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Vi spiego perché è fragilina la tregua fra Usa e Cina sui dazi. Il commento di Jean

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 L’analisi di Carlo Jean sull’intesa temporanea fra Stati Uniti e Cina su dazi e commercio nel corso del bilaterale al G20 di Buenos Aires

Tutti sono stati stupiti dagli esiti dell’incontro fra i presidenti degli Usa e della Cina a margine della riunione del G-20 in Argentina. I due paesi hanno concordato una tregua di tre mesi nell’attuazione dei nuovi dazi annunciati a settembre.

Gli Usa avrebbero aumentato dal 1° gennaio 2019 i dazi su 200 mld.$ di importazioni cinesi dal 10 al 25%. Avevano inoltre annunciato di avere allo studio aumenti di dazi per altri 267 mld.$. Pechino aveva previsto ritorsioni che avrebbero colpito, dall’inizio del prossimo anno oltre 110 mld.$ di importazioni dagli Usa. Va ricordato che nel 2017 le importazioni Usa dalla Cina sono ammontate a 2.248 mld.$ contro 1.587 mld. di export. Il disavanzo commerciale Usa si è aggirato quindi in tale anno sui 650 mld.$, peraltro fortemente ridotti dall’attivo americano in altri settori (investimenti cinesi negli Usa, attivo delle MNC americane, ecc.).

Dall’inizio del 2018 è in atto fra i due paesi una “guerra dei dazi”, su cui Trump aveva particolarmente insistito nella sua campagna elettorale. Essa non riguarda solo la Cina, né solo il commercio di beni. Riguarda anche misure strutturali, quali la protezione della proprietà intellettuale, le barriere non tariffarie al commercio, il transfer tecnologico, la manipolazione della moneta cinese, ecc.

Le intese raggiunte a Buenos Aires fra Trump e Xi coprono tutti tali settori. Non consistono in un trattato di pace e neppure nella sospensione della guerra economica fra le due superpotenze. La loro competizione rimane. Quella che è stata concordata, è solo una sospensione della sua escalation per 90 giorni, nell’attesa che i negoziati in corso fra Washington e Pechino possano portare a risultai permanenti accettabili per entrambi.

Gli esperti Usa si dividono come sempre fra gli ottimisti e i pessimisti. Tra i primi si collocano i fautori dai Sed (Strategic and Economic Dialogues), che affermano la necessità per definire e gestire il “nuovo ordine mondiale” di una cooperazione molto stretta fra Washington e Pechino, al limite di quello che è stato definito un “duopolio imperiale” o “Chimerica” (China and America).

I pessimisti ritengono invece che Usa e Cina sia inevitabilmente portati allo scontro economico prima e strategico poi, alla cd. Thucidides Trap, come avvenuto fra Atene e Sparta e circa ventun secoli dopo fra la Germania guglielmina e la Gran Bretagna imperiale. Per essi un accordo va cercato ad ogni costo, anche per la riforma del Wto, a cui Xi e Trump hanno accennato. Per essi secondi è prioritaria la protezione degli interessi nazionali del proprio paese. Anche l’accenno al Wto non significa che Trump si sia convertito al multilateralismo e all’accettazione di regole internazionale. Rimane un intransigente “sovranista”, come ha dimostrato anche ribadendo il ritiro Usa dall’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico.

L’intesa raggiunta fra Trump e Xi riguarda tutti i settori: sospensione reciproca per tre mesi di nuovi dazi; accettazione cinese di aumentare le importazioni agricole, energetiche e meccaniche dagli Usa; permesso di acquisto da parte di una ditta americana per 44 mld.$ di una società cinese di microprocessori; impegno di Pechino di ridurre i dazi, attualmente del 40%, sulle auto americane (misura questa fortemente voluta da Trump anche per la crisi della General Motors); promessa cinese di rispetto della proprietà intellettuale e della riduzione degli attacchi e dei furti cibernetici e dell’uso di barriere non tariffarie al commercio. In pratica si è trattato di un baratto fra gli Usa e la Cina. Quest’ultima ha promesso concessioni in cambio della sospensione dell’aumento di nuovi dazi Usa per 3 mesi.

Rimangono però in vigore quelli decisi dall’inizio del 2018, che riguardano 250 mld. di dollari di esportazioni cinesi e quasi 120 di quelle americane in Cina.

L’intesa fra Xi e Trump non solo è temporanea, ma anche molto fragile. Si basa su pro esse poco verificabili. Il tutto è rimandato a tempi migliori.

I principali interrogativi che sono stati sollevati sull’accordo riguardano il perché sia stato fatto proprio ora e il suo impatto sull’Europa.

Per la Cina le motivazioni sono evidenti. Le preoccupazioni per una crisi economica che potrebbe rapidamente trasformarsi in sociale sono in crescita.

Dal canto suo, Trump ha voluto rispondere in qualche modo alle attese degli agricoltori e dei costruttori automobilistici americani. Ha bisogno del loro sostegno, specie oggi che ha perso la maggioranza al Congresso. Forse ha voluto dimostrare che la rinnovata collaborazione sino-americana consiglia sia all’Ue sia soprattutto al Cremlino una certa prudenza. In Ucraina le tensioni fra Washington e Mosca stanno aumentando. Per quanto riguarda l’Europa, la riunione del G-20 e l’intesa Trump-Xi ne dimostrano la marginalità. Potenzialmente, l’Ue avrebbe sia vantaggi che svantaggi dal miglioramento o dal peggioramento dei rapporti sino-americani.

Da un lato, il miglioramento riduce la possibilità di un conflitto che metterebbe a nudo tutta la sua impotenza. Diminuirebbe poi la possibilità di allinearsi con gli Usa per proteggersi dall’invasione di merci cinesi. L’Europa continua ad aver bisogno degli Usa per la sua sicurezza. Però, la Cina ha interesse al mantenimento della coesione dell’Ue, chiaramente avversata da Washington oltre che da Mosca. Secondo uno studio dell’agosto scorso dell’istituto Europeo di Brueghel, avrebbe interesse all’intensificazione della “guerra dei dazi” fra gli Usa e la Cina. Potrebbe sostituire le esportazioni americane sul mercato cinese e quelle cinesi su quello americano. Secondo tale studio lo spazio occupabile sul mercato Usa sarebbe di 68 mld e su quello cinese di 32, senza beninteso tener conto di ritorsioni sia americane che cinesi.

Il favore che ha incontrato sui media europei la tregua della “guerra dei dazi” fra Trump e Xi è stato perciò tutto sommato ingiustificato o almeno esagerato.

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