“L’Europa e l’India stanno scrivendo la storia. Abbiamo concluso la madre di tutti gli accordi. Abbiamo creato una zona di libero scambio di due miliardi di persone, da cui entrambe le parti trarranno beneficio”, ha detto ieri Ursula von der Leyen firmando l’accordo con l’India, ricordando che nell’era di Trump e Xi “il commercio è sempre più utilizzato come arma”.
IL CONTRIBUTO INVOLONTARIO DI TRUMP
Donald Trump ha dato una mano all’Ue e all’India. Prima del suo ritorno alla Casa Bianca i negoziati sull’accordo di libero scambio andavano a rilento. Lanciati nel 2007, interrotti nel 2013, rilanciati nel 2022, i negoziati hanno subito un’accelerazione lo scorso anno. L’India ha subito dazi del 50 per cento da Trump. L’Ue è stata minacciata di dazi del 25 per cento prima di concludere un accordo sfavorevole con Trump, che li ha portati al 15 per cento. All’inizio del suo secondo mandato, von der Leyen ha scelto di portare a Nuova Delhi tutta la Commissione. E’ stato “un punto di svolta”, ci ha spiegato uno dei negoziatori, sottolineando la “dimensione geopolitica” dell’accordo.
I BENEFICI PER L’UE DELL’ACCORDO CON L’INDIA
I benefici economici per l’Ue sono molti. “Ci aspettiamo che l’accordo apra mercati che sono stati finora chiusi per l’elevato livello dei dazi”, ha spiegato una fonte della Commissione. “Gli esportatori europei risparmieranno 4 miliardi di euro l’anno rispetto ai dazi che hanno pagato finora”. I dazi sul 90 per cento dei beni dell’Ue saranno ridotti o azzerati. La Commissione si aspetta di raddoppiare il volume delle sue esportazioni verso l’India. Le automobili – settore prioritario per la Germania e per la stessa von der Leyen – sono un esempio. Attualmente l’India applica un dazio del 140 per cento, che limita le esportazioni di auto dall’Ue a poche migliaia di unità l’anno. La Commissione ha ottenuto una quota tariffaria di 250 mila automobili per le quali il dazio sarà ridotto gradualmente al 10 per cento. I dazi sui macchinari (attualmente fino al 44 per cento) saranno azzerati, come quelli su aerei (dall’11 per cento), prodotti chimici (dal 22 per cento) e farmaceutica (dall’11 per cento).
I GUADAGNI PER IL SETTORE AGROALIMENTARE
Anche il settore agro-alimentare europeo ha molto da guadagnare. Memore delle rivolte degli agricoltori contro il Mercosur, la Commissione è stata attenta a escludere del tutto alcuni prodotti sensibili (come riso, zucchero, etanolo, carne di manzo, carne di pollo, latte in polvere, banane, miele e aglio) dall’ambito dell’accordo. Ma i dazi proibitivi sull’agrifood (in media oltre il 36 per cento) saranno ridotti o eliminati del tutto. Il vino – settore prioritario per paesi come Francia e Italia – vedrà i dazi ridursi immediatamente dal 150 al 75 per cento per scendere successivamente al 20 per cento. L’olio d’oliva passerà dal 45 per cento a zero. L’India è fortemente protezionista nel settore agricolo. L’Ue avrà “un accesso senza precedenti al suo mercato per il settore agro-alimentare, se si paragona a quanto l’India ha concesso in accordi con altri paesi”, ci ha detto il negoziatore.
GLI ASPETTI GEOPOLITICI
Al di là dei numeri, c’è la portata geopolitica dell’accordo di libero scambio tra Ue e India. “Il commercio tra i nostri due continenti scorre da secoli”, ha detto ieri il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Portoghese con origini indiane, Costa ha una profonda conoscenza della storia e un istinto che lo proietta fuori dai confini dell’Ue. I leader europei non menzionano mai Trump. Ma “il commercio è un fondamentale stabilizzatore geopolitico”, ha ricordato Costa. “L’accordo di libero scambio tra Europa e India è una chiara scelta strategica. Una scelta di certezza e prevedibilità in un mondo incerto”, ha detto von der Leyen.
Da quando è diventata presidente nel 2019, affermando la sua ambizione di guidare una Commissione geopolitica, von der Leyen è stata immersa in una serie di crisi che l’hanno costretta a indossare di volta in volta divise diverse. Ministro della Sanità per combattere la pandemia. Ministro delle Finanze per lanciare un grande strumento di debito per rilanciare l’economia dopo il Covid. Ministro dell’Energia per far fronte all’impennata del prezzo del gas dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ministro della Difesa per pilotare il riarmo dell’Europa di fronte alla minaccia russa e al disimpegno americano. Grande Timoniere dell’Ue nelle relazioni con il resto del mondo. Alcune risposte sono state all’altezza, come gli acquisti di vaccini. Altre hanno mostrato limiti a causa dell’inesperienza dell’istituzione e dell’ambizione della sua presidente, come sull’energia e la difesa.
Il commercio è una competenza esclusiva della Commissione, conseguenza della creazione del mercato unico e dell’unione doganale. Dazi, barriere non tariffarie, standard, regolamentazioni sono da decenni il pane quotidiano dei funzionari della Commissione. Anche con Donald Trump si erano preparati a usarli per proteggere gli interessi europei dalla guerra tariffaria, salvo essere costretti a una marcia indietro per volontà di von der Leyen e di una maggioranza di Stati membri.
UN (RARO) SUCCESSO POLITICO PER VON DER LEYEN
L’accordo con l’India è un raro successo politico per von der Leyen, dopo un 2025 molto difficile. Forse capirà che il modo migliore per fare geopolitica è far fare alla Commissione ciò che i trattati le hanno attribuito: la politica commerciale. E forse non esiterà più a entrare in un rapporto di forza. Il lavoro non è finito con “la madre di tutti gli accordi commerciali”. Dopo l’India è il momento dell’Australia, della Malesia, delle Filippine e degli Emirati Arabi Uniti.
(Estratto dal Mattinale europeo)



