Vista in controluce, la visita del primo ministro britannico Starmer in Cina fa suonare parecchi campanelli d’allarme a Washington. Ne è convinto il sinologo Francesco Sisci, che in questa conversazione con Start Magazine evidenzia come Pechino stia preparando il vertice con Trump, mostrando alternative ai “ricatti” statunitensi attraverso visite di leader alleati storici come Carney e Starmer. Sisci tuttavia, avverte che senza una strategia articolata, l’offensiva diplomatica cinese rischia di isolare ulteriormente Pechino se gli Usa decidessero di rafforzare i legami con gli alleati.
Prof. Sisci, qual era la priorità strategica di Starmer?
Penso che al di là di tutto quello che è stato in passato, Cina e Regno Unito sono andati a questo incontro pensando al futuro e pensando a un loro comune mal di testa: l’America del Presidente Donald Trump. Entrambi vogliono mostrare che il mondo è complicato e che ricatti americani possono avere delle alternative. Non è un caso che il viaggio del premier britannico sia arrivato pochi giorni dopo quello del premier canadese Mark Carney.
Ma cos’hanno in mente in particolare a Pechino?
Per la Cina si tratta di preparare politicamente al meglio il vertice di aprile con Donald Trump: aldilà delle questioni commerciali, la politica sarà il centro di quella visita.
Che cosa temono a Pechino?
L’America ha vari punti di forza. Ha creato un quadro di nuova pace in Medioriente, dove per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, la Russia non partecipa, e anche la Cina è fuori. Ha eliminato senza colpo ferire Maduro in Venezuela e sta rafforzando gli accordi di difesa in Asia imperniati sul Giappone.
Quali sono invece i punti di forza del Dragone che potrà sbandierare a Trump?
La Cina può mostrare di non essere isolata. ha accolto il premier canadese, ora quello inglese, ha firmato un nuovo accordo commerciale con l’Unione Europea, il suo surplus commerciale è diminuito con gli Stati Uniti ma è esploso con il resto del mondo. In questo gioco di posizionamento reciproco l’Inghilterra, partner storico dell’America da oltre un secolo, che si avvicina alla Cina, nonostante le tante differenze, dovrebbe far suonare tanti campanelli d’allarme a Washington.
Ma con Londra restano molti nodi, non ultimo quello di Hong Kong: si pensa che Starmer abbia sollevato il tema di Jimmy Lai, che rischia l’ergastolo.
Il problema di Hong Kong è caro alla Gran Bretagna, così come lo è quello di Jimmy Lai. Però, al di là degli interessi ideali, c’è ben poco che il Regno Unito può fare su entrambi i dossier. E inoltre entrambi i dossier hanno oggettivamente poca rilevanza politica ed economica per il Regno Unito in questo momento storico.
Se parliamo in termini di simboli, quali erano quelli sullo sfondo della visita di Starmer?
Come dicevamo credo che il contenuto di questo viaggio sia soprattutto simbolico, e lo era anche per la Cina. Quindi in futuro è importante capire cosa farà Washington sia con Pechino che con Londra. il comportamento di Washington rischia di essere fondamentale per l’evoluzione dei rapporti anglo-cinesi.
Che cosa hanno pensato a Washington di questa visita?
Al di là dei moniti ufficiali, credo che il Regno Unito in particolare, ma anche il Canada ed altri tradizionali alleati americani stiano aspettando delle mosse positive per ricucire rapporti che il primo anno di presidenza Trump hanno strappato. Non è chiaro se Trump si muoverà in questo senso, quando e come. Ma non lo escludo.
Perché non lo esclude?
Ciò perché questo secondo mandato di Trump mi sembra faccia emergere un modello di comportamento nuovo. Trump spinge con un piano o istintivamente. Sente i punti di rottura e cerca di inserirsi. Ma dove trova poi resistenza, o danno, poi si ritira e cerca strade alternative. Lo abbiamo visto con la giravolta in Groenlandia, ma anche con l’azione contro le centrali di arricchimento nucleare in Iran. Con l’Iran in un primo momento non voleva intervenire, poi alla luce del successo israeliano si è mosso. Trump nel bene o nel male sente e segue l’aria che tira.
Pensa che Trump rifletterà sulla possibilità di un eventuale riposizionamento di Londra?
Oggi la domanda è: il doppio colpo di Canada e Regno Unito spingeranno gli Stati Uniti a ripensare certe posizioni? E se si, quando avverrà e come? Se dovessi scommettere, penserei di sì, e che ciò potrebbe avvenire prima di aprile, cioè prima del viaggio di Trump a Pechino.
Ciao, significa che la visita di Starmer potrebbe rivelarsi un mero fuoco di paglia?
Naturalmente quello che dicevo prima non significa che semplicemente gli alleati volteranno pagina. La rivoluzione portata da Trump nelle alleanze potrebbe avere riflessi anche a lungo termine. Ma niente è inevitabile in politica. Gli Stati Uniti o anche la Cina potranno muoversi, e certamente si muoveranno, in queste nuove dinamiche alacremente. di certo si è mostrato che se gli Stati Uniti non si curano degli alleati, ci penserà la Cina.
Quali vantaggi ha ottenuto concretamente Pechino dalla visita del primo ministro britannico e da quella di tutti gli altri leader che hanno compiuto il pellegrinaggio nella capitale cinese?
Questa offensiva diplomatica cinese porta di certo dei risultati a Pechino. ma senza una nuova strategia più articolata cinese, rischiano di trasformarsi semplicemente in autogol. Infatti sul lato politico e commerciale sostanziale i risultati sono di immagine. Ma in maniera più significativa hanno risvegliato, scosso l’America di Trump.
In che modo l’hanno scossa?
Se Trump effettivamente riuscirà a mettere una toppa sui rapporti con gli alleati attuali, il rischio finale per Pechino è di essere più isolata. le toppe infatti sono brutte ma più solide del tessuto originale. Pechino quindi dovrebbe pensare diversamente al mondo, al di là di iniziative forse di breve respiro. La strada per Washington è più chiara e facile. Naturalmente bisogna vedere se Trump saprà muoversi bene con un avversario astuto come Pechino.




