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Come la Germania si muoverà sui vaccini anti Covid

Terza Dose

Che cosa si dice e che cosa si fa in Germania in vista della distribuzione dei vaccini anti Covid. L’approfondimento di Mennitti da Berlino

 

La buona notizia sull’avvicinarsi del vaccino per sconfiggere la pandemia del Covid-19 rende più urgente la definizione di un piano per la sua distribuzione, problema questa volta ancor più delicato, giacché per molti mesi i quantitativi del vaccino saranno contingentati. Non ci saranno dosi per tutti e gli Stati devono affrontare due ordini di problemi: la gestione logistica e la somministrazione alla popolazione.

Ma prima di pensare a distribuire il vaccino, bisogna averlo. E il ministro della Sanità tedesco Jens Spahn, tornato in campo dopo aver superato anche lui l’infezione del virus, è stato piuttosto brusco con l’Unione Europea. Intervenendo nell’edizione serale del tg della rete pubblica Zdf, Spahn ha criticato le lentezze di Bruxelles. Finora esiste solo un pre-contratto con Pfizer (l’azienda farmaceutica statunitense che con la tedesca Bionthec ha annunciato ieri i positivi sviluppi dei test nella fase 3) ma nessuna firma, ha detto Spahn, e anche se ci sono da risolvere questioni giuridiche, bisogna essere veloci. “Vorrei sopra ogni cosa che nei prossimi giorni l’Unione Europea giunga a un accordo”, ha proseguito, “come ministro tedesco troverei difficile spiegare perché in altre aree del mondo si venga vaccinati più velocemente con un vaccino prodotto in Germania”.

Il vaccino che si avvia sulla rampa di lancio arriva infatti da una collaborazione tra l’azienda farmaceutica americana Pfizer e l’azienda tedesca Bionthec, il gioiello creato a Magonza da Ugur Sahin e Özlem Türeci, una coppia di scienziati figli di immigrati turchi giunti in Germania con l’ondata migratoria degli anni Sessanta. Nonostante altri vaccini promettano di ottenere in tempi brevi le autorizzazioni necessarie, sarebbe un paradosso che la favola della Bionthec non trovasse la narrazione in Germania e in Europa.

La Commissione europea sta negoziando da tempo un accordo quadro con Biontech/Pfizer per la distribuzione del vaccino nell’Unione Europea, scrive la Süddeutsche Zeitung, e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato ieri via Twitter che presto sarà stipulato un contratto per 300 milioni di dosi.

La Bild, dal canto suo, è sicura: il contratto è già stato definito nella sua interezza ed è pronto e domani sarà firmato, scrive in un articolo esclusivo sul sito online, basandosi su fonti della Commissione stessa. La spinta ultima del ministro tedesco sarebbe stata dunque o decisiva o superflua.

L’Ue è anche in trattativa con le altre aziende che stanno sviluppando vaccini ormai in dirittura d’arrivo: Johnson&Johnson, AstraZeneca e Sanofi-GSK. Ma Spahn è stato chiaro: “Insisto con molta, molta forza affinché si arrivi finalmente a un risultato”.

Con tutte le cautele possibili legate alle ultime fasi della sperimentazione, diventa tuttavia concreta la possibilità che a breve si possa disporre delle prime dosi. Dunque, via ai piani di distribuzione. In Germania vi lavorano governo e Länder, affiancati da un consiglio di esperti costituito da scienziati di varie discipline, dagli esperti del Koch Institut a quelli dell’Accademia Leopoldina e del Consiglio etico.

Stabilire le priorità è la parola d’ordine. Se per raggiungere la sua efficacia il vaccino dovrà essere somministrato al 70% della popolazione, sarà tuttavia necessario avviare la distribuzione delle prime partite di dosi alle fasce di popolazione più a rischio di contrarre l’infezione e di svilupparla in maniera grave: questo alleggerirà il peso sugli ospedali, che sarebbero così in grado di gestire i malati meno gravi e le altre patologie serie, che non scompaiono durante una pandemia. Ma anche questa fascia è troppo grande per il numero ridotto di vaccini che sarà disponibile nei primi mesi: in una società anziana come quella tedesca, il 30-40% della popolazione risulta colpita da malattie pregresse. È necessario dunque che i criteri di priorizzazione siano trasparenti e accettati da larga parte della popolazione secondo il principio di solidarietà, hanno suggerito gli esperti.

Sono stati individuati come prioritari tre gruppi. Gli anziani, specialmente quelli che vivono nelle Rsa, e chi ha avuto malattie pregresse che rendono la persona particolarmente vulnerabile. Gli operatori sanitari, dai medici agli infermieri, fino a coloro che prestano assistenza a malati e anziani anche a domicilio. I lavoratori dei servizi essenziali a rischio di contatti come insegnanti ed educatori, poliziotti e vigili del fuoco, operatori degli uffici sanitari.

La proposta degli scienziati, presentata pubblicamente ieri, è però già da tempo al vaglio del governo, che in larga parte la condivide. Comune è anche l’idea di affidare la somministrazione delle dosi a centri per la vaccinazione che verranno organizzati dalle regioni, in modo da rendere il più trasparente possibile i criteri di somministrazione, evitando l’inevitabile discrezionalità dei i medici di famiglia e degli ambulatori.

Secondo informazioni di stampa, verranno istituiti 60 centri di vaccinazione in tutta la Germania, la cui realizzazione è affidata appunto ai Länder, mentre per la logistica – trasporto, stoccaggio, consegna – sarà impegnato l’esercito. La particolarità della conservazione delle dosi in refrigeratori capaci di mantenere la temperatura a -80 gradi richiede infatti una particolare attrezzatura che la Bundeswehr è in grado di fornire. Le dosi dovrebbero essere “parcheggiate” in diverse caserme e da lì essere poi distribuite ai centri di vaccinazione.

Un data base centralizzato raccoglierà le informazioni essenziali sui vaccinati: età, sesso e residenza. Una misura necessaria per poter eventualmente rintracciare e studiare casi di effetti collaterali e per monitorare la quota di chi è già stati immunizzato. La vaccinazione non sarà obbligatoria ma volontaria, ed è per questo che una trasparente gestione dell’operazione e una corretta e aperta comunicazione viene ritenuta fondamentale per il raggiungimento della quota che garantisce l’immunità della popolazione. Il dibattito deve essere aperto e pubblico, suggeriscono gli esperti, e si pensa anche di trasferirlo in parlamento.

Di sicuro mascherine e misure restrittive accompagneranno i tedeschi ancora per molti mesi. Dopo le comunicazioni di ieri di Pfizer e Biontech e la probabile accelerazione dei tempi, esperti e ministri sono tuttavia fiduciosi che verso l’estate del prossimo anno potremo esserci gettati alle spalle la pandemia. A patto che il piano per la vaccinazione proceda senza intoppi.

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