La compagnia statale cinese Sinochem, la maggiore azionista di Pirelli con una quota del 34,1 per cento, ha proposto di scorporare le attività sugli pneumatici intelligenti in modo da evitare contrasti con le nuove normative statunitensi. L’idea non piace però a Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo dell’azienda e secondo maggiore azionista – attraverso le holding Camfin e Mtp Spa – con il 25,3 per cento.
LA SITUAZIONE NEGLI STATI UNITI
Non è chiaro cosa succederà ora, ma il tempo disponibile per raggiungere un accordo è scarso. A metà marzo, infatti, entrerà in vigore negli Stati Uniti il divieto di vendita, per ragioni di sicurezza, delle tecnologie cinesi per i “veicoli connessi”. Nell’elenco di queste tecnologie rientrerebbero anche i sensori Cyber Tyre di Pirelli, che sta cercando di evitare la messa al bando dei suoi prodotti nel paese: un esito del genere avrebbe un impatto drammatico sui conti dell’azienda, dato che il mercato americano vale un quinto delle sue entrate.
LA PROPOSTA DI SINOCHEM…
Per risolvere le potenziali incompatibilità regolatorie negli Stati Uniti, allora, Sinochem ha proposto di scorporare il business degli pneumatici intelligenti, che confluirebbe in una nuova entità nella quale non saranno presenti investitori cinesi.
A detta di China National Tire & Rubber, una controllata di Sinochem, si tratterebbe di “una soluzione strutturata e sostenuta da solide motivazioni, basata su strumenti societari tipici e di ampio utilizzo, in linea con le migliori prassi internazionali”, che permetterebbe di “risolvere sia il quadro di governance di Pirelli sia le eventuali criticità connesse ai requisiti regolamentari statunitensi”.
Non è chiaro, in realtà, se un’operazione del genere basterebbe a garantire la conformità dei Cyber Tyre con la legge americana.
… E LA REPLICA DI CAMFIN
In ogni caso, Camfin ha bocciato la proposta di Sinochem, sostenendo che “non consentirebbe a Pirelli […] di essere in linea con la normativa americana sui veicoli connessi” e “sarebbe pregiudizievole per il modello di business di Pirelli e per lo sviluppo tecnologico della società”.
Peraltro – come ricordato spesso da Startmag – il “problema cinese” di Pirelli non si limita a Sinochem ma riguarda anche Camfin. Il veicolo Longmarch Holding della famiglia cinese Niu è infatti il primo azionista della holding con il 34,9 per cento; la Mtp Spa di Tronchetti Provera ha il 31,7 per cento, ma possiede la maggioranza dei diritti di voto.
IL MANCATO RINNOVO DEL PATTO PARASOCIALE
Venerdì scorso Camfin ha comunicato che non rinnoverà il patto parasociale su Pirelli con Sinochem, che scadrà il prossimo 18 maggio. “La decisione”, si legge nella nota, “è stata assunta […] dopo aver preso atto dell’impossibilità di individuare in questa fase con Sinochem, nel contesto del dialogo fra gli azionisti Pirelli promosso dal governo italiano, soluzioni per adeguare la governance di Pirelli in tempo utile alle esigenze normative americane consentendo alla società di continuare a sviluppare la tecnologia Cyber Tyre”.
I contrasti tra i due azionisti principali hanno causato un calo moderato delle azioni di Pirelli in borsa, dove ha perso lo 0,8 per cento.
COSA VORREBBE TRONCHETTI PROVERA DA SINOCHEM
Tronchetti Provera vorrebbe ridurre la partecipazione di Sinochem nell’azionariato di Pirelli, almeno sotto il 10 per cento. Al gruppo cinese sono state offerte diverse opzioni, tra cui la cessione della quota, finora sempre rifiutate: tuttavia, il mese scorso Sinochem si è affidata alla consulenza della banca Bnp Paribas per valutare un’eventuale vendita.
COSA FARÀ IL GOVERNO
Il governo italiano – come rivelato dal Financial Times a inizio gennaio – sta “valutando un nuovo intervento” su Pirelli dopo il golden power del giugno 2023 che riguardava sia la preservazione delle tecnologie critiche (come i già citati sensori Cyber Tyre), sia la tutela dell’autonomia aziendale dall’influenza di Sinochem (e indirettamente del Partito comunista cinese).
“Se le parti non riusciranno a raggiungere un compromesso a gennaio”, proseguiva il quotidiano, “l’ultima risorsa per il governo Meloni sarebbe quella di sospendere i diritti di voto di Sinochem” attraverso il golden power, ossia i poteri speciali per la tutela degli asset di valore strategico per il paese.
Nell’ottobre 2024 l’esecutivo aveva aperto un procedimento amministrativo su Pirelli, che è stato poi chiuso lo scorso settembre dopo aver stabilito che Sinochem – più precisamente China National Tire & Rubber – non ha compromesso l’autonomia gestionale della società milanese.





