Lo stand by all’accordo Mercosur dato dal Parlamento europeo, che chiede l’avallo della Corte di giustizia con una spaccatura a metà e un voto molto risicato (334 favorevoli, 324 contrari, 11 astenuti), evidenzia una delle ragioni della debolezza europea: il farraginoso incastro di competenze tra Commissione, Consiglio, Corte ed Europarlamento che provoca rallentamenti, contraddizioni e incertezze decisionali. Di contro, abbiamo l’autocrazia di fatto di Donald Trump, che fa e disfa come vuole. Vedremo se gli altri poteri ufficiali e sostanziali dello Stato, per ora quasi silenti, si sveglieranno per remargli seriamente contro (è la democrazia, bellezza, non puoi farci quasi niente). Per ora, Donald si becca il sarcasmo di Megan Cassella della CNBC e di Robert Armstrong di FT, che lo chiamano “TACO trade”, cioè “Trump Always Chickens Out”, Trump fa sempre marcia indietro.
La banale riflessione sorge spontanea, vista la continuità con cui i commenti di geopolitica abbinano a “Occidente” termini quali “finito”, “requiem”, “distratto”, “vergogna”. Al conflitto di competenze istituzionali, come concause del declino, si aggiungono la demografia senescente (che preoccupa la Cina ancor più di noi, vedi ultimi dati del loro ufficio di statistica), l’overdose materialistica e il nichilismo valoriale-identitario (vedi la strategia antirazzista di Bruxelles che omette l’odio anti-cristiano), l’accelerazione tecnologica e l’infodemia (da tenere sotto controllo l’asse Wikipedia-AI di cui parla Sallusti sulla Verità), la rivoluzione del lavoro con i tratti di un neo-schiavismo (il CDM ha approvato il permesso semplificato per gli extra-Ue, in applicazione di una direttiva europea) e i cambiamenti climatici (su cui il rigetto verso la narrativa ideologica e apocalittica rischia di far trascurare i dati reali: vedi Harry, che ha colpito il nostro Sud con danni tali da indurre Meloni a inviare un messaggio).
Di fatto, il caos multilateralista colpisce le due organizzazioni su cui l’Europa dovrebbe poggiare, UE e NATO, mentre Trump assesta mazzate alle altre, ONU in primis, e ne inventa di nuove, come il Board per Gaza (innominata) con tanto di cospicua quota di ingresso. La schizofrenia sarà forse del capo della Casa Bianca, qualche sintomo nell’eloquio e nella postura si ravvisa, ma è sicuramente dell’asse atlantico che viaggia a due velocità troppo diverse: lo “scontro” o “frattura”, sempre per riprendere il lessico dei commentatori, era inevitabile. Intanto, il presidente statunitense ha ottenuto di dividere i già molto disuniti europei sul Board of peace, su questo ha ragione Carlo Cottarelli.
Altri elementi da tenere in conto sono ovviamente la Cina, per ora bloccata nel paradosso del surplus commerciale, tra export stellare e consumi interni stagnanti, e il panorama finanziario: i segnali negativi che giunti negli ultimi tempi dalle Borse, da tempo abituate a rally, saliscendi e crescite record, non vanno sottovalutati. Né i segnali speculativi che giungono dai mercati ma anche dal carrello della spesa, con l’erosione inflattiva ai danni delle retribuzioni risicate: sia per il rischio di bolle esplosive, sia per il calo di consenso verso i governi. Ne abbiamo visto un pallido riflesso con la lite interna alla maggioranza sulla nomina di Freni alla Consob.
La schizoide realtà internazionale che viviamo ha molti avi ma anche due genitori, la pandemia e la crisi dei mutui subprime del 2008. Incertezza e speculazione vanno sempre a braccetto, la paura del futuro porta a rosicchiare i tesoretti acquisiti e a inventarsi la qualunque per incrementarli.






