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Perché Sigma Healthcare si sfila dalla corsa per Boots

Il gruppo farmaceutico australiano Sigma Healthcare rinuncia all'acquisizione di Boots valutata fino a 10 miliardi di dollari. Resta quindi incerto il futuro della storica catena britannica da 1.800 negozi e 51.000 dipendenti. Fatti, numeri e commenti

 

Si conclude con un nulla di fatto la negoziazione tra Sigma Healthcare e Boots. Il gruppo farmaceutico australiano ha deciso di interrompere il percorso che avrebbe potuto portarla all’acquisizione di una delle più note catene farmaceutiche del Regno Unito.

Sigma Healthcare, dopo aver valutato un’operazione stimata fino a 10 miliardi di dollari, ha scelto di ritirarsi dalle trattative, una mossa che ha rassicurato il mercato e che prolunga l’incertezza sul futuro della storica insegna britannica, già al centro di diverse ipotesi di vendita.

IL PASSO INDIETRO DI SIGMA

Sigma Healthcare ha annunciato il ritiro immediato dal processo di vendita di Boots, confermando di non voler proseguire le discussioni per una possibile acquisizione della catena britannica. Il gruppo australiano, proprietario di Chemist Warehouse e attivo sia nella distribuzione all’ingrosso sia nella vendita al dettaglio di prodotti farmaceutici, era stato indicato come uno dei principali candidati all’acquisto dell’azienda britannica.

La società ha spiegato di aver preso parte alle trattative perché l’operazione rappresentava una “opportunità potenzialmente unica” per accelerare la propria espansione nel Regno Unito grazie a un marchio consolidato e a una rete capillare di punti vendita. Dopo una valutazione preliminare, tuttavia, Sigma ha concluso che l’acquisizione “non soddisferebbe attualmente i suoi obiettivi strategici e di investimento del capitale”.

LE RAGIONI DELLA DECISIONE

L’interesse di Sigma per Boots, spiega il Financial Times, si inseriva in una più ampia strategia di crescita internazionale. Il mese scorso il gruppo australiano aveva acquisito una quota di controllo della catena GreenLight Healthcare, rafforzando la propria presenza nel mercato britannico e pianificando il rilancio di alcuni punti vendita secondo il modello di Chemist Warehouse, noto per i prezzi competitivi.

Nonostante ciò, l’azienda ha ribadito che la priorità resta il mercato domestico. “Sigma ha molte opportunità di crescita ed è fiduciosa nella propria strategia consolidata, con un focus primario sul mercato australiano”, ha dichiarato la società, precisando che l’espansione all’estero continua comunque a rappresentare uno dei pilastri della sua strategia di sviluppo.

LA REAZIONE DEI MERCATI

L’annuncio del ritiro, scrive Reuters, è stato accolto positivamente dagli investitori. Le azioni di Sigma sono salite fino all’8,3% nelle contrattazioni di oggi, registrando la migliore performance giornaliera dalla fine di agosto 2025. Nello stesso momento l’indice di riferimento della Borsa australiana avanzava dell’1,4%.

“Gli investitori sembrano aver tirato un sospiro di sollievo”, ha affermato Marc Jocum, senior product and investment strategist di Global X ETFs. Secondo l’analista, il rialzo del titolo indica che gli azionisti preferiscono vedere il management concentrato sulle opportunità già disponibili piuttosto che impegnato in “un’altra operazione trasformativa di tale portata”.

Anche gli analisti di Citigroup, aggiunge Bloomberg, hanno evidenziato alcuni benefici indiretti derivanti dall’esplorazione del dossier Boots. Secondo Citi, Sigma ha ottenuto “almeno due preziose informazioni” comprendendo meglio sia la reazione degli investitori a un’acquisizione di grandi dimensioni sia le dinamiche del mercato britannico in vista della propria espansione locale.

UN COLOSSO IN CRESCITA

La cautela mostrata da Sigma, osserva Reuters, arriva dopo una fase di forte espansione. Nel 2024 il gruppo ha completato la fusione con Chemist Warehouse, dando vita a un gigante della distribuzione farmaceutica e del retail valutato circa 30 miliardi di dollari australiani. Quando l’operazione venne annunciata nel dicembre 2023, il suo valore era pari a 8,8 miliardi di dollari australiani, ma da allora le azioni Sigma hanno più che triplicato il proprio valore.

La società ha comunque precisato che continuerà a valutare nuove opportunità di crescita e possibili acquisizioni nei mercati in cui opera.

LE CONSEGUENZE PER BOOTS

Il ritiro di Sigma prolunga così il periodo di incertezza che circonda Boots. Fondata nel 1849 da John Boot a Nottingham, la catena conta oggi circa 1.800 negozi nel Regno Unito e impiega circa 51.000 persone, di cui 6.000 presso la sede centrale di Beeston.

L’azienda era stata messa in vendita già nel 2022, ma le offerte ricevute non avevano raggiunto le aspettative dei proprietari. Nel 2025 la società di private equity Sycamore Partners ha acquisito la capogruppo Walgreens Boots Alliance per 23,7 miliardi di dollari e successivamente ha avviato colloqui con potenziali acquirenti strategici per la controllata britannica.

Secondo le indiscrezioni del Ft, tra i soggetti interessati figurava anche il ramo canadese della famiglia Weston, proprietaria delle catene Loblaws e Shoppers Drug Mart. L’uscita di scena di Sigma riduce quindi il numero dei potenziali compratori e lascia aperti gli interrogativi sul futuro della storica insegna britannica.

I CONTI DELLA CATENA BRITANNICA

L’interesse suscitato da Boots è sostenuto anche dai risultati economici più recenti. La società, ricorda il Guardian, ha comunicato che i ricavi sono cresciuti del 3,2%, raggiungendo 7,5 miliardi di sterline nell’esercizio concluso ad agosto 2025, mentre l’utile ante imposte è aumentato del 25% a 337 milioni di sterline. L’azienda ha attribuito il miglioramento delle performance alla forte domanda di farmaci per la perdita di peso e di prodotti di bellezza.

Negli ultimi mesi il gruppo era stato inoltre accostato all’ipotesi di una futura quotazione in Borsa, prospettiva che potrebbe diventare più difficile da realizzare qualora dovesse concretizzarsi una cessione a un acquirente industriale o finanziario.

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