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Sui fertilizzanti l’Italia incassa una prima vittoria nell’Ue

Stop ai dazi sull’import di ammoniaca e urea da Paesi extra-Ue (tranne che per Russia e Bielorussia), come richiesto dall'Italia. Con i fertilizzanti che pesano fino al 30% sui costi di produzione, la misura punta a tutelare le imprese italiane, che dipendono dall'import per il 70% del fabbisogno. Fatti, numeri e commenti

 

Se sulla richiesta di sospendere temporaneamente la tassa sul carbonio alle frontiere dell’Ue non c’è ancora una risposta, intanto, l’Italia ha ottenuto una vittoria sulla sospensione dei dazi sull’import di ammoniaca e urea da paesi extra-Ue – a eccezione di Russia e Bielorussia che, invece, a causa della guerra in Ucraina saranno ancora soggette alle sanzioni.

La Commissione europea ha quindi annunciato l’intenzione di rendere operativo il taglio degli oneri rimanenti il più rapidamente possibile nel corso del 2026. Al contempo, la misura è stata accompagnata dall’apertura verso una possibile deroga agli effetti del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), applicabile anche in modo retroattivo dal 1° gennaio 2026 qualora l’impatto sul mercato risultasse eccessivo.

L’IMPATTO ECONOMICO E I DATI DEL SETTORE

L’intervento mira a riequilibrare un mercato segnato da forti rincari: come ricorda il Corriere, dalla fine della pandemia e dall’inizio del conflitto in Ucraina, i prezzi dei fertilizzanti sono infatti aumentati del 60% rispetto al 2020.

Attualmente, stando ai dati di Confagricoltura riportati dal Sole 24 Ore, i concimi rappresentano tra il 15% e il 30% dei costi totali di produzione delle aziende agricole.

L’Italia è particolarmente esposta, poiché importa circa il 70% dei concimi minerali (azotati, fosfatici, potassio), con quasi il 50% delle forniture provenienti dall’Egitto, seguito da Algeria, Libia, Turchia e Marocco.

Sempre secondo il Sole, a livello europeo, nei primi nove mesi del 2025, i Ventisette hanno importato 14 milioni di tonnellate di fertilizzanti (+4% annuo) per una spesa complessiva di 5,4 miliardi di euro (+11,5%).

L’applicazione del CBAM, inoltre, aveva già innescato una crescita dei prezzi del 10-20% nei primi giorni dell’anno.

LA REAZIONE DEL GOVERNO

La notizia non poteva che essere accolta positivamente dal governo dato che era stata indicata come una condizione per il via libera dell’Italia all’accordo commerciale con il Mercosur.

“La sospensione dei dazi sui fertilizzanti è un risultato dell’Italia, una misura concreta per sostenere la competitività delle imprese e la forza del sistema agricolo italiano ed europeo”, ha commentato il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida.

Riguardo al meccanismo sul carbonio, ha aggiunto che la richiesta di sospensione “consentirà di sterilizzare, anche retroattivamente, l’aggravio dei costi che le imprese agricole avrebbero dovuto sostenere con l’entrata in vigore del regolamento”.

Per il sottosegretario al Masaf, Patrizio La Pietra, si tratta di “un’ottima notizia per i nostri agricoltori, frutto di un lungo lavoro da parte del governo Meloni”. Secondo La Pietra, la Commissione ha dimostrato “buon senso e vicinanza agli agricoltori italiani ed europei”, mantenendo l’impegno preso con gli operatori del settore.

IL COMMENTO DELLE ASSOCIAZIONI AGRICOLE

Soddisfazione anche da parte delle confederazioni agricole che hanno sottolineato come l’applicazione del CBAM senza parametri tecnici definiti avrebbe generato “incertezza operativa e un insostenibile aumento dei costi”. Confagricoltura ha evidenziato che il recepimento di tali proposte permette di “evitare una distorsione della concorrenza a danno degli agricoltori europei, che si sarebbero trovati a scontare l’aumento dei fattori produttivi mentre le importazioni agricole da Paesi terzi ne rimanevano esenti”.

Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori italiani, ha quantificato i benefici attesi: “Evitiamo così aumenti aggiuntivi fino al 30%, rincari tra 40-140 euro a tonnellata sul bilancio di imprese già gravate da costi di produzione inaccettabili”.

LA CAUTELA DELL’INDUSTRIA

Ci va, invece, con i piedi di piombo il settore industriale, che teme ripercussioni sulla reciprocità degli standard ambientali. Paolo Girelli, presidente di Assofertilizzanti-Federchimica, ha dichiarato al Sole 24 Ore: “Si tratta di un tema sensibile perché un’eventuale sospensione potrebbe alleviare temporaneamente alcuni attori del comparto; tuttavia, senza strumenti alternativi di compensazione, si avranno gravi ripercussioni sugli equilibri di mercato nel medio-lungo termine”.

Girelli ha inoltre ricordato che il CBAM nasce per garantire “eque condizioni concorrenziali”, evitando che le imprese Ue, soggette a regole ambientali stringenti, siano penalizzate rispetto a concorrenti di Paesi con standard meno rigorosi.

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