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Vi racconto le ultime notizie dal favoloso mondo dei giornali tra leccate e tartufismi

Che cosa si legge e che cosa non si legge sui grandi giornali. Il corsivo di Falconi

 

Che a compiere la strage in una scuola canadese sia stata una transessuale lo rileva un po’ maliziosamente la sola Verità, a dire il vero in un’indifferenza abbastanza generalizzata per un fatto così grave. A un osservatore distratto e incompetente, potrebbe apparire schizofrenico il confronto tra i titoli su “Produzione industriale in calo” e “Produzione industriale in ripresa” che in realtà si motivano, rispettivamente, con un anno negativo e con la significativa crescita degli ultimi due trimestri.

Il tutto rientra ovviamente nella sacra e intangibile soggettività dei giudizi. Due interviste di Francesco Palmaroli, in arte Osho, chiariscono bene quella delle valutazioni sui comici di sinistra e di destra: indulgenti verso i primi, severe con i secondi. Osho, peraltro, nel suo lavoro è innegabilmente bravo e così smentisce la tesi, faziosa più che soggettiva, della connaturata incapacità degli artisti di destra, cioè che i conservatori non possano per definizione fare gli intellettuali. La tesi Petrecca, potremmo definirla, in riferimento a quello che Repubblica, con sprezzo del ridicolo, chiama un “caso internazionale”, manco stessimo parlando di Epstein.

Il tema della soggettività nei giudizi è portante, in questa fase di acuzie della perenne fibrillazione politico-mediatica. La quasi unanime adulazione per Sergio Mattarella rappresenta un caso eclatante, per esempio. Il Quirinale già gode dell’intangibilità, per diritto costituzionale e prassi giornalistica; il suo attuale inquilino si avvantaggia poi di un surplus incomprensibile, considerando che parliamo di un personaggio inespressivo come pochi sul piano umano, mentre su quello professionale vanta non pochi meriti: nella mediazione svolta in questi tre anni ha mantenuto l’equilibrio che avremmo gradito in alcuni suoi predecessori.

L’interpretazione di Mattarella nello spot di apertura dei giochi olimpici, idea senz’altro simpatica, è stata sommersa di aggettivi e superlativi, due forme verbali che i giornalisti si dovrebbero auto-vietare per legge, di grado positivissimo. Il “meraviglioso” era il più sobrio. Intendiamoci, lo sforzo per scuotersi dall’innata atarassia va apprezzato, per esempio nell’incontro con Sofia Goggia il Presidente è riuscito a fingere un minimo interesse, le leccate dei commentatori infastidiscono perché viziate da un palese conformismo interessato.

L’adulazione, comunque, è un vizio senza colore politico. Citiamo da due interviste esemplificative. Quella di Tuttolibri che incensa i meriti politici di Zerocalcare: “Hai creato un tipo di narrazione autobiografica che ribadisce la tua onestà intellettuale […] Da questa chiacchierata emerge un forte senso di responsabilità e una grande serietà”. E il Foglio di oggi, che introduce Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, come “uno degli uomini dotati di maggiore capacità nel ragionamento politico”.

Il contrario capita a Donald Trump, del quale qualsiasi azione e parola sono ritorte come accuse. Per esempio, non si comprende perché la richiesta di ripristinare la democrazia in Ucraina, che Zelensky rigetta e rimanda sine die, vada considerata un “ricatto”.

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