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Vi spiego le sfide della Tunisia (colpita dal terrorismo)

di

Tunisia
L’approfondimento dell’analista Stefano Torelli tratto dal sito Ispi

Due diversi attentati hanno colpito la scorsa settimana la capitale della Tunisia, mentre l’anziano Presidente Beji Caid Essebsi è statoricoverato in ospedale per un grave malore. Il Paese nordafricano sta per affrontare un periodo molto delicato del suo processo di transizione politica, avviato nel 2011 dopo la caduta dell’ex presidente Ben ‘Ali. Entro il 2019 si terranno elezioni parlamentari e presidenziali, che determineranno i futuri equilibri politici del paese, attualmente sempre più frammentato e instabile dal punto di vista delle alleanze.

La spaccatura del principale partito di governo, Nida Tounes, ha portato alla creazione di un nuovo gruppo parlamentare attorno al nuovo partito fondato dal primo ministro Youssef Chahed, Tahya Tounes, in cui sono confluiti più di 40 parlamentari di Nida Tounes. Ennahda sembra avere una maggioranza relativa, ma è molto probabile che si dovrà formare un nuovo esecutivo di coalizione. La situazione socio-economica continua a essere critica soprattutto su alcuni aspetti, come le disparità regionali, gli alti tassi di disoccupazione e la mancanza di piani di sviluppo di lungo termine. In un tale contesto, non si possono escludere nuove ondate di protesta, così come tentativi da parte di organizzazioni terroristiche di destabilizzare il paese per minarne il processo di transizione democratica.

La Tunisia intrattiene buoni rapporti con la maggior parte degli attori regionali e internazionali. Per ambizione politica e appartenenza geografica, i due maggiori vettori della politica internazionale tunisina sono l’Europa e l’area mediorientale. La Tunisia, tra tutti i paesi dell’area mediorientale e nordafricana, è il paese che dal punto di vista del commercio dipende maggiormente dall’Unione europea (circa 67% di tutto il volume commerciale tunisino è con paesi dell’UE).
Anche dal punto di vista dei rapporti politici, il dialogo e la cooperazione con i partner europei, soprattutto in questa fase di transizione, sono tra gli interessi maggiori della Tunisia. Ciò detto, la Tunisia rientra anche in altre dinamiche geopolitiche regionali, che la portano ad avere delle intense relazioni anche con altri attori. Il Qatar è il primo investitore straniero in Tunisia, ma anche l’Arabia Saudita ha interessi economici del paese, che non ha preso una posizione netta riguardo la disputa tra Riyadh e Doha. Il sostegno anche economico che Tunisi riceve da questi paesi è importante per il mantenimento stesso delle organizzazioni politiche che compongono lo spettro politico tunisino.

D’altro canto, la Tunisia confina anche con due paesi, la Libia e l’Algeria, che si trovano ad attraversare una situazione delicata, seppure in maniera differente, della loro evoluzione politica. Il conflitto libico rischia di generare un’ondata di instabilità anche in Tunisia, come effetto di possibili infiltrazioni di gruppi criminali e jihadisti attraverso il confine tunisino-libico (nonostante i controlli siano sensibilmente aumentati negli ultimi anni). D’altro canto, la situazione di incertezza politica in Algeria, partner fondamentale per la lotta al terrorismo, preoccupa la Tunisia, per via delle possibili ripercussioni sulla sicurezza regionale.

 

(estratto di un’analisi Ispi; qui la versione integrale

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