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G7 Meloni

Meloni stile G7 fa sbroccare le opposizioni

Non vorrei tuttavia che gli obiettivi successi personali e politici di Giorgia Meloni al vertice mondiale in Puglia, dopo quello raccolto nelle elezioni europee di sabato e domenica scorsi, facessero perdere la testa alle opposizioni sino a una riedizione del ritiro sull’Aventino. I Graffi di Damato

 

Oltre alla riflessione sul “potere che logora chi non ce l’ha”, la buonanima di Giulio Andreotti ci ha lasciato quella formidabile battuta poco britannica sul “pensare male”, cioè la malizia, che è “un peccato ma ci si indovina”. Poco britannico perché è l’opposto del motto del famosissimo Ordine della Giarrettiera istituito nel 1348 da Edoardo III d’Inghilterra. Che dice: “Honi soit qui mal y pensa”. Cioè vergogna a chi pensa male, per quanto pruriginoso possa essere, solo a vederlo, un indumento intimo femminile come la giarrettiera, appunto.

Ebbene, anche Andreotti oggi, pur avendo vissuto da giovane momenti parlamentari molto agitati, sospetterebbe del marcio oggi sotto la condotta parlamentare delle opposizioni. Che tanto alla Camera quanto al Senato, fra lotte alle autonomie differenziate e al premierato, provocano una maggioranza che purtroppo a Montecitorio ci è cascata con le sue reazioni scomposte. Contribuendo così a guastare sulle prime pagine dei giornali, italiani e stranieri, la festa -diciamo così- della premier Giorgia Meloni alla presidenza del G7 in Puglia.

Tanto i quindici giorni di sospensione dall’aula della Camera comminati al deputato leghista Igor Iezzi quanto i quattro al deputato pentastellato Leonardo Donno, per non parlare degli altri nove, a destra e a sinistra, sono stati -per carità- più che meritati dopo i “disordini” verbalizzati da chi ha visto e giudicato le immagini. Disordini più che la sola “’aggressione” a Donno lamentata e denunciata dalle opposizioni. Iezzi, in particolare, se li è meritati quando in un goffo tentativo di difesa ha avuto l’imprudenza, quanto meno, di dire di avere in effetti tentato di sferrare pugni contro il torace di Donno senza riuscirvi, dopo averlo colpito sulla fronte. Gli spetterebbe forse una sanzione anche di partito.

A un altro leghista, il ministro Roberto Calderoli, comprensibilmente e giustamente interessato come titolare del dicastero degli affari regionali e delle autonomie all’approvazione dell’omonimo disegno di legge, qualcuno dovrebbe spiegare che non avrebbe perso la sua dignità se spiritosamente avesse raccolto la bandiera italiana che Donno aveva cercato di consegnargli per protesta. E che il giorno dopo al Senato in versione ridotta e cartacea le opposizioni hanno riproposto contro l’elezione diretta del presidente del Consiglio.

Non vorrei tuttavia che gli obiettivi successi personali e politici di Giorgia Meloni al vertice mondiale in Puglia, dopo quello raccolto nelle elezioni europee di sabato e domenica scorsi, facessero perdere la testa alle opposizioni sino a una riedizione del ritiro sull’Aventino, come cento anni fa dopo il delitto Matteotti. Che è stato evocato -guarda caso- dalla segretaria del Pd Elly Schlein annunciando e motivando una manifestazione di piazza martedì a Roma contro un presunto squadrismo fisico e legislativo del governo e della sua maggioranza. “Ultimo spettacolo”, hanno titolato al manifesto, “Lotta continua” al Tempo.

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