La lunga resistenza di Commerzbank all’assalto di Unicredit sembra avviarsi verso il suo epilogo. Da Francoforte arriva infatti il primo segnale esplicito di un cambio di rotta: come riporta l’Handelsblatt, il presidente del consiglio di sorveglianza Jens Weidmann invita la banca italiana ad aprire un confronto diretto con il vertice dell’istituto tedesco, riconoscendo che gli equilibri tra gli azionisti rendono ormai difficile proseguire la battaglia per preservarne l’indipendenza.
È una presa d’atto che modifica il tono dello scontro e apre una fase diversa, nella quale il negoziato potrebbe sostituire la contrapposizione che ha segnato gli ultimi mesi.
SVOLTA NELLA PARTITA COMMERZBANK
L’appello di Weidmann è rivolto direttamente al management di Milano. “Il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza della Commerzbank hanno più volte ribadito di essere disponibili a discutere”, ha dichiarato al quotidiano economico, indicando la strada che, a suo giudizio, dovrebbe seguire qualsiasi operazione di acquisizione.
Un evidente cambio di tono. Il passaggio più significativo riguarda però la valutazione degli assetti proprietari. “Anche se avremmo preferito uno scenario diverso, i rapporti di maggioranza alla prossima assemblea generale sono chiari”, ha osservato Weidmann, aggiungendo che è arrivato il momento di individuare, attraverso “colloqui costruttivi”, una soluzione che tenga conto degli interessi di dipendenti, azionisti e clienti.
Nell’ambiente finanziario tedesco le sue parole vengono interpretate come il riconoscimento che la strategia di difesa dell’autonomia della banca è ormai giunta al capolinea. Per mesi il management della Commerzbank, sostenuto dal governo federale e dal comitato aziendale, aveva cercato di frenare l’avanzata di Unicredit, mentre l’istituto italiano continuava a rafforzare la propria posizione nel capitale.
IL MESSAGGIO A ORCEL E A BERLINO
L’intervento di Weidmann arriva a ventiquattr’ore di distanza dalle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, che aveva invitato il governo federale e i rappresentanti dei lavoratori ad avviare un “dialogo costruttivo” sul futuro della banca tedesca. In quell’occasione, tuttavia, Orcel non aveva fatto riferimento né al consiglio di amministrazione né al consiglio di sorveglianza della Commerzbank, nota l’Handelsblatt.
È proprio questo l’aspetto sul quale insiste ora Weidmann, ricordando che, nelle operazioni di fusione e acquisizione, l’interlocutore naturale resta il vertice della società interessata. Il presidente del consiglio di sorveglianza ha invitato tutte le parti a “comportarsi da adulti”, sottolineando che “non ci saranno scorciatoie passando per Berlino”.
Un messaggio che delimita anche il ruolo della politica dopo settimane in cui il governo tedesco è stato accusato da una parte del mondo economico di aver cercato di ostacolare un’operazione considerata ormai difficilmente evitabile.
LEADERSHIP A CONFRONTO
A suggellare simbolicamente questa fase è stato lo stesso Handelsblatt, che dopo aver criticato a più riprese la strategia del governo nei confronti dell’offerta di Unicredit ha proposto un curioso parallelo tra il cancelliere Friedrich Merz e Andrea Orcel. In un commento nella newsletter quotidiana intitolato “Cosa Merz può imparare da Orcel”, il quotidiano prende spunto dal mini rimpasto di governo in corso a Berlino per contrapporre due modelli di leadership. Da una parte Merz, descritto come un tattico impegnato soprattutto nella gestione degli equilibri politici. Dall’altra Orcel, rappresentato come uno stratega concentrato su un obiettivo preciso, la costruzione della più grande banca europea.
Una lettura giornalistica che va oltre la vicenda Commerzbank e che trasforma il confronto tra il cancelliere e il banchiere italiano in una riflessione sul diverso modo di esercitare il potere, concludendo che, mentre il risultato finale dell’azione di Merz resta ancora da verificare, Orcel continua a muoversi seguendo una strategia chiara e coerente: “Alla fine il banchiere non ha più amici, ma in compenso possiede una banca molto grande”, conclude l’Handelsblatt.






