Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha chiuso il suo blitz europeo con un abbraccio politico a Viktor Orban, elogiando il premier ungherese come alleato chiave per Washington e firmando accordi che rafforzano i legami bilaterali.
In un clima di elezioni imminenti per Budapest, il messaggio è chiaro: la Casa Bianca scommette sul “modello Orban”, nonostante le frizioni con Bruxelles.
L’INCONTRO TRA RUBIO E ORBAN: CHE COSA SI SONO DETTI
Rubio è arrivato a Budapest domenica sera, ultima tappa di un tour che l’ha portato prima a Bratislava e poi alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.
Lunedì mattina, nel cuore della capitale ungherese, al Monastero Carmelitano, ha incontrato Orban per un colloquio che, come riporta il New York Times, ha subito preso i toni di un’amicizia consolidata.
“Quel legame personale che hai costruito con il presidente ha fatto la differenza nel mondo per rafforzare questa relazione”, ha detto Rubio al premier, secondo quanto riferisce Reuters.
Orban, che ha trasformato l’Ungheria in uno “stato illiberale” – come lui stesso ama definirlo – è stato inondato di elogi: Rubio ha lodato il suo “modello di governo” come essenziale per gli interessi americani in Europa centrale, sottolineando come il successo di Budapest sia “il nostro successo”.
LE AFFINITA’ FRA TRUMP E ORBAN
Non è un segreto che Trump abbia sempre guardato con ammirazione a Viktor Orban. Il Financial Times sottolinea come Rubio abbia ricordato l'”eccezionale rapporto personale” tra i due leader, che affonda le radici in anni di incontri, da Mar-a-Lago alle visite alla Casa Bianca.
Trump ha definito Orban “un leader forte e potente” in un post sui social lo scorso febbraio, e in passato lo ha elogiato per la sua fermezza sull’immigrazione e per aver “reso l’Ungheria fenomenale”, come riporta Deutsch Welle.
Le affinità ideologiche sono evidenti: entrambi avversari dell’immigrazione di massa, critici verso l’Unione Europea e fautori di un nazionalismo conservatore che, secondo Bloomberg, ha fatto di Orban un’icona per la destra americana.
Rubio ha ribadito: “Il presidente Trump è profondamente impegnato per il tuo successo, perché il tuo successo è il nostro”.
IL DISCORSO DI RUBIO A MONACO
Appena il giorno prima, a Monaco, Rubio aveva tenuto un discorso alla Conferenza sulla Sicurezza che ha lasciato il segno.
Come evidenzia il New York Times, il segretario ha trovato un’eco positiva tra molti alleati e il suo intervento è stato accolto con sollievo da diversi paesi europei, come nota l’Associated Press. “Non vogliamo che l’Europa sia un vassallo degli Stati Uniti, ma un partner”, ha detto Rubio, secondo Deutsche Welle, in un messaggio che ha rassicurato sui legami transatlantici.
IL PARADOSSO DI RUBIO
È uno degli aspetti più curiosi e quasi surreali di questa trasferta europea: in meno di 48 ore Marco Rubio è riuscito a incarnare due volti opposti della stessa amministrazione americana.
Sabato, a Monaco, il suo discorso ha strappato applausi convinti proprio da quei leader occidentali che da anni vedono in Viktor Orbán un problema sistemico.
Germania, Francia, Polonia e tanti altri governi mainstream europei hanno applaudito Rubio con un misto di sollievo e approvazione, interpretando le sue parole come un segnale che Washington non intende abbandonare del tutto il Vecchio Continente, ma piuttosto spingerlo a un cambio di rotta più vicino alle loro sensibilità su sicurezza e valori condivisi.
Eppure, solo un giorno dopo, lo stesso Rubio atterra a Budapest e si siede di fronte a Orbán per riversargli complimenti a raffica, definire il suo governo “essenziale” per gli interessi americani e firmare accordi che rafforzano proprio quel “modello illiberale” che tanti di quegli stessi alleati europei contestano con forza – dall’erosione dello stato di diritto alla vicinanza con Mosca.
È un ossimoro diplomatico lampante: da una parte il plauso transatlantico per un discorso che riecheggia le preoccupazioni di chi vuole un’Europa più coesa e atlantista; dall’altra l’abbraccio politico a chi quella coesione la mina quotidianamente con veti su Ucraina e sanzioni, blocchi di fondi Ue e retorica anti-Bruxelles.
GLI ACCORDI FIRMATI SU NUCLEARE, ENERGIA E NON SOLO
Durante la conferenza stampa congiunta, Orban e Rubio hanno siglato una serie di intese che segnano un nuovo capitolo nelle relazioni bilaterali.
Come riporta CBS News, è stato firmato un accordo di cooperazione nucleare civile, che include l’acquisto da parte dell’Ungheria di reattori modulari piccoli (SMR) americani, combustibile nucleare dagli Usa e tecnologie per lo stoccaggio del combustibile esaurito, con la società Holtec International coinvolta.
Bloomberg parla di 17 nuovi accordi economici complessivi, tra cui forniture di gas naturale liquefatto e esenzioni dalle sanzioni su petrolio russo – un privilegio concesso da Trump lo scorso novembre.
“Stiamo entrando in un’era d’oro delle relazioni tra i nostri Paesi”, ha dichiarato Orban, citato dal Financial Times, ringraziando Trump per aver reso possibile tutto questo.
Orban ha anche offerto Budapest come sede per colloqui di pace tra Usa, Russia e Ucraina, un’idea che Rubio ha accolto con favore, come sottolinea Reuters.
UN ENDORSEMENNT CHE PESA
Con le elezioni parlamentari del 12 aprile alle porte – dove Orban, al potere dal 2010, affronta una sfida serrata contro Péter Magyar del partito Tisza – la visita di Rubio assume un peso politico enorme.
Il Nyt nota come l’amministrazione Trump si stia inserendo apertamente nella politica interna ungherese, con un endorsement che potrebbe fare la differenza.
Orban ha accusato l’Ucraina di interferire nella campagna, ma Rubio ha promesso: “Se ci saranno difficoltà finanziarie, Trump sarà interessato a fornire assistenza”, secondo quanto riportato da Reuters.
Un messaggio che, per il premier ungherese in calo nei sondaggi, suona come un’ancora di salvezza, in un’Europa divisa tra chi applaude il “modello Orban” e chi lo vede come una minaccia alla democrazia.



