Il mondo della finanza e dei pagamenti digitali è spesso percepito come qualcosa di freddo e tecnico. Eppure in Brasile Pix ha saputo trasformarsi in un vero e proprio fenomeno di massa, capace di unire un Paese profondamente diviso e di diventare motivo di orgoglio collettivo.
Lanciato dalla Banca Centrale nel novembre 2020, questo sistema di pagamenti istantanei e gratuiti ha cambiato radicalmente le abitudini quotidiane dei cittadini. Oggi lo utilizzano circa 170 milioni di brasiliani, pari all’80% della popolazione. Pix rappresenta ormai oltre la metà di tutte le transazioni del Paese.
Come sottolinea l’Economist in un report che analizza il fenomeno, questo straordinario successo ha attirato l’attenzione e le critiche dell’amministrazione Trump, che qualche giorno fa ha imposto dazi del 25% su diverse importazioni brasiliane, inserendo Pix tra le pratiche commerciali considerate “sleali”.
Ma i dazi trumpiani hanno finito per rafforzare l’immagine di Pix nella società brasiliana, con risvolti politici tutt’altro che secondari.
La disputa commerciale con gli Stati Uniti
L’amministrazione Trump ha concluso una lunga indagine sui presunti ostacoli al libero scambio posti dal Brasile, decidendo di applicare tariffe punitive. Tra le varie questioni sollevate, Pix ha assunto un rilievo particolare.
Gli Stati Uniti accusano il sistema di essere uno strumento protezionistico mascherato, capace di danneggiare le grandi aziende americane di pagamenti elettronici, in primis Visa e Mastercard.
Si tratta di un attacco che va oltre la semplice questione economica: riflette la preoccupazione che modelli alternativi di pagamento, gestiti da banche centrali, possano erodere il dominio delle reti di carte di credito statunitensi non solo in Brasile, ma potenzialmente in tutta l’America Latina.
Perché le accuse di protezionismo non reggono
Una delle tesi centrali dell’amministrazione Trump è che Pix ponga in svantaggio gli operatori stranieri. Eppure, esaminando le regole del sistema, questa affermazione appare priva di fondamento.
Pix è aperto a tutti gli istituti finanziari autorizzati a operare in Brasile, senza distinzioni tra nazionali e stranieri. Visa e Mastercard, che sono presenti sul mercato brasiliano da tempo, possono collegarsi alla rete alle identiche condizioni delle banche locali. L’unico obbligo riguarda le banche con più di 500.000 clienti, che devono offrire Pix ai propri correntisti; i processori di pagamento non sono invece obbligati a parteciparvi e lo fanno su base volontaria.
Pix ha semmai facilitato l’ingresso nel mercato per tutti gli operatori esteri, riducendo barriere che in passato favorivano solo quelli più grandi.
Un altro punto contestato riguarda il ruolo della Banca Centrale, che gestisce operativamente Pix e al contempo lo regola. È una questione legittima, che solleva interrogativi sulla concentrazione di potere e sulla gestione dei dati finanziari di milioni di persone. Tuttavia, si tratta di un problema di governance interna, non di discriminazione verso operatori stranieri.
Come osserva Monica de Bolle del Peterson Institute for International Economics, i governi possiedono e regolano infrastrutture strategiche in molti settori, dalle reti elettriche alle autostrade, senza che ciò venga automaticamente etichettato come protezionismo.
Le vere ragioni della nascita di Pix
Daniel Santos Kosinski, professore di economia all’Università Statale di Rio de Janeiro, spiega che Pix non è nato per “fare la guerra” alle carte di credito, bensì per risolvere un problema sociale concreto.
Prima del 2020, i costi delle transazioni elettroniche erano proibitivi per i ceti più poveri, che rimanevano esclusi dal sistema bancario formale e continuavano a dipendere dal contante. Il sistema è stato progettato proprio per abbattere queste barriere.
I risultati non sono tardati: la Banca Centrale stima che almeno 70 milioni di persone siano entrate nel circuito finanziario grazie a Pix, un salto impressionante per un Paese che ha ancora ampie fasce di popolazione escluse.
Gli effetti sull’economia brasiliana
Lontano dal cannibalizzare i pagamenti elettronici esistenti, Pix ha espanso l’intero mercato, sottraendo quote principalmente al contante e agli assegni, il cui utilizzo è crollato vertiginosamente.
I prelievi di contante trimestrali sono diminuiti del 46% dall’introduzione del sistema. Questo spostamento ha rafforzato il sistema bancario nel suo complesso: le persone tendono a lasciare i salari e i risparmi sui conti correnti, sapendo di poter effettuare trasferimenti gratuiti e immediati in qualsiasi momento.
Studi accademici confermano questi effetti positivi. Una ricerca di Lars Norden della Fundação Getulio Vargas (FGV) ha dimostrato che le banche operanti in comuni con alta penetrazione di Pix hanno registrato una crescita dei depositi più rapida, con un impatto particolarmente marcato nelle aree dove è forte l’economia informale.
Un altro studio condotto da ricercatori della stessa Banca Centrale ha evidenziato che le imprese sono più inclini ad accettare pagamenti con carta di debito nei luoghi dove Pix è diffuso. Sorprendentemente, anche le transazioni con carte di credito tradizionali sono aumentate del 127% dal 2020, segno che Pix non ha sostituito ma integrato e stimolato l’uso di strumenti finanziari.
La maggiore concorrenza e le sfide per gli operatori esistenti
Pix ha modificato profondamente l’economia dei pagamenti. Bernardo Guimarães della FGV nota che, nel medio-lungo periodo, questo potrebbe comprimere i margini di profitto di Visa e Mastercard non tanto attraverso una riduzione del numero di transazioni, quanto attraverso una pressione al ribasso sulle commissioni. Le imprese brasiliane pagano infatti circa il 2% per transazione con carta di credito, mentre Pix costa praticamente zero. Questo spinge tutti gli operatori, grandi e piccoli, a giustificare meglio i propri costi.
Sul fronte bancario, il sistema ha ridotto drasticamente i costi di switching per i clienti. Prima del 2020, trasferire denaro era lento e costoso, il che legava i consumatori alle grandi banche tradizionali. Oggi è molto più semplice cambiare istituto, con evidente vantaggio per le banche digitali e di minori dimensioni. In sintesi, Pix ha reso il settore più competitivo e dinamico.
Le prospettive regionali
Esiste poi il timore, da parte americana, che Pix diventi un modello esportabile in altri Paesi latinoamericani, erodendo profitti e influenza delle reti di carte statunitensi.
Questa preoccupazione appare però esagerata. Pix è il frutto di condizioni molto specifiche: una Banca Centrale potente e credibile, un mercato domestico enorme e una popolazione ancora ampiamente legata al contante. Il suo sviluppo ha richiesto anni di progettazione e sperimentazione.
Il caso del Messico è emblematico: la piattaforma CoDi, lanciata nel 2019, ha registrato un’adozione molto bassa, fermandosi all’1,6% della popolazione. Pochi altri Paesi della regione possiedono le stesse caratteristiche istituzionali e dimensionali del Brasile.
Le ricadute politiche interne
Paradossalmente, il principale beneficiario politico di questa controversia è proprio Lula. In un momento in cui il suo avversario di destra Flavio Bolsonaro, che sfiderà Lula alle presidenziali di ottobre, è coinvolto in uno scandalo di vaste proporzioni, l’attacco americano a Pix ha fornito all’attuale presidente un’arma potentissima.
Il sistema gode di un consenso trasversale raro in un Paese polarizzato come il Brasile. Lo slogan “O Pix é nosso” si è diffuso in modo virale sui social, e Lula ha potuto presentarsi come difensore dell’innovazione pubblica e della sovranità nazionale, apparendo ai comizi con cartelli che proclamano “Pix appartiene al Brasile”.
Bolsonaro si è trovato in una posizione scomoda: l’alleanza della sua famiglia con Trump gli impedisce di difendere apertamente Pix senza contraddirsi. Quando ha proposto di limitare i collegamenti del sistema con piattaforme cinesi o russe, Lula lo ha immediatamente accusato di voler “consegnare Pix agli interessi stranieri”. La polemica ha generato una valanga di meme che hanno ulteriormente rafforzato l’immagine di Lula.



