Elon Musk rimescola le carte del suo impero industriale con una mossa da record.
SpaceX ha acquisito xAI, la startup di intelligenza artificiale fondata dallo stesso Musk, dando vita a una società da circa 1.250 miliardi di dollari, destinata a diventare la più grande compagnia non quotata del mondo. Un’operazione senza precedenti per dimensioni, ambizioni e implicazioni industriali, che consolida ulteriormente quello che investitori e analisti già definiscono la “Muskonomy”, un ecosistema sempre più integrato di aziende orbitanti attorno alla visione del fondatore di Tesla e SpaceX e che pone qualche interrogativo su governance, sostenibilità finanziaria e rapporti con gli enti regolatori.
VALORI, CONCAMBIO E UN NUOVO PRIMATO STORICO
Secondo quanto riportato da Reuters e confermato da fonti vicine al dossier, la transazione valuta SpaceX circa 1.000 miliardi di dollari e xAI 250 miliardi, con un rapporto di concambio che assegna agli azionisti di xAI 0,1433 azioni SpaceX per ogni azione detenuta. In alternativa, alcuni manager della società di intelligenza artificiale potranno optare per un pagamento in contanti a 75,46 dollari per azione. L’operazione stabilisce un nuovo primato nella storia delle fusioni e acquisizioni, superando il record del takeover Vodafone-Mannesmann del 2000, rimasto imbattuto per oltre venticinque anni.
L’INTEGRAZIONE VERTICALE COME STRATEGIA
La fusione rappresenta un passaggio chiave nella strategia di Musk e va ben oltre una semplice operazione finanziaria. È il tentativo esplicito di integrare verticalmente attività che, almeno in apparenza, appartengono a settori diversi: l’industria dei lanci spaziali, le telecomunicazioni satellitari, l’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali.
Non a caso, in un memo interno indirizzato ai dipendenti di SpaceX e xAI e visionato dal New York Times, Musk afferma che l’operazione sancirà la nascita “del motore di innovazione più ambizioso e integrato verticalmente sulla Terra (e fuori dalla Terra)”, in grado di combinare “intelligenza artificiale, razzi, internet spaziale, comunicazioni dirette verso dispositivi mobili e la principale piattaforma mondiale di informazione in tempo reale e libertà di parola”.
XAI, TRA RINCORSA TECNOLOGICA E BISOGNO DI CAPITALI
Dietro questa visione c’è anche una motivazione industriale molto concreta: xAI, arrivata più tardi rispetto ai principali concorrenti del settore, ha speso miliardi di dollari per colmare il divario con OpenAI, Anthropic e DeepMind, sostenendo costi elevatissimi per chip, infrastrutture e data center, a fronte di ricavi ancora limitati. La fusione con SpaceX fornisce quindi a xAI una solida base finanziaria, agganciandola a un gruppo che dispone di contratti governativi miliardari, di una posizione dominante nei lanci spaziali e di Starlink, oggi una delle principali reti satellitari commerciali al mondo.
UNA FUSIONE CHE SOMIGLIA ANCHE A UN SALVATAGGIO
Non sorprende che alcuni investitori, citati dalle principali testate internazionali, tra cui il Wall Street Journal , leggano l’operazione anche come una mossa di salvataggio per xAI. SpaceX finanzia l’acquisizione emettendo nuove azioni per circa 250 miliardi di dollari, diluendo in modo significativo i soci storici. La scommessa, secondo persone informate, è che il valore della nuova entità integrata possa superare nel tempo quello che SpaceX avrebbe raggiunto da sola.
DATA CENTER NELLO SPAZIO: IL CUORE DELLA SCOMMESSA
Il cuore strategico dell’operazione è però lo sguardo rivolto allo spazio come nuova frontiera dell’intelligenza artificiale. Sempre nel memo interno, Musk scrive che “entro due o tre anni il modo meno costoso per generare potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale sarà nello spazio”. Una convinzione che poggia sull’assenza di vincoli fisici terrestri e sulla disponibilità quasi costante di energia solare. Secondo Musk, “questa efficienza dei costi consentirà alle aziende più innovative di accelerare le scoperte nella fisica e l’invenzione di tecnologie che andranno a beneficio dell’umanità”.
UN MILIONE DI SATELLITI COME INFRASTRUTTURA IA
In questa prospettiva si inserisce il progetto, già notificato alle autorità statunitensi, di una costellazione fino a un milione di satelliti destinati a funzionare come data center orbitali. Un’iniziativa che, se realizzata, avrebbe implicazioni profonde non solo per l’industria spaziale, ma anche per il settore dei data center terrestri, sempre più sotto pressione per i consumi di energia e acqua.
L’integrazione con xAI permetterebbe a SpaceX di aggiungere un vero e proprio strato di ricavi legato all’IA sopra Starlink, trasformando la rete satellitare in una piattaforma di distribuzione di servizi di intelligenza artificiale e di elaborazione dati in tempo reale.
DALLA LUNA A MARTE, PASSANDO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
La visione di Musk, come emerge dallo stesso documento interno, si spinge ancora oltre. I data center spaziali non sarebbero soltanto un’infrastruttura per l’IA, ma un tassello di un progetto più ampio: “Le capacità che sbloccheremo rendendo realtà i data center nello spazio finanzieranno e permetteranno basi auto-espandentesi sulla Luna, un’intera civiltà su Marte e, in ultima analisi, l’espansione dell’umanità nell’Universo”. Un linguaggio che richiama apertamente la retorica della conquista spaziale e che rafforza l’idea di una strategia industriale guidata da obiettivi di lunghissimo periodo.
LA REAZIONE DEI MERCATI E L’EFFETTO MUSK
Dal punto di vista dei mercati, l’operazione è stata accolta con interesse. Il giorno successivo all’annuncio, come riportato da Reuters, i titoli del comparto spaziale statunitense hanno registrato rialzi diffusi, con guadagni attorno al 3% per Rocket Lab e Planet Labs, +2,4% per AST SpaceMobile, +2,1% per Intuitive Machines e un balzo fino a +4,9% per Redwire, segnale che gli investitori stanno scommettendo su un effetto traino dell’operazione sull’intero ecosistema industriale legato a Musk. In questo contesto, prende forma anche l’ipotesi di una IPO di SpaceX, che secondo Reuters potrebbe arrivare già nel corso dell’anno e valorizzare il gruppo oltre 1.500 miliardi di dollari.
REGOLATORI, GOVERNANCE E CONTRATTI PUBBLICI
Accanto alle opportunità, emergono però anche le criticità. L’operazione potrebbe attirare l’attenzione di regolatori e investitori istituzionali per le questioni di governance e per i potenziali conflitti di interesse legati al ruolo centrale di Musk in tutte le società coinvolte. Inoltre, SpaceX è un importante contractor del governo statunitense, con miliardi di dollari in contratti con Nasa, Dipartimento della Difesa e agenzie di intelligence, tutte realtà che hanno titolo per valutare l’impatto di un’operazione di questa portata su sicurezza nazionale e gestione delle tecnologie sensibili.
IL FRONTE GIUDIZIARIO EUROPEO
A ciò si aggiunge il contesto reputazionale. Mentre prende forma il nuovo colosso SpaceX-xAI, la procura di Parigi ha disposto perquisizioni presso la sede francese di X, nell’ambito di un’indagine sulla gestione della piattaforma e sull’uso degli algoritmi. Un episodio tutto sommato marginale rispetto all’entità dell’operazione, ma che contribuisce a mantenere alta l’attenzione delle autorità europee sull’impero di Musk.
UN’UNICA GALASSIA INDUSTRIALE
Nel complesso, la fusione tra SpaceX e xAI conferma una tendenza già evidente da tempo: Musk considera le sue aziende come parti di un unico ecosistema, con confini sempre più sfumati. È una strategia che promette sinergie industriali e una scala senza precedenti, ma che concentra anche rischi finanziari, tecnologici e regolatori in un’unica struttura. Come spesso accade con Elon Musk, il confine tra visione industriale e scommessa estrema resta sottile. Questa volta, la posta in gioco è il tentativo di fare dello spazio la nuova infrastruttura portante dell’intelligenza artificiale globale.






