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Cosa scrive Le Monde sui guai giudiziari di Bolloré

Bolloré

Tutti gli affari e i problemi di Bolloré in Africa secondo Le Monde Diplomatique

 

L’articolo di Le Monde Diplomatique sugli affari del signor Bolloré si contraddistingue rispetto alla vulgata comune per un acuto senso critico.

Dopo aver constatato che la Bolloré Africa Logistics è presente in quarantadue porti, che è rivenditore di sedici container terminal (la maggior parte dei quali nei paesi francofoni), che gestisce anche tre concessioni ferroviarie e fornisce logistica e transito con operazioni di sdoganamento e trasporto merci, impiegando più di 20.000 persone – ovvero un quarto della forza lavoro del gruppo in tutto il mondo, raggiungendo un fatturato di 2,1 miliardi di euro -, Le Monde ricorda ai lettori distratti che non sono pochi i procedimenti giudiziari a suo carico. E fra questi uno dei più importanti potrebbe coinvolgere non soltanto lo stesso Vincent Bolloré, ma anche l’amministratore delegato Gilles Alix e il capo della divisione internazionale Havas Jean-Philippe Dorent per “corruzione del pubblico funzionario straniero, violazione della fiducia e complicità in violazione della fiducia”.

Nello specifico – secondo quanto riportato da Le Monde -, i giudici parigini sospettano che il gruppo del miliardario francese abbia sotto fatturato i servizi di consulenza e di comunicazione a Alpha Condé, candidato alla presidenza della Guinea, a Faure Gnassingbé, allora candidato alla rielezione in Togo, per ottenere la gestione dei porti di Conakry e Lomé.

Come si è conclusa l’indagine della procura di Parigi? Non solo gli accusati hanno ammesso la loro responsabilità, ma hanno pagato anche una multa di 375.000 € ciascuno, oltre a rimborsare il Tesoro francese con 12 milioni di euro. Nonostante la disponibilità di Bolloré & company a pagare i loro debiti con la giustizia francese e con quella africana nel febbraio del 2021, la corte di giustizia di Parigi – ed in particolare il giudice Isabelle Prévost-Desprez – ha respinto l’accordo con il sig. Bolloré e dei suoi collaboratori, poiché i fatti di cui sono stati accusati sono di tale gravità che le sanzioni che sono state determinate non sono adeguate per i reati commessi. Se tutto ciò venisse confermato, come previsto dalle norme del codice penale francese in relazione al reato di corruzione, gli imputati potrebbero essere condannati a cinque anni di carcere.

Ma i problemi giudiziari del miliardario Bolloré non sono certamente finiti qui, poiché la giustizia di Parigi nell’ottobre del 2020 “ha aperto un’indagine preliminare, ancora in corso, sulle condizioni per la concessione del contratto di concessione per il container terminal del porto camerunese di Kribi a un gruppo costituito dal gruppo Bolloré, CMA-CGM e dalla China Harbour Enginering Company. Il processo di assegnazione sarebbe stato truccato? In Camerun, un giudice investigativo sta anche indagando su possibili reati di produzione e soppressione di prove, false testimonianze e false notizie” commessi da Camrail, una filiale del gruppo, contro un’altra società, Sitrafer“.

Ma i guai giudiziari non sono finiti ancora: una filiale del gruppo presente nel porto di Douala, e cioè la Douala International Terminal (DIT), è stata accusata di appropriazione indebita di fondi pubblici nel funzionamento di un container terminal dal 2004 al 2019 .

Si sono concluse in questo modo le vicende giudiziarie della multinazionale francese? Non pare, dal momento che ci sono problemi analoghi anche nell’Africa occidentale, e cioè nel Benin, dove quattro dirigenti sono stati accusati – e addirittura messo in detenzione preventiva – per essere stati trovati con 150 kg di cocaina nascosta in un contenitore di zucchero nel porto di Cotonou.

E che dire del Burkina Faso, dove una filiale del gruppo francese nel 2018 ha cercato di esportare illegalmente oro nascosto dentro carichi di carbone per una frode stimata in 500 milioni di euro?

L’esercizio del potere, sia nel campo politico che nel campo economico, determina quasi inesorabilmente -come se si trattasse di un’equazione matematica – corruzione, violazione dei più elementari principi della morale e del diritto (pensiamo, per rimanere in Francia, agli scandali innumerevoli legati alla multinazionale Total). E proprio per tale ragione questo modus operandi deve essere perseguito in modo sistematico e capillare. Senza fare sconti a nessuno. Solo in questo modo la giustizia delle democrazie potrà dimostrare di essere superiore a quella fasulla dei sistemi autoritari o totalitari. Del presente e del passato.

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