La guerra in Ucraina, segnata dall’uso massiccio dei droni, oggi dipende sempre più dalla Cina.
Con un esplosivo attaccato, un drone che costa meno di 1.000 dollari può distruggere un carro armato del valore di milioni. E l’invasione russa dell’Ucraina ha innescato una raffica di innovazioni nella guerra con i droni. Il conflitto tra Mosca e Kyiv rappresenta infatti una “guerra di iterazione”, in cui entrambe le parti perfezionano i propri droni e intercettori in grado di abbatterli e ciascuna cerca di migliorare le ultime innovazioni dell’altra. Ciò ha dato alle aziende ucraine un vantaggio rispetto ai concorrenti stranieri, che non avevano il contatto diretto con i soldati sul campo.
Con l’espansione del loro ruolo, è aumentata anche la corsa per assicurarsi i componenti che li fanno funzionare.
Questa corsa però non passa per Washington o Bruxelles. Passa per i parchi industriali di Guangdong e Shenzhen, nella Cina meridionale, rileva un rapporto del Financial Times. Dai motori e sensori alle telecamere, ai processori e ai controllori di volo, i componenti che determinano la distanza di volo di un drone e la sua nitidezza visiva sono realizzati prevalentemente nella terra del Dragone. Sia la Russia che l’Ucraina dipendono ora dagli stessi fornitori, spesso dalle stesse fabbriche e talvolta dalle stesse linee di produzione, ha riportato il Financial Times.
Nel frattempo, il nuovo ministro della Difesa ucraino ha annunciato che le truppe inizieranno a schierare un sostituto nazionale del drone DJI Mavic di fabbricazione cinese.
Tutti i dettagli.
IL DRONE CINESE MAVIC SOSTITUITO DA UNO UCRAINO
A inizio settimana Kiyv ha fatto sapere che sostituirà i droni Mavic di fabbricazione cinese.
Il Mavic, di produzione commerciale, è ampiamente utilizzato per la ricognizione aerea in prima linea da entrambe le parti, sebbene l’Ucraina costruisca già molti dei propri droni da attacco “suicida”, così come le versioni difensive utilizzate per abbattere i droni russi. I droni Mavic sono apprezzati dalle unità dell’esercito ucraino, spesso supportate da gruppi di volontari che organizzano campagne continue per reperire i Mavic e raccogliere fondi per acquistarli, ricostruisce il Guardian. Il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha dichiarato: “Avremo il nostro analogo del Mavic: la stessa telecamera, ma con una maggiore autonomia di volo”. Fedorov non ha rivelato il produttore della versione ucraina.
LA DIPENDENZA DALLE COMPONENTI MADE IN CHINA
La dipendenza dalla Cina per droni e componenti è stata una delle principali preoccupazioni per l’Ucraina, dati gli stretti rapporti di Pechino con Mosca.
I produttori di droni ucraini e russi dipendono dagli stessi fornitori cinesi per componenti chiave, tanto che le fabbriche in Cina organizzano scrupolosamente gli incontri per evitare che delegazioni di Kiev e Mosca si incontrino negli stessi stabilimenti, ricostruisce il rapporto del Financial Times.
L’Ucraina sta lavorando per localizzare la produzione di droni, ma l’imprenditore ucraino nel settore difesa Oleksandr Yakovenko afferma al quotidiano finanziario britannico di dipendere ancora dalla Cina per circa l’85% dei componenti che compongono i semplici droni con visuale in prima persona, pilotati da operatori remoti assistiti da telecamere di bordo e spesso utilizzati per attacchi kamikaze.

QUESTIONE DI NEUTRALITÀ (APPARENTE)
In realtà, questo non sarebbe possibile: ufficialmente Pechino rivendica una posizione di neutralità. Il paese ha vietato infatti l’export di tecnologie sensibili per droni sia verso la Russia sia verso l’Ucraina e ribadisce di non aver mai fornito armi letali a nessuna delle due parti. Formalmente, i controlli sulle esportazioni sono stati progressivamente rafforzati dall’inizio del conflitto.
LA POSIZIONE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI CINESE
Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha affermato che il Paese ha “sempre mantenuto una posizione obiettiva e giusta sulla crisi ucraina” e non ha “mai fornito armi letali a nessuna delle parti in conflitto e controlla rigorosamente l’esportazione di prodotti a duplice uso, compresi i droni”.
COSA SUCCEDE ALLE ESPORTAZIONI
Eppure, come evidenzia ancora il Ft, parti cinesi compaiono ancora nei droni russi abbattuti. Un’analisi del Centre for Defence Reforms, un think tank di Kiev, ha mostrato che i componenti cinesi hanno superato di poco quelli statunitensi nel 2025, con i componenti svizzeri al terzo posto.
Dal canto loro, gli esportatori cinesi sottolineano la natura intrinsecamente dual use dei droni e la facilità con cui possono essere modificati. Una volta che un componente lascia lo stabilimento, sostengono, diventa di fatto impossibile controllarne la destinazione finale e l’impiego effettivo.
Zhao Yan, rappresentante della Shanxi Xitou UAV Intelligent Manufacturing, azienda statale, ammette infatti che può essere difficile stabilire con certezza chi sia l’utente finale di un drone o per cosa potrebbe utilizzarlo, data l’adattabilità dei droni e la proliferazione di intermediari commerciali.
NONOSTANTE LE SANZIONI
“Equipaggiamenti, materiali e componenti cinesi consentono ai russi di implementare la cosiddetta produzione locale di motori, pur rimanendo in realtà legati alla filiera tecnologica e di materie prime cinese”, afferma Oleksandr Danylyuk del Centre for Defence Reforms.
Nell’ottobre 2024, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni a due aziende cinesi per aver venduto alla Russia i componenti per la produzione del drone Garpiya: Xiamen Limbach Aircraft Engine Co e Redlepus Vector Industry Shenzhen Co.
Al Financial Times, funzionari occidentali affermano che lo Stato cinese sembra aver aiutato direttamente i venditori cinesi e un acquirente russo a eludere le sanzioni occidentali e i controlli sulle esportazioni cinesi.
LA VULNERABILITÀ UCRAINA
Nel frattempo, Kyiv ha accelerato lo sviluppo dell’assemblaggio domestico di droni, ma continua a dipendere dalla Cina per gran parte dei componenti essenziali.
L’Ucraina ha compiuto “grandi progressi” nella localizzazione della produzione di droni, ha osservato al Financial Times Oleksiy Babenko di Vyriy Drone, un altro grande fornitore dell’esercito ucraino. Tuttavia, rimane dipendente dalla Cina per i componenti chiave ed è vulnerabile alle restrizioni all’esportazione e al routing, nonché alle pressioni politiche.
Al contrario Mosca ha fatto leva sulle risorse statali per mettere in sicurezza l’offerta. Un supporto finanziario più robusto e rapporti più stretti con Pechino le hanno garantito volumi superiori e una continuità di approvvigionamento, rileva il Ft. La produzione di droni russi a lungo raggio è così cresciuta in modo significativo, rendendo possibili attacchi sostenuti contro le città ucraine.






