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Tutti gli errori di Conte su Vecchione e Spygate. L’articolo di Galietti

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Il Conte statista, diga contro l’esondazione del barbaro Salvini, non è che un ricordo lontano. L’articolo dell’analista Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar. Estratto da Italia Oggi

Come spymaster, Conte ha inanellato un errore dopo l’altro, imbarazzando gli azionisti della sua maggioranza politica e tirando in ballo addirittura Mattarella, che ne avrebbe fatto volentieri a meno. E chissà che non abbia addirittura infilato Roma nella Nuova guerra civile americana.

Le cronache di questi giorni danno ampio risalto al ruolo di Giuseppe Conte come spymaster più che come presidente del consiglio e punto di equilibrio tra centro-sinistra e M5S.

Gli attacchi più pesanti a Conte provengono da sinistra. L’accusa che viene rivolta al Premier è di aver disinvoltamente messo a disposizione la nostra intelligence, non tanto a un tradizionale alleato, bensì a un singolo politico a stelle e strisce alla vigilia delle elezioni Usa.

Aiutando Trump, Conte non avrebbe cioè collaborato con Washington, con cui esiste una osmosi fortissima e di lunga data. Piuttosto, Conte avrebbe fornito a Donald Trump munizioni per le prossime elezioni presidenziali Usa. Con il che, il Premier, avrebbe fatto dell’Italia un campo di battaglia per la più feroce tenzone politica dell’intero Occidente, in cui le fazioni in campo lottano senza esclusione di colpi e ben al di là dei confini geografici americani.

Trumpiani, democratici, repubblicani anti-Trump chiamano ormai a raccolta le proprie forze per quella che diversi analisti non esitano a definire «Nuova Guerra Civile Americana». Le bordate che ora arrivano a Conte non si limitano a esprimere l’indignazione di chi fa riferimento ai democratici statunitensi e analoga inclinazione si aspetterebbe da Conte, che si è più volte e pubblicamente definito «di centro-sinistra». All’indignazione si accompagna non poca paura, dal momento che la contesa per la Casa Bianca è davvero violentissima.

C’è dell’altro. Fonti anonime di Palazzo Chigi hanno pensato bene di far sapere ai mezzi di informazione che l’intento perseguito da Conte è quello di far luce sull’operato dei suoi predecessori. Ciò ha fatto ovviamente saltare sulla sedia tanto Renzi quanto Gentiloni. Il secondo ha optato per una linea prudente, mentre il primo pretende un immediato ridimensionamento dei poteri dello stesso Conte.

Nel complesso, si ha l’impressione che l’intera faccenda sia sfuggita di mano a Conte, il quale, prima fa sapere di rovistare tra le carte di chi gli puntella la maggioranza in parlamento (Pd e Italia Viva) e poi imbarazza il capo dello stato, che, di qui a pochi giorni, ha in agenda una visita istituzionale proprio in America.

Il Conte statista, diga contro l’esondazione del barbaro Salvini, non è che un ricordo lontano.

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