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Mario Mori

Il generale Mario Mori è ormai un ostaggio della giustizia

L'incredibile vicenda giudiziaria di Mario Mori si arricchisce di nuove puntate... I Graffi di Damato.

“All’ungherese”, ha titolato La Stampa, su un commento di Mattia Feltri, a proposito del generale Mario Mori finito sotto indagine a Firenze per le stragi di mafia del 1993. Un titolo a rischio di crisi diplomatica perché l’Ungheria, che ha appena concesso gli arresti domiciliari a Ilaria Salis sotto processo con l’accusa di avere malmenato dimostranti di destra, potrebbe protestare, offesa, attraverso il suo governo.

Neppure in terra magiara la magistratura, indipendente o non che sia dal presidente Viktor Orban, variante di Orbace secondo i suoi critici, arriverebbe ad accusare un generale come Mori, già plurimputato assolto in via definitiva per vicende più o meno analoghe, di indagarlo “a morte”, come ha titolato il Riformista giocando sugli 85 anni appena compiuti dall’interessato. Ma si potrebbe scrivere anche “a vita”, condividendo la fiducia del generale espressa, pur dopo una vigorosa protesta, di potersi godere il fallimento anche di questa iniziativa giudiziaria assunta contro di lui.

IL PARADOSSO DELLA VICENDA DI MORI

Il paradosso di questa nuova vicenda di Mori è ben rappresentato dal già citato Mattia Feltri scrivendo che “la procura di Firenze lo accusa di non aver fatto nulla per evitare le stragi mafiose” dopo che “nel processo Trattativa era accusato di aver fatto troppo per impedirle”.

“L’obiettivo – ha titolato L’Unità – è abbattere Mori” perché “colpevole di aver ferito Cosa Nostra” con arresti eccellenti. “Se Falcone fosse vivo?”, si è chiesto il direttore Piero Sansonetti in apertura dell’editoriale. “Probabilmente – si è risposto da solo, e non a torto – sarebbe in prigione. I due noti piemme di Firenze, che sempre di più assomigliano al commissario Clouseau, avrebbe ottenuto da un buon Gip un mandato di cattura contro di lui. Con l’accusa di essere il capo occulto della mafia. Di avere fatto le stragi e altre varie bricconate. Anche Borsellino, forse, sarebbe in prigione, magari accusato di avere depistato – seppure dopo essere stato ucciso – le indagini sulla sua stessa morte”.

Questo dev’essere il sospetto anche del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e magistrato, Alfredo Mantovano. Che, presumibilmente autorizzato dalla premier Giorgia Meloni in persona, ha solidarizzato pubblicamente con Mori ricevendolo dopo l’avviso di garanzia e diffondendo questa valutazione: “Conosco Mori da oltre 25 anni e ne ho sempre apprezzato la lucidità di analisi e la capacità operativa. Gli ho espresso sconcerto. Decenni di giudizi hanno già dimostrato l’assoluta infondatezza di certe accuse, Gli eccezionali risultati che ha conseguito esigerebbero solo gratitudine da parte di tutte le istituzioni, magistratura inclusa”.

“Governo a gamba tesa”, ha protestato nel titolo indignato di apertura Il Fatto Quotidiano. E chi sennò? La gamba tesa è quella anche allungata a sostegno di Mori dal ministro della Difesa Guido Crosetto prima di finire ieri in ospedale per un malore durante una riunione del Consiglio supremo di Difesa al Quirinale.

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