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Polmonite Bambini Cina

Con la misteriosa polmonite nei bambini in Cina c’entra l’aviaria?

In Cina si stanno registrando moltissimi casi tra i bambini di una polmonite non diagnosticata. In alcune città gli ospedali sono già al collasso e, mentre Pechino rassicura, l’Oms chiede più spiegazioni. Intanto, un famoso epidemiologo solleva alcuni preoccupanti dubbi sulle poche informazioni disponibili. Tutti i dettagli

 

Una non meglio diagnosticata polmonite sta colpendo molti bambini in Cina. A dare l’allarme è stato un alert pubblicato il 21 novembre da ProMed, un sistema di sorveglianza accessibile al pubblico che monitora le epidemie di malattie umane e animali in tutto il mondo.

“Gli ospedali pediatrici di Pechino, Liaoning e altre località – afferma la nota – sono stati invasi da bambini malati e le scuole e le classi sono state sul punto di essere sospese. I genitori si sono chiesti se le autorità stessero coprendo l’epidemia”.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), intanto, ha presentato una richiesta ufficiale alla Cina per ottenere informazioni dettagliate sull’aumento delle malattie respiratorie e sui casi di polmonite.

Pechino, per ora, attribuisce la situazione all’allentamento delle misure anti-Covid, scoppiato ormai quattro anni fa e reso noto alla fine del 2019 proprio da ProMed che aveva scritto di un virus respiratorio sconosciuto, poi ribattezzato Sars-CoV-2.

L’ALERT DI PROMED

Il 21 novembre ProMed ha riferito di una “polmonite non diagnosticata” tra i bambini in Cina. “Molti, molti sono ricoverati. Non tossiscono e non hanno sintomi. Hanno solo febbre alta e molti sviluppano noduli polmonari”, ha raccontato uno dei genitori presenti nel sovraffollato ospedale pediatrico di Pechino.

“Anche nella provincia di Liaoning [a 800 km da Pechino, ndr] la situazione è grave. L’atrio dell’ospedale pediatrico di Dalian è pieno di bambini malati che ricevono flebo per via endovenosa – prosegue ProMed -. Ci sono code di pazienti anche negli ospedali di medicina tradizionale cinese e negli ospedali centrali”.

L’alert afferma inoltre che non è affatto chiaro quando sia iniziata l’epidemia, poiché sarebbe insolito che un numero così elevato di bambini sia stato colpito così rapidamente.

E conclude: “È troppo presto per prevedere se questa potrebbe essere un’altra pandemia, ma come disse una volta un saggio virologo dell’influenza: ‘L’orologio della pandemia sta ticchettando, solo che non sappiamo che ora è’”.

LA RICHIESTA DI SPIEGAZIONI DA PARTE DELL’OMS ALLA CINA

Insieme a ProMed, in attesa di maggiori informazioni sull’eziologia e la portata di questa malattia, l’Oms ieri ha chiesto ufficialmente alla Cina ulteriori informazioni epidemiologiche e cliniche, nonché i risultati di laboratorio di questi cluster segnalati tra i bambini, attraverso il meccanismo del Regolamento sanitario internazionale.

L’Organizzazione riferisce inoltre che, dalla metà di ottobre, la Cina settentrionale ha registrato un aumento delle malattie di tipo influenzale rispetto allo stesso periodo dei tre anni precedenti.

LA RISPOSTA DI PECHINO

Quest’ultima informazione però non stupisce perché, come dichiarato in una conferenza stampa dello scorso 13 novembre anche dalle autorità cinesi della Commissione nazionale per la salute, l’aumento dell’incidenza delle malattie respiratorie nel Paese è stato attribuito all’abolizione delle restrizioni anti-Covid (particolarmente stringenti in Cina e rimosse dalla sera alla mattina nonostante la poco efficace campagna vaccinale), a cui si aggiunge la circolazione di agenti patogeni noti come l’influenza, il mycoplasma pneumoniae (una comune infezione batterica che colpisce tipicamente i bambini più piccoli), il virus respiratorio sinciziale (RSV) e il SARS-CoV-2.

Anche ProMed conferma che da quando la Cina ha dismesso la politica “zero Covid” all’inizio del 2023 di tanto in tanto sono scoppiate epidemie come influenza, micoplasma e broncopolmonite.

IPOTESI MYCOPLASMA PNEUMONIAE O POLMONITE AMBULANTE

I media locali, secondo quanto scrive il Time, riportano di un aumento costante delle infezioni da un agente patogeno chiamato micoplasma tra i bambini delle scuole materne ed elementari. Se nei bambini più grandi e negli adulti con un sistema immunitario robusto il batterio tende a causare solo lievi raffreddori, nei più piccoli è possibile che evolva in polmonite, con sintomi che durano per settimane.

L’ospedale Chaoyang di Pechino, il più importante centro medico cinese per le malattie respiratorie, ha visto salire al 40% il tasso di positività al micoplasma tra i bambini, rispetto ad appena il 6% tra gli adulti – ha dichiarato il dottor Tong Zhaohui, avvertendo che questo agente tende a causare grandi epidemie ogni 3-7 anni.

RESISTENZA ALL’AZITROMICINA E SIMILI

Ma se l’ipotesi fosse confermata, la Cina avrebbe comunque di che preoccuparsi perché, spiega il Time, “il più comune antibiotico utilizzato per trattare le infezioni da micoplasma presenta una maggiore resistenza ai farmaci in Cina rispetto al resto del mondo”.

“Fino al 60%-70% dei casi negli adulti e fino all’80% dei casi nei bambini non rispondono al farmaco, l’azitromicina, e ad altri della stessa classe di antibiotici”, ha detto a Beijing News Yin Yudong, medico di malattie infettive a Chaoyang.

I DUBBI DI UN ESPERTO…

Che si tratti di micoplasma è un’ipotesi “vaga” per l’epidemiologo statunitense Eric Feigl-Ding, il quale su X sottolinea gli aspetti che gli convincono meno di questa storia: la localizzazione dell’epidemia, solo a Pechino e Liaoning, che distano 800 km l’una dall’altra; la mancanza di informazioni circa l’inizio della diffusione e la velocità con cui ha fatto salire i casi.

“Non conosciamo l’agente infettivo. E non si tratta di una tipica ‘polmonite ambulante’, poiché questo nuovo focolaio non è lieve”, commenta aggiungendo la foto di una sala d’ospedale piena di bambini con mascherine e flebo intenti a fare i compiti.

Feigl-Ding riporta anche l’antibiotico resistenza riscontrata dai medici e posta il video di un reparto respiratorio dell’ospedale pediatrico del Vietnam, dove non ci sono più letti disponibili. “È lieve?”, chiede retoricamente l’epidemiologo. Inoltre, segnala un aumento di influenza A e di discussioni su influenza e altri virus su Weibo e WeChat.

E SE L’AVIARIA AVESSE FATTO UN SALTO DI SPECIE?

L’ipotesi che Feigl-Ding spera di scongiurare è proprio che non si tratti di un’influenza aviaria trasmessa agli esseri umani. A sollevare il suo dubbio è un grafico, realizzato da Epiwatch con l’aiuto dell’intelligenza artificiale analizzando i segnali in tutto il mondo, in cui si vede un improvviso picco di segnalazioni di H9N2 in Cina alle ultime due settimane.

Infine, citando la fondatrice di Epiwatch ricorda: “Una ricerca su Google in inglese vi darà solo una frazione di ciò che c’è là fuori. Le nostre prime ricerche sulle lingue asiatiche hanno dimostrato che la maggior parte dei rapporti non viene visualizzata se non si effettuano ricerche su termini specifici di malattie e sindromi nelle lingue originali. Oltre il 70% delle nostre informazioni NON è in inglese”.

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