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Vi spiego cosa produrrà l’odio di Grillo verso gli anziani. Il commento di Polillo

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La rivoluzione russa del 1917 doveva dischiudere il “regno della libertà”, preconizzato da Marx. Spuntarono invece i baffi di Stalin. Ma questo lo stagionato “giovanilista” Beppe Grillo non lo sa. A volte il gusto della verve dissacrante può essere fatale. Oltre che ridicola. Il commento di Gianfranco Polillo

Altro che semplice provocazione, come molta stampa ha cercato di derubricare l’ultimo intervento di Beppe Grillo: togliamo il voto agli anziani. Primo passo di una loro progressiva esclusione ed espulsione dalla vita non solo politica del Paese. Preannuncio di una successiva morte non solo civile. Lo dimostra la cura dimostrata nell’illustrare le pseudo motivazioni di quella possibile scelta. Gli anziani, secondo la nouvelle vague, sono “brutti, sporchi e cattivi”. Si disinteressano di politica. In Inghilterra hanno votato per Brexit. Hanno aspettative di vita limitate e quindi non pensano al futuro. Sono, in altre parole, una palla al piede che deve essere rimossa. Per non dire eliminata.

Il tentativo è quello di colmare il vuoto culturale che caratterizza ormai il suo Movimento. Del quale “l’eccelso” fa finta di disinteressarsi. Salvo intervenire nei momenti cruciali, quando giunge ”l’ora delle decisioni irrevocabili”. Lo si è visto nella formazione della nuova maggioranza, che ha incoronato il Conte 2.0. Passata la sbornia del “governo del cambiamento”, portato a casa il salario di cittadinanza, con tutti i contrasti postumi che ha determinato, ai 5 stelle non resta che vagheggiare le manette per gli evasori fiscali. Troppo poco per una forza politica ch’era maggioranza relativa del Paese e che, ora, si sta progressivamente spegnendo.

Si tratta allora di trovare la nuova linfa di una seppur cattiva ideologia. Visto che l’empirismo di Luigi Di Maio non sembra avere una grande attrattiva. Può servire a tirare a campare, non certo a riscaldare i cuori degli “attivisti”. Ed ecco quindi il tentativo, che si muove nel solco di una più antica impostazione, cercando nuove consistenze e parole d’ordine. Lo schema non è mutato. Grillo ed i suoi seguaci sono convinti che l’intera storia nazionale sia cosparsa di macerie. Il vecchio establishment ha fallito – questo il refrain – troppi i mascalzoni ed i corrotti. Occorre una palingenesi, che faccia piazza pulita.

Lo si è visto a Roma, Torino e Livorno. Per non parlare del caos della manovra, che sta mettendo a dura prova la pazienza degli ex Ds. Chiamati alla prova della vita, il fallimento di quei richiami si è appalesato. Ed ora il re è nudo. Bisogna allora trovargli nuovi panni. Prendendo a prestito i vestiti di Philippe Von Parijs, il teorico del basic income. Dare a tutti un salario di base a prescindere, per un valore pari al 15 per cento del Pil. Percentuale che, forse casualmente, corrisponde al tiraggio delle pensioni italiane sul reddito nazionale. Con una differenza, tuttavia: a monte di quel salario differito vi sono i contributi sociali, versati nel corso di un’intera vita lavorativa. Nel caso indicato dal filosofo belga, invece, solo elargizioni del principe, che qualcuno (non si sa bene chi?) dovrebbe pagare.

Una sorta di salario di cittadinanza generalizzato? Qualcosa di più. In una vecchia intervista, a La Repubblica, lo stesso Von Parijs aveva confessato: “In tempi più recenti i Cinque Stelle mi hanno invitato una volta a Bruxelles, ma non sono sicuro che il mio interlocutore avesse pienamente capito le implicazioni” delle mie proposte. Grande confusione sotto il cielo. Soprattutto una teoria, quella di Grillo, completamente sbilenca: al punto da travisare le stesse formulazioni del suo autore di riferimento.

Ma si trattasse solo di questo, sarebbe poca cosa. Nei fatti l’atteggiamento punitivo contro i vecchi, da parte dei 5 stelle, si è già manifestato nel grande imbroglio perpetrato contro i cosiddetti pensionati d’oro. “Parassiti”, secondo la sobria terminologia di Di Maio. Il quale, avendo passato anni della sua giovane vita nelle sedi dei meetup, aveva ben titolo per esprimere un giudizio così ingeneroso. Aveva motivato il taglio delle pensioni d’oro, reclamando l’introduzione generalizzato, benché postumo, del “contributivo” per tutti (ci poteva anche stare). Strada facendo, invece, quel progetto è degradato in un taglio indiscriminato, che ha premiato i baby pensionati, contro coloro che avevano passato un’intera vita nel duro lavoro quotidiano. Sul provvedimento si pronunceranno i “vecchi” della Corte costituzionale, ai quali è stata rimessa la decisione finale. Resta, tuttavia, la vera giustificazione di quell’intervento, che Beppe Grillo, nel suo blog, ha ora esplicitato.

Si vedrà come andrà a finire. Al momento non resta che respingere la brutta proposta di privare una parte consistente del popolo italiano dei suoi diritti, costituzionalmente protetti. In nome di un futuro che resta nel grembo di Giove. Non è la prima volta che questo accade. La rivoluzione russa del 1917 doveva dischiudere il “regno della libertà”, preconizzato da Carlo Marx. Spuntarono invece i baffi di Giuseppe Stalin. Ma questo il “giovanilista”, benché stagionato, Beppe Grillo non lo sa. A volte il gusto della verve dissacrante può essere fatale. Oltre che ridicola.

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