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Ecco perché Wall Street non si agita troppo per la guerra commerciale Cina-Stati Uniti

di

faang

Il commento giornaliero ai mercati finanziari di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners, con un focus sulla guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti

Il Ministro cinese delle Finanze ha comunicato nel week end una lista di 545 prodotti importati dagli Usa, pari a un controvalore di 34 bln, sui quali eleverà dal 6 luglio dazi del 25%. Beni per altri 16 bln sono stati individuati, ma la tassazione partirà in un secondo tempo. In altre parole, misure speculari in tutto a quelle varate dalla Casa Bianca. Tra i beni selezionati trova spazio un ampia gamma di prodotti agricoli, e poi auto, carbone, petrolio, carburanti e medicine.

Le misure reciproche che entrano in vigore il 6 giugno produrranno effetti trascurabili sulle rispettive economie. Ma Trump aveva già dichiarato che, in caso di rappresaglia da parte della Cina, avrebbe elevato altri dazi, e indiscrezioni rivelano che l’individuazione di prodotti per altri 100 bln è entrata nella fase finale all’ United States Trade Representative Office. E il 30 giugno dovrebbero essere pubblicate le restrizioni agli investimenti.

Io continuo ad essere convinto che Trump non vorrà andare verso le Midterm Elections avendo precipitato il paese in una trade war con la seconda economia del globo, e in un’altra con l’EU, che sta elaborando faticosamente una rappresaglia per i dazi su acciaio e alluminio.

L’elettorato degli stati agricoli, che lo ha favorito alle Presidenziali, potrebbe non gradire. Sussiste poi la possibilità che il Congresso riporti, con apposita legge, sotto la propria egida, la politica commerciale USA, dovesse ritenere inadatta la linea della Casa Bianca (già se ne è parlato i giorni scorsi).

Detto questo, i fatti sono fatti, e dovesse entrare in vigore, nei prossimi mesi, anche il secondo round di azioni e reazioni, diciamo che una “trade war scare” sui mercati è probabile, perché la Cina sembra determinata a rispondere colpo su colpo agli USA, e l’impatto macro di un triplicare dei dazi diventerebbe significativo. Vedremo.

Restando in tema di Cina, interessante uno studio di Deutsche Bank che osserva come il monitoraggio di alcune variabili mostri un economia cinese più in forma di quanto appare dai dati ufficiali. In particolare, il tasso di crescita della produzione di acciaio e elettricità si colloca attorno massimi degli ultimi 3 o 4 anni, i nuovi cantieri residenziali anche, e gli acquisti carrelli elevatori e scavatori stanno rimbalzando.

La mia teoria è che le autorità stanno ricorrendo ai vecchi trucchi (stimolo fiscale e investimento in immobiliare e infrastrutture) per proteggere il ciclo dagli effetti delle frizioni commerciali, ed evitare un altro 2015.

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