I conti corrono, ma Piazza Affari resta fredda. I risultati record del primo semestre non bastano a infiammare il titolo di Poste Italiane, accolto con prudenza dal mercato nonostante ricavi, redditività e utile abbiano toccato nuovi massimi storici. Sul tavolo, del resto, non ci sono solo i numeri del trimestre, ma anche una profonda trasformazione del gruppo: dall’Opas su Tim al nuovo polo finanziario, passando per la riorganizzazione della rete degli uffici postali, l’intelligenza artificiale e il rinnovo dell’accordo con Cdp sul risparmio postale.
SEMESTRE DA RECORD, GUIDANCE CONFERMATA
I conti certificano un’altra tappa della crescita. Nel primo semestre i ricavi hanno raggiunto il livello record di 6,841 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto a un anno prima grazie al contributo di tutte le aree di business. Il risultato operativo adjusted è salito del 7% a 1,772 miliardi, mentre l’utile netto, al netto della partecipazione in Tim, è cresciuto del 4% a 1,211 miliardi, nuovo massimo storico per il gruppo. Anche il secondo trimestre si è chiuso con numeri in progresso: ricavi per 3,387 miliardi (+4%), Ebit adjusted di 868 milioni e utile netto di 594 milioni (+4%).
Di fronte a questa performance Poste ha confermato sia la guidance standalone sia la politica dei dividendi per il 2026.
“Per il quinto semestre consecutivo abbiamo raggiunto un risultato record”, ha rimarcato l’amministratore delegato Matteo Del Fante, sottolineando come la crescita dei ricavi abbia interessato tutte le attività del gruppo. Un andamento sostenuto dalla raccolta netta nei prodotti di investimento, pari a 2,7 miliardi, dal miglioramento delle dinamiche commerciali del risparmio postale e dalla stabilità dei depositi retail, fattori che hanno portato le attività finanziarie investite a 613 miliardi di euro.
CORRISPONDENZA, ASSICURAZIONI E POSTEPAY SPINGONO I CONTI
A trainare la crescita è stata ancora una volta la divisione corrispondenza, pacchi e distribuzione, spinta dall’espansione della logistica e dagli aumenti tariffari applicati ai servizi di corrispondenza. I ricavi da terzi sono saliti del 6,4% nel semestre, a 2,031 miliardi di euro, e del 7% nel secondo trimestre, a 1,028 miliardi. I servizi finanziari hanno generato ricavi per 2,967 miliardi nel semestre (+4,4%), pur registrando una lieve flessione nel trimestre (-1,6%) a 1,409 miliardi. Continua invece la corsa dei servizi assicurativi, saliti a 983 milioni nel semestre (+8,6%) e a 514 milioni nel trimestre (+10,9%), mentre Postepay ha confermato il proprio ruolo di motore della crescita con ricavi pari a 860 milioni nel semestre (+7,3%) e 435 milioni nel trimestre (+7,7%).
Sul fronte dei costi, il gruppo è riuscito a contenere la crescita al 4,1% nel semestre, a 5,5 miliardi, nonostante gli aumenti salariali previsti dal contratto di lavoro e l’espansione delle attività. È proprio questo equilibrio tra sviluppo dei ricavi e disciplina sui costi ad aver consentito il miglioramento della redditività. La solidità patrimoniale resta elevata, con un Total Capital Ratio di BancoPosta al 22,5%, Cet1 ratio al 19,3%, leverage ratio al 3,2% e Solvency II del gruppo assicurativo Poste Vita al 303%.
IL NUOVO POLO FINANZIARIO E LA RIORGANIZZAZIONE DEL GRUPPO
L’altra grande novità riguarda però la strategia. I risultati sono stati anche l’occasione per aggiornare il mercato sulla prossima fase di sviluppo della “platform company”. Il fulcro del piano è il nuovo Polo finanziario, nel quale confluiranno il business dei pagamenti e quello dei servizi finanziari e assicurativi. Per Poste, il nuovo assetto dovrebbe semplificare la struttura societaria e favorire una maggiore integrazione tra le diverse attività. Il progetto partirà con la riorganizzazione prevista entro la fine del 2026 e porterà dal 2027 a un nuovo assetto operativo, nel quale le attuali quattro divisioni saranno sostituite da tre business unit: logistica e distribuzione, servizi finanziari e assicurativi e, una volta completata l’operazione Tim, connettività e tecnologia. In questo contesto è stata approvata anche la scissione parziale di PostePay, destinata a confluire nel nuovo polo finanziario.
DAGLI UFFICI POSTALI ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Tra le novità c’è anche la riorganizzazione della rete degli uffici postali. Poste creerà una rete di circa 1.100 uffici-hub chiamati a coordinare quelli più piccoli, redistribuendo il personale commerciale in funzione delle diverse esigenze della clientela. Un cambiamento che è stato accompagnato dall’accordo firmato con i sindacati il 23 luglio. Parallelamente il gruppo punta ad accelerare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sia nei rapporti con la clientela sia nei processi interni, attraverso una piattaforma omnicanale sempre più integrata. Secondo gli analisti di Jefferies, i vertici di Poste stimano benefici concreti: circa 150 milioni di euro di risparmi annui sull’IT e altri 50 milioni nelle operazioni con la clientela nell’arco dei prossimi quattro anni. A questi si aggiungono la possibilità di vendere più prodotti agli stessi clienti e le sinergie che potrebbero arrivare dall’integrazione con Tim.
L’ACCORDO CON CDP SUL RISPARMIO POSTALE
Nel caso di Poste e Cdp, significa che le due società hanno già trovato un’intesa preliminare sul rinnovo dell’accordo per la distribuzione del risparmio postale nel periodo 2027-2030. Ora dovranno tradurla nei contratti definitivi. Il gruppo ribadisce la centralità del risparmio postale e l’intenzione di adeguare l’offerta all’evoluzione delle esigenze della clientela. “Stiamo creando un unico Polo finanziario per semplificare la struttura del gruppo”, ha spiegato Del Fante, definendo l’operazione uno dei cardini della nuova strategia.
TIM E IL RITORNO DELLO STATO NELLE TLC
Sul dossier Tim, intanto, si entra nella fase decisiva. Dopo il via libera della Consob arrivato il 16 luglio all’Opas promossa da Poste, il 18 luglio il consiglio di amministrazione di Tim ha giudicato congruo sotto il profilo finanziario il corrispettivo offerto, esprimendo anche una valutazione positiva sul razionale strategico e sulle prospettive industriali dell’operazione. Il periodo di adesione è partito il 20 luglio e terminerà l’11 settembre, con una possibile riapertura tra il 21 e il 25 settembre. Se l’operazione andrà in porto, il piano industriale della nuova realtà integrata sarà presentato nel primo trimestre del 2027.
L’operazione, però, racconta anche un’altra storia: quella del ritorno, sia pure indiretto, dello Stato nelle telecomunicazioni italiane. Nel 1997 il Tesoro uscì da Telecom Italia con le privatizzazioni; due anni dopo l’Opa di Olivetti aprì una lunga stagione di cambi di controllo e di debiti che avrebbe segnato il gruppo. Oggi, attraverso Poste Italiane, controllata dal Mef e partecipata da Cdp, il settore pubblico è pronto a rientrare nella principale società italiana delle telecomunicazioni, con un ruolo diverso rispetto al passato.
È anche in questa prospettiva che Del Fante definisce Tim “il complemento ideale” per rafforzare la piattaforma di Poste. L’obiettivo è integrare servizi finanziari, pagamenti, logistica, connettività e tecnologia, facendo della società telefonica un acceleratore della strategia delineata con il nuovo Piano finanziario, la riorganizzazione della rete commerciale e l’estensione dell’intelligenza artificiale a tutte le principali attività del gruppo.






