La situazione geopolitica è seria e difficile, ma offre anche nuove opportunità per la Germania e l’Europa. È la sintesi con cui il capo del governo tedesco Friedrich Merz ha tracciato davanti al Bundestag di Berlino una visione rinnovata del ruolo europeo nello scacchiere internazionale, caratterizzato da crescenti tensioni tra vecchi e nuovi poli di potere mondiali.
Nel suo intervento generale sulla politica estera, il cancelliere ha delineato un percorso che vede il Vecchio Continente chiamato a riscoprire “la propria forza intrinseca”, trasformando le pressioni esterne in “occasioni per consolidare un’identità politica più assertiva”. La crisi attuale, secondo questa prospettiva, rappresenterebbe paradossalmente “il terreno fertile per uno sviluppo accelerato dell’unità comunitaria”, capace di affermarsi come alternativa credibile ai neo-imperialismi emergenti.
DALL’INFLUENZA ECONOMICA AL PROTAGONISMO GEOPOLITICO
L’approccio delineato dal leader cristiano-democratico pone l’accento sulla necessità per l’Unione di padroneggiare il vocabolario delle relazioni internazionali contemporanee, superando una posizione di mera influenza economica per abbracciare una dimensione di “protagonismo geopolitico compiuto”.
Il cancelliere tedesco non è il primo a invocare un salto di qualità dell’Ue, ma nei fatti il percorso si presenta impervio in un’Europa bloccata da sospetti e reciproche concorrenze fra i suoi piccoli Stati. Merz ha individuato tre direttrici fondamentali lungo le quali costruire questa trasformazione: “l’autonomia in materia di sicurezza e difesa”, riducendo le dipendenze strategiche che attualmente vincolano il continente alla protezione americana, inclusa quella nucleare; il rilancio della competitività economica attraverso “riforme strutturali profonde”; e la capacità di presentarsi compatti sulla scena mondiale, trasformando la frammentazione in “coesione d’intenti”.
LA GROENLANDIA COME BANCO DI PROVA
La recente controversia scaturita dalle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump riguardo all’isola artica ha fornito, secondo il cancelliere tedesco, una dimostrazione concreta della ritrovata determinazione europea. L’iniziale minaccia di sanzioni commerciali contro diversi partner atlantici, seguita dal ripensamento di Washington dopo la ferma risposta comunitaria, avrebbe certificato a suo avviso l’efficacia di “una postura unitaria e risoluta”.
Questo precedente viene interpretato come fondamento per costruire “una nuova fase di rapporti transatlantici”, dove il rispetto reciproco sostituisca qualsiasi dinamica di subordinazione. Il vertice straordinario europeo previsto per febbraio dovrà capitalizzare questo slancio, concentrandosi sui nodi critici che frenano la crescita economica dell’Unione.
AFGHANISTAN E DIGNITÀ DEGLI IMPEGNI ASSUNTI
Particolarmente netta è risultata la replica alle affermazioni provenienti da oltreoceano circa la presunta irrilevanza del contributo alleato nella campagna afghana. Merz ha rivendicato con fermezza “il sacrificio dei militari tedeschi caduti o rimasti feriti durante la missione Enduring Freedom”, sottolineando come l’intervento fosse stato condotto anche “a tutela degli interessi americani all’indomani degli attentati del 2001”. Sminuire retroattivamente questo impegno costituirebbe “un’offesa inaccettabile” verso chi ha servito e una pericolosa erosione della fiducia reciproca che sorregge il sistema di alleanze occidentale.
APERTURE COMMERCIALI E NUOVE PARTNERSHIP
Sul fronte delle relazioni economiche internazionali, il cancelliere ha ribadito l’importanza cruciale di concludere l’intesa con i paesi del Mercosur sudamericano e di finalizzare un accordo con l’India, nell’ottica di diversificare i partner commerciali e garantire accesso a mercati dinamici. La filosofia sottostante privilegia il libero scambio con barriere tariffarie minime, riconosciuto storicamente come motore di prosperità condivisa.
In questo contesto, Merz non ha risparmiato critiche all’atteggiamento dei parlamentari verdi tedeschi a Strasburgo, accusati di aver ostacolato l’accordo sudamericano alleandosi con forze politiche opposte, compromettendo gli interessi strategici nazionali ed europei: chi parla di cordone sanitario in patria e poi in Europa vota assieme ad AfD non rende un buon servizio al proprio paese e neppure all’Europa.






