorsa settimana, la società ha aumentato il punto medio delle sue previsioni di profitto rettificate per il 2020 a 6,95 dollari per azione, da 6,25 dollari.

Non bisogna scartare la possibilità che la discesa di Gilead si ripeta su una scala molto più grande e urticante.

(Estratto di un articolo di Milanofinanza.it; qui la versione integrale)

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