Sanità

Che cosa succede al vaccino Astrazeneca-Irbm?

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vaccino astrazeneca covid

Al momento ci sono informazioni “insufficienti anche a dare un via libera condizionato alla commercializzazione”, ha detto il vicedirettore esecutivo dell’Ema, Npel Wathion, sul vaccino Astrazeneca-Oxford-Irbm

 

Nella guerra al Covid-19 una sola arma non è sufficiente. Servono più farmaci. Il 6 gennaio dovrebbe arrivare l’approvazione al vaccino di Moderna che, come quello di Pfizer già approvato e distribuito, si basa sulla piattaforma mRna, ma bisognerà attendere almeno febbraio perché l’Ema autorizzi il vaccino di Astrazeneca (di cui l’Italia ha opzionato 40 milioni di dosi).

Al momento ci sono informazioni “insufficienti anche a dare un via libera condizionato alla commercializzazione”, ha detto il vicedirettore esecutivo dell’Ema, Npel Wathion.

Tutti i dettagli.

ASTRAZENECA: APPROVAZIONE A GENNAIO?

Partiamo dai piani dell’Ema. L’approvazione dell’Agenzia europea del farmaco al vaccino anti Covid-19 messo a punto dall’Università di Oxford in collaborazione con l’italiana Irbm e prodotto da Astrazeneca potrebbe non arrivare entro la fine di gennaio. A dirlo è il vicedirettore esecutivo dell’Agenzia in una intervista al giornale belga Het Nieuwsblad.

“Non è stata ancora presentata la domanda”, ha aggiunto il vicedirettore, sostenendo che sul vaccino si hanno ancora informazioni “insufficienti anche a dare un via libera condizionato alla commercializzazione”.

SI ATTENDONO ULTERIORI DATI

“Servono ulteriori dati e informazioni sulla qualità del vaccino e, dopo di ciò, l’azienda deve presentare richiesta formale di approvazione”, ha detto Wathion, affermando che è “improbabile” un via libera il prossimo mese.

SPERANZA SPERA IN APPROVAZIONE QUANTO PRIMA

La notizia non farà piacere a Roberto Speranza, il ministro della Salute sperava in una approvazione veloce del vaccino di Astrazeneca per poter vaccinare più cittadini possibili entro marzo.

“Secondo il piano contrattuale, nel primo trimestre noi dovremmo ricevere 8,7 milioni di dosi prodotte da Pfizer e 1,3 milioni prodotte da Moderna. Totale, 10 milioni di dosi, corrispondenti a 5 milioni di persone vaccinate, visto che con un richiamo servono due dosi a persona. Se arriva subito al traguardo anche AstraZeneca, entro il primo trimestre si aggiungeranno altri 16 milioni di dosi, che corrispondono ad altre 8 milioni di persone vaccinate. Risultato finale: noi già dal primo aprile potremmo avere 13 milioni di vaccinati, e così avremmo già raggiunto la Fase Uno, cioè quella che ci consente di avere il primo impatto epidemiologico”, ha detto Speranza in una intervista a La Stampa.

ITALIA: OPZIONATO 40 MILIONI DI DOSI

Il vaccino di Astrazeneca, d’altronde, è il cavallo di battaglia su cui fin dalle prime fasi di sperimentazione ha puntato il governo italiano, opzionando 40 milioni di dosi.

EFFICACIA AL 95% PER VACCINO ASTRAZENECA

E se è vero che il dossier completo non è ancora approdato sui tavoli dell’Ema, è anche vero che Astrazeneca sembra aver raggiunto un piccolo traguardo: quello che vede l’efficacia salire al 95%.

L’ANNUNCIO DI SORIOT, AD DI ASTRAZENECA

Almeno secondo gli annunci di Pascal Soriot, ceo di Astrazeneca: “In seguito agli ultimi test supplementari, possiamo dire che anche il nostro vaccino sviluppa un’immunità nel 95% dei casi, pari a quella di Pfizer”, ha detto Soriot al Sunday Times.

UN PERCORSO TRAVAGLIATO

Parole tutte da verificare con i dati. Il percorso del vaccino di Astrazeneca, non possiamo nasconderlo, è stato abbastanza travagliato. Dopo uno stop per una sospetta reazione avversa, il vaccino ha registrato un’efficacia stimata al 75% come valore medio e al 90% circa se somministrato prima con una mezza dose e poi una intera dopo tre settimane.

ALLO STUDIO SPERIMENTAZIONE CON SPUTNIK

Per provare ad aumentare la percentuale, Astrazeneca ha anche avviato una sperimentazione combinata con il vaccino russo Sputnik V (sono entrambe creati sulla base di vettori adenovirali). E la scelta, almeno nella teoria, è da promuovere: “le cellule di memoria come risultato dell’utilizzo di un tale vaccino ibrido a due componenti saranno molto meglio formate, e il vaccino, ovviamente, proteggerà i vaccinati non per tre o quattro mesi, ma almeno per due anni”, ha detto Alexander Ginzburg, direttore del Centro Gamaleya, in onda sul canale televisivo Rossiya 24.

Si attendono, ora, i risultati pratici.

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