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Perché l’Ue fatica ad allargare la missione Aspides fino a Hormuz

Al momento solo cinque paesi dell'Unione europea si sono detti pronti a partecipare ad Aspides fino a Hormuz. Estratto dal Mattinale europeo.

I ministri della Difesa dell’Ue ieri hanno discusso della possibilità di una partecipazione dell’Ue alla coalizione dei volenterosi lanciata da Francia e Regno Unito per garantire la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. Kaja Kallas è convinta che l’ampliamento della missione navale Aspides, attualmente impegnata nel Mar Rosso contro le milizie yemenite Houthi, sia il modo più rapido per far partecipare l’Ue. L’alto rappresentante ieri ha spiegato che sarebbe sufficiente modificare (all’unanimità) il piano operativo della missione, senza toccare il suo mandato. Un’ipotesi è affidare ad Aspides il compito di deminaggio. Tuttavia Kallas ha riconosciuto che mancano asset navali. In questo momento solo Italia e Grecia hanno navi impegnate nelle missioni. Nel dibattito di ieri solo tre paesi hanno espresso la disponibilità a partecipare fino a Hormuz.

COSA FARE IN LIBANO AL TERMINE DEL MANDATO UNIFIL

I ministri della Difesa hanno anche discusso di cosa fare in Libano una volta che sarà conclusa la missione delle Nazioni Unite Unifil. L’ipotesi di sostituirla con una missione militare analoga dell’Ue è stata esclusa. Per contro, l’Ue potrebbe lanciare una missione di addestramento dell’esercito libanese. “E’ chiaro che, al termine del mandato dell’UNIFIL, sarà necessario un ulteriore intervento e i ministri hanno discusso su come questo potrebbe essere realizzato”, ha detto Kaja Kallas. “Stiamo attualmente valutando una nuova missione dell’Ue per contribuire a rafforzare il controllo statale in Libano. Più rafforziamo l’esercito libanese, più indeboliamo Hezbollah”, ha spiegato l’Alto rappresentante.

L’ALLEANZA PROPOSTA DELL’EX SEGRETARIO NATO RASMUSSEN PER ARGINARE TRUMP-XI

Un’alleanza formata dall’Ue, dal Regno Unito, dal Canada, dal Giappone, dall’Australia, dalla Nuova Zelanda e dalla Corea del Sud: sette potenze pronte a rispondere con lo spirito del “tutti per uno, uno per tutti” alle pressioni esercitate da Donald Trump o Xi Jinping contro i suoi membri. L’idea è stata lanciata da Anders Fogh Rasmussen, ex segretario generale della Nato ed ex primo ministro danese, durante il Vertice di Copenaghen sulla democrazia. Il D7 per difendere la democrazia dagli autocrati.

“Sette democrazie che rappresentano il 30 per cento dell’economia mondiale, che agiscono insieme su commercio, tecnologia, minerali critici e difesa. Non una nuova istituzione, ma una coalizione di volontari e capaci”, ha sostenuto l’ex leader della Nato presentando il suo progetto. Rasmussen prende atto dell’ostilità mostrata da Donald Trump verso gli alleati degli Stati Uniti. “Gli Stati Uniti non hanno più la volontà di guidare. Il leader mondiale ha scelto di seguire la propria strada. Per questo è importante che ora troviamo insieme una via da seguire”, ha affermato l’ex segretario generale, atlantista convinto. I dazi di Trump contro l’Europa? Un attacco a tutti. L’estorsione di materie prime da parte della Cina? Un attacco a tutti. “Se agiamo insieme e ci presentiamo uniti, rappresentiamo una forza impressionante – anche di fronte a Washington”, ha sottolineato Rasmussen.

 

(Estratto dal Mattinale europeo)

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