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Vi spiego cosa faranno Nato e Ue dopo la mossa di Trump sul trattato Inf

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L’analisi di Carlo Jean sull’annuncio del presidente americano Donald Trump

Il presidente Trump ha dichiarato di voler abbandonare lo storico trattato sulle forze nucleari intermedie (Inf o Euromissili, con gittata fra 500 e 5.000 km), firmato nel 1987 fra Reagan e Gorbaciov. Storico, perché aveva segnato l’inizio della fine della guerra fredda, conclusasi due anni dopo con la caduta del muro di Berlino e dopo altri due con il collasso dell’Urss. Con l’eliminazione degli Inf sovietici (in particolare dei temibili SS-20, con cui Mosca avrebbe potuto distruggere con un attacco di sorpresa tutte le basi Nato in Europa), erano stati ritirati anche i missili cruise e Pershing-2 statunitensi, in grado di colpire il territorio Urss dall’Europa. Essi avevano ripristinato – dopo lunghe discussioni e polemiche – il coupling, o collegamento strategico fra le difese Nato in Europa e le forze nucleari strategiche Usa, fondamentale tuttora per la strategia della risposta flessibile, alla base della tattica di dissuasione Nato nei riguardi di un attacco da Est. L’Italia era stata coinvolta nello schieramento di missili cruise a Comiso, in Sicilia. Questa decisione italiana era stata determinante per la Germania che non accettava lo schieramento degli euromissili sul suo territorio a meno che un altro Stato continentale europeo li accettasse. Per inciso, la determinazione dimostrata allora dal governo italiano accrebbe il prestigio del nostro Paese in ambito transatlantico. Fu causa, non ultima, della nostra ammissione a pieno titolo al G-7.

Il trattato Inf, fa riferimento solo ad armi nucleari a gittata intermedia schierate a terra, non a quelle aviolanciate o installate su navi o sommergibili. Inoltre, riguarda, come anche i vari trattati sulla limitazione o riduzione delle armi nucleari strategiche, solo gli Usa e la Russia. Nessun limite è previsto per le altre potenze nucleari, in particolare per la Cina, che più della Russia è considerata un potenziale avversario degli Usa. Infine, la Russia avrebbe violato il trattato da qualche anno, sviluppando cruise nucleari con gittata di oltre 1.000 km (i Novator-9M729, denominati dalla Nato SSC-8) e aumentando la gittata dei missili Iskander-SK720, chiamati dalla Nato SS26-Stone. Essi dovrebbero essere limitati a 415 km (a 280 nella versione destinata all’esportazione). Denunce per la violazione del trattato Inf furono fatte anche da Barack Obama, senza però ritorsioni da parte Usa.

Particolarmente critico nei confronti del trattato Inf è sempre stato John Bolton, attuale consigliere di Trump alla sicurezza nazionale. In questi giorni Bolton è a Mosca per incontrare il ministro degli esteri Serghei Lavrov e il segretario del consiglio di sicurezza russo, Nikolai Patruchev. Discuterà con essi dell’eventuale ritiro Usa dal trattato Inf. Prima di divenire effettivo, sono previsti sei mesi dalla sua notifica formale. La visita di Bolton a Mosca fa pensare che le dichiarazioni di Trump siano finalizzate non tanto a un ritiro effettivo dal trattato, ma a una sua rinegoziazione. Putin non potrà che accettarla. Non è in grado di sostenere una corsa al riarmo con Trump.

Forse gli Usa potrebbero chiedere a Mosca che nel negoziato venga inclusa anche la Cina. Pechino dispone di circa 2.000 sistemi missilistici nucleari, di cui da due terzi a tre quarti hanno una gittata compresa fra i 500 e i 5.000 km. Sembra difficile che possa accettare di partecipare a un negoziato che ne consideri la riduzione o l’eliminazione, come spererebbe Washington e certamente anche Mosca.

Quali potrebbero essere le conseguenze di un’uscita degli Usa dal trattato Inf, a parte le proteste d’uso e le preoccupazioni espresse in modo più o meno ipocrita? Politicamente gli Usa apparirebbero i colpevoli della cancellazione del trattato che, assieme a quello di limitazione a 1.550 delle testate strategiche (New Start del 2010, che scade nel 2021), garantisce l’equilibrio nucleare fra gli Usa e la Russia. L’intero processo di controllo degli armamenti nucleari verrebbe posto in crisi. Ciò avrebbe conseguenze imprevedibili. I negoziati sull’eliminazione del nucleare in Corea del Nord e in Iran diverrebbero più difficili.

Va tenuto presente che sia la Russia che gli Usa hanno in corso giganteschi programmi di ammodernamento dei loro arsenali nucleari (gli Usa hanno programmato una spesa di 1.000 miliardi di dollari in trent’anni). Inoltre, le nuove tecnologie di miniaturizzazione e di specializzazione delle testate – con forti diminuzioni del fallout radioattivo – rendono le armi nucleari più impiegabili sotto il profilo tecnico, anche se non sotto quello politico e il ricorso all’impiego di armi nucleari è considerato centrale nella dottrina militare della Russia, inferiore convenzionalmente agli Usa. Infine, la Russia potrebbe giustificare l’aumento delle sue armi nucleari schierate contro la Nato. La “colpa” sarebbe comunque degli Usa!

Sotto il profilo strategico, con il ritiro Usa dal trattato Inf, lo stato della sicurezza Nato non muterà sostanzialmente. Lo stesso Segretario alla Difesa americano, James Mattis, ha detto di ritenere sufficiente, per rispondere alle violazioni russe del trattato Inf, l’aumento del numero dei cruise nucleari sulle navi Usa nel Baltico, nel Mediterraneo e nella 7^ Flotta del Pacifico, oltre, beninteso, il mantenimento del paio di centinaia di armi nucleari schierate in cinque paesi europei. Non credo, invece, fattibile un nuovo schieramento in Europa di euromissili. Non verrebbe accettato neppure dagli Stati Nato più orientali, come la Polonia. Solo il ministro della difesa britannico – Gavin Williamson – ha appoggiato la dichiarazione di Trump.

Gli altri europei, in particolare i tedeschi, si sono dichiarati contrari e preoccupati per l’uscita degli Usa dal trattato Inf. Diminuirebbe la loro sicurezza. Comunque non ci possono fare nulla. Accetteranno, quindi, con i soliti mugugni qualsiasi decisione verrà presa da Trump. Gli Stati Uniti d’Europa non esistono. Senza di essi non può esserci neppure una difesa europea dell’Europa. La sua sicurezza continuerà a dipendere da Washington e dal coupling strategico con gli Usa.

 

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