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Veltroni

L’Unità strapazza l’ex Unità Walter Veltroni

Veltroni sorpreso dall’Unità a “danzare” per Giorgia Meloni. I Graffi di Damato.

Walter Veltroni, che ne fu l’ultimo direttore davvero politico fra il 1992 e il 1996, quando la storica testata fondata da Antonio Gramsci nel 1924 era l’organo ufficiale del Pci e poi Pds, è stato strapazzato venerdì come editorialista del Corriere della Sera dall’Unità riportata in vita l’anno scorso dall’editore napoletano Alfredo Romeo affidandone la direzione a Piero Sansonetti. Che, avendo già lavorato all’Unità anche di Veltroni, sta trascorrendo una specie di felice seconda giovinezza giornalistica e politica.

Il mio amico Piero, in verità, non si è esposto in prima persona contro il suo ex direttore, ma lo ha lasciato trattare abrasivamente dal filosofo Michele Prospero. Che gli ha rimproverato – come da titolo – di essersi unito alle “danze” del quotidiano milanese di via Solferino a favore della Giorgia Meloni esibitasi al G7 in Puglia fra i Grandi della terra, comprensivi questa volta di Papa Francesco: il primo Pontefice nella storia di questo summit internazionale, promosso o degradato, come preferite, dal vecchio Rino Formica a loro “cappellano”.

“Con l’occhio penetrante del cineasta, che coglie il senso intimo delle cose inquadrando un semplice particolare e il dettaglio più casuale di un volto è in grado di attribuire dei significati che sfuggono allo sguardo dei profani, Walter Veltroni è rimasto impressionato dalla Giorgia di Puglia”, ha aperto Prospero il suo processo scherzando quindi anche sulla indubbia competenza cinematografica, forse ancor prima che giornalistica, del quasi settantenne Veltroni. Restituito alle passioni adolescenziali e familiari da una politica molto generosa con lui, ma non abbastanza da tenerselo avvinghiato per tutta la vita.

Oltre che attraverso Veltroni e Paolo Mieli, chissà perché non anche il direttore in persona di via Solferino, Luciano Fontana, già capo-redattore – se non ricordo male – di Veltroni all’Unità dei primi anni Novanta, Prospero ha scoperto, indicato, lamentato, denunciato “l’amore di via Solferino per la signora di Colle Oppio”, scambiata per “il cigno per l’Europa del futuro” da Antonio Polito. La signora – ripeto – del Colle Oppio, dove – o nei cui dintorni – giovanissimi fratelli d’Italia, pur non menzionati da Prospero ma ripresi da una telecamera furtiva, inneggerebbero al fascismo nell’indulgente silenzio, o distrazione, della capa del loro partito, oltre che del governo. E Veltroni un po’, secondo il non detto o il non scritto del filosofo dell’Unità di Sansonetti, dovrebbe sentirsi imbarazzato ballando con o per “la Giorgia – ripeto – di Puglia”.

Per fortuna della politica i tempi sono cambiati e l’Unità può essere uscita venerdì scorso senza disorientare, a dir poco, gli elettori di sinistra degli odierni ballottaggi in un centinaio di Comuni italiani, di cui 14 abbastanza grandi. Nei quali al primo turno, quindici giorni fa, andarono a votare in un notevole, direi eccezionale 62,62 per cento di affluenza.

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