Skip to content

agcom cloudflare

Piracy Shield, perché l’Agcom bastona Cloudflare

Multa dell'Agcom da 14 milioni di euro al gigante della Silicon Valley Cloudflare. L’accusa è di aver ignorato i blocchi imposti tramite la piattaforma Piracy Shield, offrendo nei fatti un "contributo agevolatore" alla diffusione dei contenuti illegali. Tutti i dettagli

 

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha assestato un duro colpo al mondo dello streaming illegale, infliggendo una sanzione di oltre 14 milioni di euro al colosso tecnologico americano Cloudflare.

La decisione, presa durante la riunione del Consiglio del 29 dicembre 2025, segna un punto di svolta nell’applicazione della cosiddetta “Legge antipirateria” (93/2023), che impone ai fornitori di servizi digitali di collaborare attivamente per oscurare i contenuti illeciti

L’ACCUSA: UN “CONTRIBUTO AGEVOLATORE” ALLA PIRATERIA

Al centro del provvedimento c’è l’inottemperanza di Cloudflare a un ordine precedente che imponeva il blocco di migliaia di nomi a dominio e indirizzi IP segnalati attraverso la piattaforma Piracy Shield. Secondo le verifiche dell’Autorità, Cloudflare non avrebbe adottato le misure necessarie per rendere questi contenuti inaccessibili agli utenti finali, permettendo così il perdurare delle violazioni.

Nelle motivazioni della delibera, l’Autorità cita pesanti sentenze dei tribunali di Roma e Milano, sottolineando che l’attività della società statunitense non è affatto neutrale. Citando l’ordinanza del Tribunale di Roma, l’Agcom evidenzia come Cloudflare agisca mascherando i siti pirata: “la sua attività concorre con i portali perché fornendo attività di reverse proxy per il nome a dominio parte resistente maschera il relativo hosting provider, sicché l’attività di concorso nell’illecito appare svolgersi sotto forma di contributo agevolatore alla trasmissione dei programmi protetti”.

LA DIFESA DI CLOUDFLARE

Dal canto suo, la società californiana ha cercato di difendersi definendo le richieste dell’Autorità come tecnicamente impraticabili e dannose per l’intera rete internet.

Cloudflare ha infatti sostenuto che “per intervenire sulla risoluzione DNS sarebbe necessaria l’installazione di un ‘filtro’ nel software […] ma si tratterebbe di soluzione irragionevole, sproporzionata e insuscettibile di concreta attuazione”. Secondo l’azienda, un simile filtro dovrebbe essere applicato a circa 200 miliardi di richieste quotidiane, con un impatto devastante sui tempi di risposta e sull’efficienza del sistema globale.

Nonostante queste argomentazioni, l’Autorità ha ritenuto che Cloudflare, dotata di “elevate competenze tecnologiche”, avesse tutti gli strumenti per intervenire e che la sua inazione sia stata determinante per la diffusione di contenuti illegali.

I NUMERI DEL DANNO

La sanzione, spiega l’Agcom, è stata parametrata all’1% del fatturato globale della società, che nel 2024 ha sfiorato gli 1,7 miliardi di dollari. La gravità della violazione è legata all’enorme impatto economico che la pirateria ha sul sistema Italia.

“Per quanto riguarda lo sport live – si legge nella delibera -, si stimano 12 milioni di fruizioni perse e 350 milioni di euro di danno economico” solo per il 2024, mentre il fatturato perso da tutti i settori economici italiani a causa della pirateria audiovisiva ammonta a 2,2 miliardi di euro.

L’IMPATTO DEL PRIVACY SHIELD

Dall’entrata in funzione della piattaforma Piracy Shield nel febbraio 2024 sono stati disabilitati oltre 65 mila FQDN (nomi di dominio) e circa 14 mila indirizzi IP destinati alla fruizione illecita di contenuti. La legge ora parla chiaro: tutti i soggetti coinvolti a qualsiasi titolo nell’accessibilità dei siti, compresi i gestori di VPN e DNS pubblici, devono eseguire gli ordini di blocco entro 30 minuti dalla notifica.

UNA DECISIONE NON UNANIME

La decisione di Agcom non è stata però unanime: la delibera infatti è stata approvata con il voto contrario della Commissaria Elisa Giomi.

Cloudflare ha ora 60 giorni di tempo per impugnare il provvedimento davanti al TAR del Lazio, ma nel frattempo il segnale inviato dall’Autorità sembra essere inequivocabile inequivocabile: nessuno, nemmeno i giganti della Silicon Valley, può più ignorare la lotta alla pirateria in Italia.

Torna su