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Vi racconto il gran ritorno di SpaceX

Gli ostacoli tecnici per SpaceX non sono finiti, ma l’azienda che sta al centro dell’economia dello spazio ha mostrato di saper ancora sorprendere in positivo. L'analisi di Alessandro Aresu.

La prima metà del 2025 per SpaceX non è stata facile. L’azienda fondata da Elon Musk all’inizio del secolo quest’anno ha dovuto affrontare problemi su due livelli: l’aspetto politico e l’aspetto tecnico.

In primo luogo, SpaceX ha senz’altro subito l’incertezza seguita alla rumorosa separazione tra Musk e Trump. La NASA non ha ancora una guida stabile, dopo il ritiro da parte di Trump della nomina dell’imprenditore Jared Isaacman, vicino a Musk. Da un lato, SpaceX può ricattare il governo degli Stati Uniti, essendo leader incontrastata dall’economia dello spazio e asset fondamentale per le stesse capacità di sicurezza statunitensi, ma dall’altro lato può anche essere ricattata, perché nei suoi ricavi i contratti pubblici degli Stati Uniti hanno un ruolo rilevante. Inoltre, una conflittualità troppo accesa tra Trump e Musk, come le intemperanze nel comportamento di quest’ultimo, possono colpire il business di Starlink con gli altri governi, che deve per forza crescere per sostenere la crescita della valutazione complessiva di SpaceX. Musk ha il suo carattere e le sue caratteristiche, ma non può passare il tempo a twittare compulsivamente di Epstein e in parallelo salvaguardare il primato di SpaceX, nonostante l’azienda disponga di manager eccezionali, a partire da Gwen Shotwell.

In secondo luogo, non bisogna sottovalutare le specifiche difficoltà tecniche di SpaceX, sulla base della sterminata ambizione con cui alimenta il suo giro d’affari e la sua previsione di ricavi futuri. Per l’ideale regolativo di rendere l’umanità una specie multiplanetaria, ma anche prosaicamente per abbattere in modo più consistente il costo di lancio per enormi carichi materiali e umani, Starship deve funzionare sul serio. Dopo l’estate 2024, Starship ha avuto varie difficoltà e ritardi, nella strada ambiziosa di renderla la soluzione d’avanguardia dell’ecosistema spaziale.

Il recente test quasi impeccabile di Starship ha spazzato via ogni dubbio sul dominio di SpaceX, come ha titolato enfaticamente “Bloomberg” . Il decimo test per il razzo ha raggiunto tutti gli obiettivi, compreso il dispiegamento di otto finti satelliti Starlink, come riassunto da “Astrospace” che in Italia ha seguito e commentato l’evento con una diretta. Il successo del test avvicina anche il sogno marziano di Musk, seppur la sua fattibilità tecnica sia ancora remota.

Secondo Eric Berger di ArsTechnica, che segue da anni SpaceX e vi ha dedicato due libri, l’azienda di Musk è circa di un decennio avanti rispetto alla competizione degli Stati Uniti e della Cina nei lanciatori. Berger ha ricordato i record del booster Falcon 9 e l’impatto del valore della riusabilità che SpaceX ha sviluppato nell’ultimo decennio, mostrando nella pratica i cambiamenti generati dalla tesi iniziale di Musk. Si tratta di un valore economico ma anche simbolico, misurabile in quanto sembra ridicolo a dieci anni di distanza lo scetticismo dei vari attori industriali, negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone, che deridevano quest’innovazione, insultando Musk, con United Launch Alliance (ULA) che pubblicava letteralmente i grafici per deridere quanto fosse dumb (stupido) l’approccio di SpaceX.

Gli ostacoli tecnici per SpaceX non sono certo finiti ma l’azienda che sta al centro dell’economia dello spazio ha mostrato di saper ancora sorprendere in positivo. SpaceX è sempre più la perla dell’impero, ambizioso e incerto, di Elon Musk.

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