Economia, Reti per la crescita

Open Fiber, perché Enel non vuole la rete unica con Tim

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Open Fiber

Mentre le parole di Amos Genish, nei giorni scorsi, hanno fatto pensare ad un’apertura di Tim per una fusione della rete con Open Fiber, l’ad di Enel Francesco Starace blocca ogni speranza di chi vuole una rete unica


La strada per lo scorporo della rete Telecom Italia è ancora tanto lunga (c’è chi prevede anche un paio d’anni) e, almeno per ora, non incrocia (nemmeno a lungo a termine) i progetti della rivale Open Fiber, la joint Cdp-Enel che ha rilevato Metroweb.

Francesco Starace, ad di Enel, nei giorni scorsi ha smentito le indiscrezioni che parlavano di una possibile fusione tra le due reti, dopo le dichiarazioni fatte da Amos Genish, ad di Tim, in un incontro con la stampa. Nulla di nuovo, su questo fronte, anche l’ad di Open Fiber Elisabetta Ripa si è sempre detta contraria a una ipotesi come questa. Ma andiamo per gradi.

LE SMENTITE DI STARACE

La strada di Tim, il cui consiglio è guidato dal fondo Elliot (ma primo azionista è Vivendi) non è destinata a intrecciarsi a breve con quella di Open Fiber. Lo ha ribadito, in queste ore, l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, rispondendo alle indiscrezioni che nei giorni scorsi parlavano di una possibile fusione tra le due reti.

“L’amministratore delegato di Tim,Genish non ha mai detto qualcosa tipo fusione. Ha, invece, parlato di collaborazione, che è una cosa diversa. L’idea di fondere due società creando un mostro,non ci appartiene e non succederà”, ha affermato Starace, sottolineando che “tanti gradi di collaborazione” mentre la fusione “non interessa a nessuno”.

TIM VUOLE FUSIONE?

I piani di Tim e le parole dell’ad della società, però, farebbero pensare che la telco vorrebbe progettare qualcosa di più che una collaborazione. Telecom Italia, infatti, ha giocato d’anticipo e senza attendere la formazione del nuovo governo ha proposto nei mesi scorsi lo scorporo volontario della rete (che tanto ha reso felice il ministro dello Sviluppo economico del governo uscente, Carlo Calenda).

Anche se nei progetti di Tim, NetCo, questo il nuovo della nuova realtà della rete, dovrebbe essere pronta nel primo trimestre del prossimo anno, il cammino verso una divisione definitiva è certamente lungo e il tema è anzitutto tecnico e aziendale (la società è chiamata a valutare costi/benefici del progetto). Qualcuno sostiene che nulla cambierà prima di un anno e mezzo due.

Ma Tim sembra già essere proiettata al futuro, almeno secondo le parole di Genish: “La palla è nel cortile di Open Fiber, noi siamo disposti a sederci e a parlarne con loro” ha ribadito Genish. “Noi riteniamo che un unico player sia meglio di due e siamo estremamente aperti per una collaborazione o una partecipazione con altri, speriamo che anche Open Fiber sia altrettanto aperta al dialogo con noi come noi lo siamo con loro”.

OPEN FIBER: ANCHE RIPA CONTRO UNIONE DELLE RETI

Ma l’idea della fusione, almeno al momento, non appassiona nemmeno Elisabetta Ripa: “Questa faccenda della società unica della rete non ci appassiona. Noi abbiamo un mandato e lo stiamo portando aventi con determinazione”, aveva affermato nei mesi scorsi la Ripa ad Affari e Finanza, il supplemento del lunedì di Repubblica. “Anche perché al Paese l’infrastruttura in fibra e la banda ultra larga servono già oggi e serviranno ancora di più domani e OpenFiber è l’unica società che sta davvero posando”.

I NODI DA SCIOGLIERE

Al momento, fusione o meno, restano comunque una serie di ostacoli da superare, come il nuovo vertice di Cassa depositi e prestiti (Cdp) che il governo sta decidendo.
Cdp controlla Open Fiber (al 50%) e nei mesi scorsi ha anche acquisito il 5% di Tim. Che proprio questa doppia presenza posa essere un ponte di pace ed una garanzia per una possibile fusione? Ai posteri l’ardua sentenza.

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