SpaceX schiera quattro banche per pilotare la sua offerta pubblica iniziale (Ipo), un’operazione che la renderebbe la più grande quotazione di sempre.
Secondo quanto rivelato dal Financial Times, l’azienda aerospaziale di Elon Musk ha arruolato Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley per guidare la quotazione.
Sulla scia di questa indiscrezione, SpaceX sta accelerando i preparativi per la quotazione in Borsa con cui punta a una valutazione complessiva di circa 1,5 trilioni di dollari. Si tratterebbe della più grande Ipo di sempre, superando la quotazione in borsa di Saudi Aramco nel 2019, che ha fruttato 29 miliardi di dollari.
Sarebbe anche un po’ un’inversione di tendenza per SpaceX, che in precedenza aveva considerato di scorporare la sua divisione per l’Internet satellitare Starlink per un’Ipo, mantenendo al contempo la società principale privata. Una valutazione di mille miliardi di dollari collocherebbe SpaceX tra le 10 maggiori società quotate negli Stati Uniti.
Nel frattempo, l’azienda sta procedendo con una vendita di azioni riservate che la valuta a circa 800 miliardi di dollari, come riportato da Bloomberg News a dicembre. Si tratta di più del doppio del suo valore precedente di quasi 400 miliardi di dollari.
Tutti i dettagli.
SULLA RAMPA DI LANCIO LA MAXI-IPO
Secondo fonti citate da Bloomberg a fine dello scorso anno, il management e i consulenti di SpaceX stanno valutando una quotazione già tra la metà e la fine del 2026. La tempistica dell’Ipo potrebbe variare in base alle condizioni di mercato e ad altri fattori, e una delle fonti ha affermato che potrebbe slittare al 2027.
Con l’Ipo la società punta a raccogliere più di 30 miliardi di dollari e a spingere la valutazione del gruppo fino a circa 1,5 trilioni.
ARRUOLATE QUATTRO GRANDI BANCHE
Secondo quanto riporta il Financial Times, SpaceX avrebbe individuato quattro colossi bancari – Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan e Morgan Stanley – per guidare la maxi-Ipo. Secondo le indiscrezioni, altre banche sono in trattativa per un ruolo nell’Ipo dell’azienda aerospaziale di Musk.
L’INGRESSO NEL “QUIET PERIOD”
Sempre secondo quanto riferito da Bloomberg, a dicembre i dirigenti di SpaceX avrebbero comunicato ai dipendenti che stava entrando in un periodo di calma e che avrebbero dovuto astenersi dal discutere pubblicamente dell’Ipo.
Come previsto dalle regole di mercato, SpaceX ha quindi comunicato l’ingresso in un periodo di “quiet period”, un requisito normativo per la quotazione delle aziende candidate nei mesi precedenti il previsto debutto. Questo passaggio, che consiste in una fase di silenzio informativo per evitare comunicazioni in grado di influenzare la percezione degli investitori, viene interpretato dagli analisti come un indizio che il processo verso la Borsa sia entrato in una fase ormai avanzata, pur in assenza di annunci ufficiali da parte dell’azienda e delle banche coinvolte.
A CHE PUNTO È IL PROGETTO DI VOLARE SU MARTE
Dunque se Musk ha resistito per anni all’idea di trasformare SpaceX in una società quotata, l’intelligenza artificiale gli avrebbe fatto cambiare idea.
Secondo il Wall Street Journal, il produttore di razzi è diventato una delle aziende private più preziose del paese, in parte grazie alla sua capacità di sviluppare attività spaziali rischiose al di fuori del controllo degli investitori pubblici. I suoi dirigenti amavano dire che l’azienda non avrebbe effettuato una Ipo finché i suoi razzi non avessero volato regolarmente su Marte.
L’azienda sta ancora testando Starship, il razzo più potente al mondo, sviluppato da SpaceX per i viaggi verso la Luna e – un giorno – il pianeta rosso. Lo scorso autunno Musk aveva annunciato che una missione di rifornimento con due Starship è prevista per il 2026, un traguardo che l’anno precedente la Nasa stimava di raggiungere già nel 2025. Si tratta di uno dei passaggi fondamentali in vista dell’allunaggio umano del 2027.
PERCHÉ MUSK HA CAMBIATO L’IDEA SULLA QUOTAZIONE SECONDO IL WSJ
Tutto ciò prima che la corsa alla costruzione di data center per l’intelligenza artificiale spingesse Musk, Jeff Bezos e altri a proporre di installarli nello spazio. L’idea ha suscitato scetticismo da parte di molti ingegneri, date le sfide tecniche poste dalla costruzione di data center di intelligenza artificiale alimentati a energia solare che sfrecciano attorno alla Terra, ricorda il Journal.
Con i fondi della quotazione in borsa l’azienda aerospaziale punterebbe a sviluppare data center spaziali, incluso l’acquisto dei chip necessari per gestirli, rilevava a dicembre sempre Bloomberg. Un’idea a cui Musk ha espresso interesse durante un evento con Baron Capital, e che accomuna sia il patron di SpaceX sia il ceo di Google Sundar Pichai. Ma Musk è diventato ossessionato dall’idea che SpaceX sia la prima a farlo, secondo fonti del Wsj. Un’impresa del genere sarebbe difficile da realizzare senza i miliardi di dollari di capitale che un’offerta pubblica iniziale potrebbe generare in un colpo solo.






