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Vi spiego da dove nasce l’anti-renzismo della ditta Pd

Macaluso

Colpisce la gragnuola di accuse arrivata all’ex premier Renzi proprio dai suoi stessi ex compagni di partito, di cui lui è stato segretario. Un metodo identico all’anti-craxismo transitato per l’anti-berlusconismo… Il corsivo di Paola Sacchi

 

Autore di “un atto gravissimo contro l’Italia”; “Folle”; “Irresponsabile”. Forse l’aggettivo più tenero per Matteo Renzi venuto dal Pd è stato: “Del tutto inaffidabile“.

Comunque finirà la crisi politica, colpisce la gragnuola di accuse arrivata all’ex premier proprio dai suoi stessi ex compagni di partito di cui lui è stato segretario.

È vero che in una certa sinistra soprattutto post-comunista la sindrome del nemico interno o confinante, colui che è considerato alla stregua di un traditore, per il quale si usa un trattamento ancora più duro che per gli avversari politici esterni, è un vecchio, secolare vizio duro a morire, ma certe parole, scagliate come pietre, non possono passare inosservate.

Anche se i duellanti dovessero magari riallearsi, in politica mai dire mai (pure Gianfranco Fini disse: mai più un caffè con Umberto Bossi) sembra essere venuto allo scoperto tutto un certo rancore nei confronti di chi è stato vissuto come un corpo estraneo dalla cosiddetta “ditta”, transitata dal Pci-Pds-Ds al Pd ovvero il connubio tra post-comunisti e post-democristiani di sinistra.

Qui non si tratta di esser renziani, ma è impossibile non rivedere tracce di un metodo identico partito con l’anti-craxismo transitato per l’anti-berlusconismo e ora approdato all’anti-renzismo. I tre “anti” stigmatizzati ieri da Giampiero Mughini in tv a Stasera Italia, ma che già rimuginavano in testa a vari osservatori esterni, compresa chi scrive, dopo quella prima roboante accusa del leader Pd Nicola Zingaretti: “Atto gravissimo contro l’Italia”.

Alla lista degli “anti”- “ismi”, che costellano la storia politica di una certa sinistra da quasi ormai un trentennio, aggiungerei lo stesso anti-salvinismo,  anche se la cosa potrebbe apparire spericolata dal momento che lo stesso Renzi vi è caduto per certi sfottò.

Ma, pur non trattandosi anche qui di esser salviniani, questo non significa che ora si possa far finta di niente di fronte al trattamento riservato al leader di Iv dal suo stesso ex partito. Dal quale del resto gli erano giunti già parallelismi più o meno ironici con il Papeete.

Resta il fatto che comunque la crisi finisca, i temi sollevati  dall’ex premier stanno sotto gli occhi di tutti. Pongono al centro la crescita, l’altra drammatica faccia della pandemia. Quella stessa richiesta di far fronte alla crisi economica  che si trova nelle richieste dell’opposizione di  centrodestra, a parte differenziazioni come il Mes sanitario rispetto alla Lega e a FdI.

Modello Italia? “Il più alto numero di morti, il Pil più basso”, ha denunciato Renzi. Mentre l’autorevole giornale tedesco Frankfurter Allegemeine Zeitung è tranchant sul governo Conte /2 accusato di voler “distribuire i soldi di Bruxelles in base a calcoli politici e clientelari”. E ammonisce: “Così facendo l’Italia mancherebbe gli obiettivi del fondo Recovery volto a ottenere riforme e una maggiore crescita”.

E qui non è questione di “anti-ismi” contro leader politici ritenuti scomodi per un verso o per l’altro.

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