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Vi spiego cosa succede nel cuore della regione di Idlib

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L’esercito siriano bussa ad Idlib e le forze armate turche sbarrano l’ingresso. L’approfondimento di Angelo Gambella

Pochi giorni di intensi combattimenti sul terreno sono bastati all’esercito siriano per sfondare le linee delle forze ribelli e jihadiste ed irrompere nel cuore della regione di Idlib.

Le fortificazioni costruite nei mesi dai miliziani sono state messe a dura prova dal martellamento dell’aeronautica russa, in grado di decollare dalla vicina base costiera di Hmenymim, e dell’aviazione militare siriana. Il fuoco costante dell’artiglieria siriana ha consentito alle unità di élite e alle forze regolari siriane di riconquistare poco meno di 2000 kmq di terreno nelle province di Idlib ed Aleppo.

La situazione umanitaria è conseguentemente peggiorata, con pochi profughi in grado di raggiungere i varchi governativi siriani e in massima parte costretti a premere verso la Turchia.

Tale pressione verso i confini turchi e soprattutto la sconfitta delle formazioni armate, ha indotto la Turchia a piazzare altri punti di osservazione e vere e proprie postazioni militari sulle vie di transito nei pressi delle maggiori città delle ragione, Maarat al Numan, ripresa dai soldati siriani dopo il ritiro delle milizie, e soprattutto di Saraqib alle porte di Idlib.

I piani militari siriani sono evidentemente cambiati in itinere dall’opportunità di un assalto diretto a Saraqib ad una manovra a tenaglia che ha richiesto più ore per accerchiare oltre alla città, le stesse forze turche, rimaste isolate in zona e in più punti della regione. Uno scontro diretto tra turchi e siriani ha provocato la perdita di 7 militari turchi e di un autista; per tutta risposta la Turchia ha bersagliato posizioni siriane nel nord della Siria dichiarando un alto numero di perdite fra i siriani, cifre non confermate da Damasco.

Le operazioni in corso hanno consentito alle forze siriane di oltrepassare l’autostrada M5 (Damasco-Aleppo) e finanche l’intersezione della M4 (Latakia-Aleppo) con la M5 presso il villaggio di Nairab con il risultato di creare una testa di ponte a 4/5 km in linea d’aria dal capoluogo del governatorato, la città di Idlib, vera e propria capitale dei ribelli.

Ieri altre colonne militari turche sono entrate in Siria verso Idlib. Al tempo stesso i turchi hanno iniziato ad evacuare alcuni posti di osservazione circondati dai militari siriani, ottenendo libero passaggio verso Idlib stessa.

Quello turco è uno schieramento offensivo di tutto punto. Colloqui tra delegati russi e turchi sono in corso e tra loro viene discusso un nuovo cessate-il-fuoco, che non è solo tra ribelli e governativi ma, indirettamente come conseguenza dell’attrito, tra turchi e siriani stessi.

Il rischio di uno scontro diretto tra Turchia e Siria è elevato. I turchi hanno introdotto mezzi corazzati in grado non solo di bloccare la riconquista di Idlib ma di ricacciare indietro i siriani verso Hama ed Aleppo.

Le forze di Damasco giunte rapidamente alle porte di Idlib non hanno l’ordine di riprendere la città in questa fase del piano di guerra, ma con la presenza turca rischiano di non riconquistarla mai più. I siriani continuano, invece, le loro operazioni per riprendere tutta l’autostrada M5 Damasco – Aleppo, obiettivo primario dell’offensiva, dalle due direzioni, scendendo da Aleppo e risalendo da Saraqib.

In definitiva, esclusi da qualsiasi influenza gli Usa e i Paesi europei, i due maggiori attori regionali del conflitto siriano sono intervenuti per due differenti ragioni.

La Turchia, in seguito al crollo delle linee ribelli e jihadiste, per tracciare una “linea rossa” ad Idlib, vale a dire fisicamente una barriera di mezzi corazzati e reparti scelti.

La Russia per infliggere un duro colpo a quegli stessi combattenti jihadisti e per consentire ai siriani, come è effettivamente accaduto, di costituire una testa di ponte per la futura ma eventuale liberazione della città. La “linea rossa” di Mosca è quella di non consentire il ripristino del controllo delle fazioni armate sulle terre riconquistate da Damasco.

È ora possibile che forze russe di interposizione vengano inviate sulla linea di contatto tra turchi e siriani, come accaduto nel nordest a maggioranza curda, per scongiurare un confronto militare diretto tra Ankara e Damasco dagli esiti potenzialmente disastrosi.

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