Epstein colpisce ancora. E scuote il mondo delle banche e della finanza. Le nuove carte diffuse dal Dipartimento di Giustizia Usa hanno prodotto un effetto domino che è arrivato fino ai piani alti di Goldman Sachs. E questa volta a cadere non è un manager qualsiasi, ma il capo dell’ufficio legale, la donna che più di ogni altra doveva presidiare reputazione e rischi del colosso finanziario di Wall Street: Kathryn Ruemmler.
PERCHE’ RUEMMLER DI GOLDMAN SACHS SI E’ DIMESSA
La notizia delle dimissioni è rimbalzata su tutte le principali testate internazionali. Come evidenzia Reuters, la chief legal officer di Goldman Sachs si è dimessa dopo che i documenti del DoJ hanno mostrato come avesse accettato regali da Jeffrey Epstein e lo avesse consigliato su come gestire le inchieste della stampa sui suoi crimini. L’addio diventerà effettivo il 30 giugno 2026. L’amministratore delegato David Solomon l’ha definita “una delle professioniste più affermate nel suo campo” e “una mentore e un’amica per tanti di noi”, aggiungendo di aver accettato le dimissioni e di rispettarne la decisione.
COSA SCRIVONO IL FINANCIAL TIMES E IL NEW YORK TIMES
Il Financial Times riporta in esclusiva una dichiarazione della stessa Ruemmler, la quale ha spiegato la scelta con una formula che dice molto del clima che si respirava in banca: “Ho ritenuto che l’attenzione mediatica su di me, legata al mio precedente lavoro come avvocato difensore, stesse diventando una distrazione”. Una distrazione. Per Goldman, però, era molto di più: un rischio reputazionale in piena regola. Non a caso, sempre secondo il Ft, tra board ed ex partner serpeggiavano “imbarazzo”, “profonda delusione” e la sensazione di un sempre maggiore danno reputazionale.
Secondo il New York Times, le email e i messaggi diffusi dal Dipartimento di Giustizia hanno ribaltato la narrazione ufficiale secondo cui il rapporto tra Ruemmler ed Epstein sarebbe stato esclusivamente professionale. Il quotidiano parla di una relazione “estesa” ed evidenzia che in una email del 2014 lei stessa definiva il rapporto con il defunto imprenditore un’“amicizia”.
LA RELAZIONE TRA RUEMMLER ED EPSTEIN
Non solo consulenze legali: scambi personali, confidenze, consigli sulla vita sentimentale, regali di lusso, messaggi firmati “xoxo”, fotografie condivise. I regali, in particolare, sono dettagliati nelle carte. Secondo Reuters e Financial Times, Epstein le fece avere una borsa Hermès, prodotti Apple, biglietti aerei, appuntamenti dal parrucchiere, trattamenti spa e altri articoli di lusso. In una email del 2019 ringraziava per ulteriori doni scrivendo: “Sono totalmente accessoriata grazie a zio Jeffrey! Stivali, borsa e orologio!”. Il FT parla anche di appuntamenti organizzati per trattamenti di bellezza e spa, oltre a tagli di capelli e viaggi prenotati a sue spese. Dettagli che contribuiscono a delineare un rapporto che andava ben oltre il perimetro di una consulenza professionale.
I MESSAGGI CONTROVERSI
Tra i passaggi più controversi, citato dal Nyt, c’è quello in cui Ruemmler spiegava a Epstein la differenza giuridica tra minorenni e prostitute adulte. La donna spiegò a Epstein “come la legge distingua tra vittime minorenni di reati sessuali e prostitute adulte”, fa sapere il quotidiano. “‘Credo che il punto sia che, se era minorenne, non poteva legalmente prestare consenso a prostituirsi”, scrisse Ruemmler a Epstein nel 2015”. Le carte mostrano anche che Epstein la chiamò sul cellulare la sera dell’arresto, il 6 luglio 2019. E che i loro scambi, dal 2014 al 2019, furono numerosi e continui, ben oltre il patteggiamento del 2008.
LE VERSIONI DI GOLDMAN SACHS
Goldman e la stessa Ruemmler hanno sempre sostenuto che Epstein non fosse suo cliente e che le interazioni precedessero l’arrivo alla banca. In una dichiarazione riportata da Reuters, l’avvocata ha affermato: “Ero un avvocato difensore quando ho avuto a che fare con Jeffrey Epstein. L’ho conosciuto come cliente e quella è stata la base del nostro rapporto. Non avevo alcuna conoscenza di condotte criminali in corso da parte sua e non lo conoscevo come il mostro che poi si è rivelato”.
Ma la mole delle comunicazioni – oltre 10.000 menzioni secondo il Nyt – e il tono di molti scambi hanno reso la difesa sempre più fragile. Eppure, fino a pochi giorni prima delle dimissioni, i vertici di Goldman – a partire da Solomon – avevano difeso la loro consulente legale. Solo quando la pressione mediatica e interna è diventata insostenibile, Ruemmler ha rimesso il mandato direttamente nelle mani del Ceo.
IL CURRICULUM DI RUEMMLER
Chi è davvero Kathryn Ruemmler? È a partire da questa domanda che la vicenda assume un significato più profondo.
Nata nel 1971, laurea in Inglese con lode all’università di Washington e dottorato in giurisprudenza nel 1996 alla Georgetown University, dove è stata anche direttrice del Georgetown Law Journal, Ruemmler muove i primi passi come praticante per il giudice Timothy K. Lewis presso la Corte d’appello per il terzo circuito alla fine degli anni Novanta, come riportato nella biografia ufficiale e nel profilo diffuso da Goldman Sachs.
Successivamente entra al Dipartimento di Giustizia, dove rimane per sette anni nei primi anni Duemila come sostituto procuratore federale per il Distretto di Columbia. In quel periodo ricopre anche il ruolo di vicedirettore della Enron task force e di Principal Associate Deputy Attorney General, contribuendo ai procedimenti che portarono alle condanne dei vertici Enron Kenneth Lay e Jeff Skilling.
Un percorso che la colloca fin dall’inizio nel cuore dell’apparato giudiziario federale americano: non una semplice funzionaria, ma una procuratrice impegnata in prima linea in uno dei più grandi scandali finanziari della storia degli Stati Uniti. Il caso Enron – il colosso energetico texano crollato nel 2001 dopo una gigantesca frode contabile – rappresentò uno spartiacque per la regolazione dei mercati e la responsabilità dei manager. Il fatto che Ruemmler abbia contribuito alle condanne dei suoi amministratori delegati dice molto della sua collocazione: dentro la macchina federale che persegue i crimini dei colletti bianchi ai massimi livelli del capitalismo americano.
L’ESPERIENZA POLITICA CON OBAMA
Il salto politico arriva con l’amministrazione Obama. Ed è qui che Ruemmler entra nel cuore del potere americano, sedendosi letteralmente al tavolo dove si decidono le questioni più sensibili di politica interna, estera e di sicurezza nazionale. Tra il 2009 e il 2011 serve al Dipartimento di Giustizia nell’amministrazione Obama; dal 2011 al 2014 è White House Counsel del presidente Obama, diventando il suo legale più longevo in quel ruolo, alla guida di uno staff di circa 45 persone.
TRA STUDI LEGALI E MONDO FINANZIARIO
Conclusa l’esperienza alla Casa Bianca nel 2014, rientra nel grosso studio legale internazionale americano Latham & Watkins, dove è a capo dell’ufficio che si occupa della difesa dei colletti bianchi, incarico ricoperto dal 2014 al 2020. In quegli anni, secondo le ricostruzioni della stampa, si collocano le comunicazioni con Epstein.
Nel 2020 entra in Goldman Sachs come partner e, dal 2021, assume l’incarico di responsabile legale e consigliere legale generale della banca. Fa inoltre parte del Comitato di gestione, l’organo ristretto che affianca l’amministratore delegato nelle decisioni strategiche; presiede il Comitato per la condotta aziendale, che vigila su comportamenti interni e standard etici; è vicepresidente del Comitato per il rischio reputazionale, chiamato a valutare le operazioni e le relazioni più sensibili sotto il profilo dell’immagine e dell’integrità della banca; ed è membro del Comitato per il rischio d’impresa, che sovrintende ai rischi complessivi – finanziari, legali e operativi – del gruppo.
DI COSA SI OCCUPAVA RUEMMLER IN GOLDMAN SACHS
In altre parole, la supervisione dei rischi – inclusi quelli reputazionali, di condotta e di governance – passa anche dal suo ufficio, collocandola al centro della cabina di regia che presidia gli equilibri legali e reputazionali di uno dei gruppi finanziari più influenti al mondo.
Le biografie ufficiali ricordano inoltre che è membro dell’American College of Trial Lawyers, una delle più selettive associazioni statunitensi di avvocati processualisti; fa parte dell’American Law Institute, l’organismo che riunisce giuristi, giudici e accademici impegnati nell’elaborazione e nell’aggiornamento dei principi del diritto americano; ed è componente del Board of Trustees del German Marshall Fund, think tank transatlantico che promuove la cooperazione tra Stati Uniti ed Europa su temi politici, economici e strategici.
Insomma, una figura cardine dell’establishment legale e politico americano, con una traiettoria che intreccia Casa Bianca (anche come Associate Counsel nell’amministrazione Clinton negli anni Novanta), Dipartimento di Giustizia e vertici della finanza globale.
È proprio questa traiettoria a rendere il caso emblematico. Ruemmler incarna la porta girevole americana tra potere politico, giustizia federale e grande finanza. Una professionista considerata dai suoi colleghi “riservata e capace”, chiamata a presidiare la reputazione di una delle banche più influenti al mondo.






