Con la fusione tra SpaceX e xAI, si apre la corsa ai data center orbitali.
Elon Musk ha annunciato l’acquisizione della sua startup di intelligenza artificiale xAI da parte della sua azienda aerospaziale puntando – tra i vari obiettivi – di sviluppare data center per l’intelligenza artificiale in orbita, sfruttando l’energia solare e la riduzione dei costi di lancio.
L’operazione si inserisce in un contesto in cui la crescente domanda di potenza di calcolo sta spingendo varie aziende tecnologiche a esplorare soluzioni alternative ai data center terrestri.
Parallelamente alle iniziative di Musk, altre aziende stanno lavorando alla progettazione di data center spaziali che, a loro dire, potrebbero eliminare alcune delle complessità dei data center terrestri, come il surriscaldamento. Anche Blue Origin, l’azienda aerospaziale di Jeff Bezos, sta esplorando il concetto, secondo alcune indiscrezioni. Lo scorso autunno, in un’intervista a FOX News, il ceo di Google Sundar Pichai aveva dichiarato: “In questo spirito, uno dei nostri obiettivi sulla Luna è capire come un giorno avremo data center nello spazio per sfruttare al meglio l’energia del sole”.
Eppure secondo il numero uno di Amazon Web Services (Aws), la division cloud del colosso dell’e-commerce fondato da Bezos, i data center orbitali sono “piuttosto lontani” dalla realtà, riportava ieri Reuters.
Tutti i dettagli.
LA FUSIONE TRA SPACEX E XAI
A inizio settimana il miliardario americano ha annunciato l’acquisizione di xAI, la sua azienda di intelligenza artificiale proprietaria anche del social network X, da parte della sua compagnia spaziale SpaceX, al fine di realizzare il suo progetto di costruire data center in orbita. L’integrazione punta a massimizzare le sinergie tra tecnologie spaziali e sistemi di intelligenza artificiale, creando una struttura che, secondo molti osservatori, potrebbe raggiungere un valore stimato di 1.250 miliardi di dollari.
Secondo le dichiarazioni di Musk, l’azienda risultante sarebbe destinata a diventare un soggetto orientato allo sviluppo di infrastrutture di calcolo nello spazio, poiché “entro 2 o 3 anni, il modo più economico per generare elaborazione di intelligenza artificiale sarà nello spazio”. Nella stessa prospettiva, Musk sostiene che “a lungo termine, l’intelligenza artificiale basata sullo spazio è ovviamente l’unico modo per scalare”.
IL PROGETTO DEI DATA CENTER IN ORBITA
Il progetto prevede l’utilizzo dell’ambiente orbitale per attività di calcolo ad alta intensità, grazie alla disponibilità di energia solare e a costi di lancio considerati in progressiva riduzione. La fusione tra SpaceX e xAI mira anche a facilitare la realizzazione di infrastrutture tecnologiche capaci di rispondere alla crescente richiesta di potenza di calcolo.
Musk ha affermato in una nota che tali data center saranno fondamentali poiché “la domanda globale di elettricità per l’intelligenza artificiale semplicemente non può essere soddisfatta con soluzioni terrestri”. Secondo questa visione, lo sviluppo di sistemi energetici e informatici in orbita diventerebbe un passaggio necessario per sostenere l’espansione delle applicazioni di intelligenza artificiale.
IL CONCETTO DI “SOLE SENZIENTE” DI MUSK
Il progetto è stato definito da Musk un “sole senziente” e viene inserito in una prospettiva più ampia legata all’espansione umana nello spazio. Secondo quanto riportato, l’ambizione è quella di stabilire “basi autonome sulla Luna” prima di “un’intera civiltà su Marte e, in ultima analisi, dell’espansione nell’universo”.
In questa cornice, il progetto orbitale rappresenterebbe anche “Un primo passo” verso “una civiltà di Tipo II”, concetto che richiama un modello di sviluppo basato sulla capacità di sfruttare l’energia prodotta su scala planetaria e oltre.
Secondo il patron di SpaceX, “La domanda globale di elettricità basata sull’intelligenza artificiale non può essere soddisfatta con soluzioni terrestri, nemmeno a breve termine, senza imporre difficoltà alle comunità e all’ambiente”, ribadendo inoltre che “l’intelligenza artificiale basata sullo spazio è chiaramente l’unica via per crescere nel lungo termine”.
LE SFIDE PER I DATA CENTER TERRESTRI
La crescita esponenziale dell’intelligenza artificiale richiede enormi quantità di potenza di calcolo e raffreddamento, mettendo a dura prova la capacità dei data center terrestri. Ed ecco allora che diverse startup stanno lavorando alla progettazione di data center spaziali che, a loro dire, potrebbero eliminare alcune delle complessità dei data center terrestri, come il surriscaldamento, segnala Reuters.
IL PROGETTO SUNCATCHER DI GOOGLE
Anche Alphabet, attraverso Google, ha avviato iniziative simili. A novembre, il colosso di Mountain View guidato da Sundar Pichai ha annunciato il Project Suncatcher, un progetto di data center orbitale che, secondo Big G, potrebbe essere oggetto di lanci di prova già l’anno prossimo, ricorda ancora Reuters.
LO SCETTICISMO DI AMAZON WEB SERVICES
Non tutte le grandi aziende tecnologiche condividono però la stessa valutazione sui tempi di realizzazione di data center spaziali.
Il principale dirigente del cloud computing di Amazon ha affermato che i data center spaziali sono “piuttosto lontani” dall’essere una realtà, nonostante diverse startup e lo stesso fondatore dell’azienda, Jeff Bezos, abbiano perseguito l’idea, riporta l’agenzia internazionale.
Il ceo di Aws, Matt Garman, intervenuto al Cisco AI Summit di San Francisco, ha sottolineato che le difficoltà di inviare server, satelliti e altre apparecchiature in orbita rendono la realizzazione dell’idea estremamente ardua. “Non ci sono ancora abbastanza razzi per lanciare un milione di satelliti, quindi siamo piuttosto lontani da quella cifra”, ha affermato Garman.
Inoltre, il numero uno della divisione cloud di Amazon ha evidenziato l’aspetto economico legato ai lanci spaziali: “Se si pensa al costo di un carico utile nello spazio oggi, è enorme”. “Non è semplicemente un fattore economico”, ha osservato il manager di Amazon.






