I conti sono da record. Ma il mercato, almeno per ora, non si entusiasma. Unicredit chiude il miglior semestre della sua storia, alza ancora le stime per il 2026 e rilancia le ambizioni del piano Unlimited fino al 2030. Numeri superiori alle attese degli analisti e che confermano una redditività ai vertici del settore. Eppure la Borsa non applaude: il titolo cede il 4,11% a Piazza Affari, tra prese di profitto e l’attenzione degli investitori già rivolta ai prossimi passaggi del risiko bancario, a partire da Commerzbank.
UTILI RECORD E RICAVI IN CRESCITA
I numeri presentati dal gruppo guidato da Andrea Orcel certificano un semestre senza precedenti. L’utile netto del primo semestre raggiunge 6,3 miliardi di euro, in aumento del 3% su base annua o del 24% su base rettificata, mentre il secondo trimestre si chiude con un utile di 2,9 miliardi che sale a 3,1 miliardi escludendo l’effetto della posta straordinaria legata ai costi di copertura e finanziamento sostenuti per l’aumento della partecipazione in Commerzbank. Un risultato superiore alle attese del mercato: il consenso degli analisti si fermava a 2,83 miliardi per il trimestre.
La qualità dei risultati emerge anche dalla crescita dei ricavi. Nel secondo trimestre il fatturato raggiunge 6,5 miliardi di euro, in aumento del 7%, che diventa l’11% al netto della componente straordinaria, mentre nel semestre i ricavi salgono a 13,4 miliardi, oppure a 13,7 miliardi considerando le rettifiche utilizzate dal gruppo per rappresentare la performance sottostante. I ricavi core si attestano a 12,2 miliardi, sostenuti soprattutto dalla crescita a doppia cifra delle commissioni e del risultato netto della gestione assicurativa, aumentati dell’11% nel semestre. Il margine di interesse, nonostante il contesto di tassi meno favorevole, mostra un’accelerazione nel secondo trimestre grazie alla crescita di qualità di prestiti e depositi, entrambi aumentati dell’8%.
COSTI SOTTO CONTROLLO E PATRIMONIO RAFFORZATO
Sul fronte dell’efficienza, Unicredit continua a migliorare uno degli indicatori più osservati dal mercato. I costi scendono dell’1% nel semestre, nonostante gli investimenti nella rete commerciale, nella tecnologia e nell’intelligenza artificiale. Il rapporto costi-ricavi si riduce al 34%, tra i migliori del settore, mentre il margine operativo lordo sale del 12%, il margine operativo netto del 10% e il RoTE raggiunge il 23,7%, livelli che confermano la capacità della banca di trasformare la crescita dei ricavi in maggiore redditività. Anche il costo del rischio resta contenuto a 17 punti base, in linea con gli obiettivi. La banca mantiene inoltre 1,69 miliardi di euro di accantonamenti aggiuntivi, una riserva costruita per assorbire eventuali shock macroeconomici.
La solidità patrimoniale rimane uno dei punti di forza del gruppo. Il CET1 ratio si attesta al 14,3%, che diventa 14,5% escludendo l’impatto temporaneo dell’aumento della partecipazione in Commerzbank e arriverebbe al 15% con l’applicazione del cosiddetto Danish Compromise, il regime prudenziale che consente un trattamento più favorevole di alcune partecipazioni assicurative sul capitale regolamentare. Su questo fronte Orcel si è detto fiducioso, indicando settembre come possibile momento per il via libera della Bce. Anche senza considerare il consolidamento della banca tedesca, Unicredit conferma di attendersi un CET1 intorno al 15% a fine anno.
GUIDANCE AL RIALZO E PIANO UNLIMITED
I risultati consentono inoltre alla banca di migliorare ancora la guidance. L’obiettivo di utile netto per il 2026 viene portato da almeno 11 miliardi a “ben superiore” agli 11 miliardi, pari a circa 11,5 miliardi al netto dei costi di integrazione. Contestualmente salgono anche le ambizioni del piano: utile oltre i 13 miliardi nel 2028 e oltre i 15 miliardi nel 2030, entrambi prima dell’eventuale consolidamento integrale di Commerzbank. La banca prevede inoltre un acconto sul dividendo in contanti di circa 2,8 miliardi di euro, pari a circa metà della cedola cash attesa sull’utile 2026.
La presentazione agli investitori racconta un piano che punta ad accelerare ulteriormente. Unlimited prevede una crescita a doppia cifra degli utili per azione e dei dividendi fino al 2030, distribuzioni complessive per circa 50 miliardi nel periodo 2026-2030, ulteriori investimenti in intelligenza artificiale, cloud, digitalizzazione e tokenizzazione degli asset, con l’obiettivo di continuare a ridurre i costi mentre aumentano ricavi e quote di mercato. La banca rivendica inoltre ventidue trimestri consecutivi di crescita redditizia e il miglior primo semestre della propria storia.
COSA DICE ORCEL E COME REAGISCONO GLI ANALISTI
“UniCredit ha raggiunto ancora una volta una serie eccezionale di risultati, che ci ha condotti alla nostra miglior performance operativa di sempre e ad un primo semestre record”, ha commentato Orcel. L’amministratore delegato ha aggiunto che “Unlimited sta portando ad un cambio di passo: stiamo accelerando la crescita redditizia dei ricavi, con chiari riscontri di incrementi di quote di mercato di qualità e di un forte slancio commerciale, mentre continuiamo a reimpostare la frontiera dell’efficienza”.
Sul fronte degli analisti, Equita definisce i risultati “leggermente superiori alle nostre attese”, sottolineando ricavi “leggermente superiori e di qualità maggiore”, con un margine di interesse in linea con le previsioni ma in crescita del 2% rispetto al trimestre precedente.
COMMERZBANK E LE PROSSIME MOSSE SUL RISIKO
Riflettori puntati, inevitabilmente, anche sul dossier Commerzbank. Nella call con gli analisti Orcel ha ribadito di attendere le autorizzazioni e si è detto convinto che “forse per fine anno si potrà chiudere”, riferendosi al completamento dell’operazione. Il ceo ha però precisato che un’eventuale fusione operativa richiederà tempi più lunghi: “Siamo convinti che ci vorranno due o tre anni per mantenere le banche separate prima di intraprendere qualsiasi azione”. Nel frattempo, ha spiegato, sarà importante confrontarsi con il governo tedesco e con il comitato aziendale, perché “la differenza tra una fusione di successo e una fallita sta proprio nel modo in cui la si attua”.
Orcel ha inoltre lasciato chiaramente intendere che il dossier Commerzbank non esaurisce le ambizioni della banca sul fronte delle acquisizioni. Secondo il ceo, infatti, esistono “significative opportunità di crescita inorganica” in tutti i 13 Paesi in cui Unicredit è presente, alcune già presidiate attraverso partecipazioni finanziarie. Un’indicazione che lascia intendere come il gruppo continui a guardare con attenzione alle occasioni di consolidamento sui mercati in cui opera.




