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Vi spiego come in Inghilterra non si violentano le imprese con la burocrazia come in Italia anche in tempi di Covid-19

di

Regno Unito

Edoardo Narduzzi, imprenditore italiano che vive in Inghilterra, fondatore e presidente di Mashfrog Group, spiega al Tempo diretto da Franco Bechis le differenze tra Inghilterra e Italia nelle misure fiscali e amministrative anti contagio economico da Covid-19

 

Come li aiuterà l’Inghilterra a ripartire? Come invece l’Italia? Parliamo di imprenditori, commercianti, lavoratori. In una parola molto usata: la gente.

«Con l’Italia  la differenza è profonda. Nel senso che in Inghilterra sono partiti in ritardo però il meccanismo degli aiuti funziona. Gli aiuti li hanno varati di fatto una settimana fa. Sono operativi da lunedì. Ci sono gli aiuti verso le piccole e medie imprese che possono chiedere un finanziamento fino a 5 milioni di pound, garantito all’80% dal governo, e sono molto semplici. Tu lavori con la tua banca commerciale. Ci sono, mi sembra, una cinquantina di banche riconosciute dal Ministero dell’economia britannico. Tu vai presso la tua banca, la tua banca di fatto prende in mano la pratica e la pratica è molto semplice. Devi presentare il vecchio business plan e il nuovo business plan, quello rivisto dopo la botta da coronavirus. Loro ti danno immediatamente la differenza dei costi che non riesci a coprire. Prima avevi 100 di ricavi, ora pensi di farne 70 e loro ti danno immediatamente la differenza che è 30. Con la variante che il Governo per 12 mesi non ti fa pagare interessi, perché li copre lui».

Solo questo?

«C’è il finanziamento che ti dà la banca, garantito all’80% sempre dal governo. Quindi la banca ti conosce come cliente, il governo le dà la garanzia e la banca va velocissima. E questo è un elemento molto rassicurante per chi fa impresa. Noi li abbiamo contattati lunedì, mercoledì ci hanno dato le seconde istruzioni, stiamo mettendo a punto il business plan che presenteremo la prossima settimana e loro in brevissimo tempo daranno il finanziamento. Questo perché il finanziamento è dato dalla banca con cui uno opera, e in questo caso è riservato alle piccole e medie imprese con un tetto massimo di fatturato. Queste possono chiedere un finanziamento pluriennale fino a 5 milioni di sterline ed il primo anno senza interessi».

E per i commercianti?

«Sul commercio hanno fatto delle norme ad hoc: hanno sospeso tutte le tasse, a ristoranti, alberghi, pub, per adesso fino al 30 giugno.  Alle piccole attività, alberghi e ristoranti, gli hanno dato 25mila pound ciascuna a fondo perduto per venire incontro alla crisi. Mentre le piccole aziende, che non sono nel settore dell’ospitalità, possono chiedere 10mila sterline ciascuna se sono in difficoltà. Altra cosa che hanno fatto: puoi mettere a casa tutti i dipendenti per 12 settimane fino a 2.500 sterline al mese, come tetto massimo, che paga il governo. Ti danno 12 settimane di stipendio fino ad un massimo di 2500 pound mensili».

In Inghilterra che peso ha la burocrazia?

«Io sto qui da tre anni come imprenditore, non sono mai entrato dentro un ufficio della pubblica amministrazione ed ho sempre fatto tutto online. Tu hai un codice e con quello lavori. Qui in Inghilterra ci sono 5 milioni di partite Iva anche a loro il governo ha dato l’80% di quello che hanno dichiarato negli ultimi due anni, per 12 settimane. Ovviamente fino a 2.500 sterline che è il tetto massimo mensile. Sa quale è il vero insegnamento che arriva dall’Inghilterra?».

Quale?

«In Italia l’impostazione è che secondo lo Stato le imprese tendono a truffare, a evadere, a fare i furbi, ed è chiaro che anche durante una situazione di crisi come questa allora ti ritrovi a fare decreti lunghi pagine e pagine, certificati antimafia e tutte le dichiarazioni più insensate. In Inghilterra la filosofia è l’opposto: io ti do il massimo di fiducia, tutto è impostato per essere veloce. Il cittadino autodichiara poi lo Stato controllerà e se avrai dichiarato il falso non farai più business. Si tratta di due approcci agli antipodi. Io ho aziende sia in Inghilterra che in Italia: qua siamo tutti pronti mentre in Italia la modulistica che devi fare con l’Inps è macchinosa e devi caricarti quindi degli extracosti di burocrazia. Noi in Italia abbiamo la Pec e la firma digitale, che gli inglesi non hanno, ma in Italia questa non serve a nulla. Mentre in Inghilterra tu fai la tua firma online, sul tablet, gliela mandi e sbrighi le pratiche. Non è una firma digitale ma un software che usi per tutto e si chiama DocuSign».

(estratto dell’intervista pubblicata da Il Tempo; qui la versione integrale)

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