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Vi spiego i negoziati fra Stati Uniti e Giappone sul commercio

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trump silicon valley

Il Giappone ha la capacità di esibirsi come potenza nucleare in tempi brevi, ma ciò creerebbe problemi eccessivi sia di consenso interno sia di accesso al mercato cinese. Quindi sarà importante per l’Ue vedere cosa troverà lo staff strategico nipponico – rimarchevole e ancora organizzato con codice di impero – per costringere l’America a un compromesso meno penalizzante sul lato del business. L’analisi di Carlo Pelanda, analista e docente di geopolitica economica

 

Il 15 aprile inizieranno a Washington i negoziati tra Stati Uniti e Giappone per siglare l’accordo commerciale Tag (Trade Agreement on Goods). Per gli interessi dell’Unione europea, che inizierà trattative similari in autunno, tale negoziato è rilevante per capire se l’amministrazione Trump privilegerà gli aspetti di vantaggio e riequilibrio commerciale, considerando un deficit nell’interscambio di circa 70 miliardi di dollari, oppure quelli geopolitici.

Il Giappone ha già segnalato la disponibilità a cedere sull’import agricolo, ma molto meno sul settore dei servizi, restando ambigua la materia dei dazi sulle auto (oggetto di tutela per la sicurezza nazionale statunitense, trucco per rendere legali barriere tariffarie) che è anche un tema critico per la futura trattativa Usa-Ue.

In un caso precedente, quello degli accordi tra America con Messico e Canada per ottenere accordi commerciali più favorevoli alla prima in sostituzione del trattato Nafta, l’amministrazione Trump ha attutito la pressione per il riequilibrio commerciale in cambio dell’accettazione degli altri di condizionamenti relativi a barriere all’import cinese, considerando anche l’interesse americano a chiudere la trattativa con il Messico prima dell’insediamento del nuovo presidente, meno allineato con il potere statunitense, e a tranquillizzare il Canada che aveva accelerato l’accordo di libero scambio con l’Ue per risposta alla pressione statunitense. Ciò è un indizio di forte peso del criterio geopolitico su quello del riequilibrio tecnico dei flussi.

Anche il Giappone, infatti, ha accelerato l’accordo con l’Ue, mollando tantissime protezioni, per lo stesso motivo. Come l’Ue, anzi di più, ha mostrato, nell’ottobre 2018, con una visita «molto politica» del premier Shinzo Abe a Pechino, di poter perseguire accordi alternativi con la Cina, ma respingendo il corteggiamento di Mosca, temporaneamente, per mostrare all’America sia geo-importanza sia preferenza per la lealtà.

Ma la vulnerabilità del Giappone nel settore auto fornisce all’America un vantaggio negoziale dissuasivo. Sarà interessante vedere come Tokyo lo bilancerà perché ciò sarà istruttivo per la Germania e l’Ue in una situazione non dissimile.

Il Giappone ha la capacità di esibirsi come potenza nucleare in tempi brevi, ma ciò creerebbe problemi eccessivi sia di consenso interno sia di accesso al mercato cinese. Quindi sarà importante per l’Ue vedere cosa troverà lo staff strategico nipponico – rimarchevole e ancora organizzato con codice di impero – per costringere l’America a un compromesso meno penalizzante sul lato del business.

(articolo pubblicato sul quotidiano Italia Oggi)

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