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Vi racconto mosse, passi falsi e delusioni di Conte alla Camera

di

Draghi
Che cosa è successo alla Camera con le comunicazioni del premier Conte. I Graffi di Damato

Giuseppe Conte in ben 50 minuti d’intervento, letto con tono monocorde nell’aula di Montecitorio rarefatta dalle misure di sicurezza sanitaria, elencando numeri e date di tutti i provvedimenti  adottati e cercando di anticipare quelli che seguiranno, non ha trovato il modo e il momento di coinvolgere le opposizioni.

Eppure il Capo dello Stato si era speso perché, proprio in vista delle comunicazioni al Parlamento, e non solo delle prossime misure del governo, il presidente del Consiglio incontrasse a Palazzo Chigi una delegazione del centrodestra desiderosa di dialogo.

Volente o no, per imperizia politica o superbia, Conte ha dato l’impressione di considerare autosufficiente, anche di fronte ad un’emergenza di questo tipo, paragonabile ad una guerra, la sua pur martoriata maggioranza giallorossa. Se n’è mostrato compiaciuto il grillino Davide Crippa, che rappresentando il gruppo parlamentare più consistente è intervenuto per primo nella discussione. Egli tuttavia ha levato alla fine un monito al presidente del Consiglio: a non spingersi sulla strada europea, alla ricerca di aiuti, sino ad accettare il cosiddetto fondo salva-Stati.

Su questo punto non certo secondario  la componente pentastellata della maggioranza si è trovata paradossalmente in sintonia con la destra di Giorgia Meloni. La quale, avvolta in una camicetta rossa, dopo Crippa ha gridato in aula che dietro quel fondo ci sarebbe solo la voglia della Germania e di altri paesi di intervenire tra “le macerie” procurateci dall’epidemia per “rubarci l’argenteria”.

Il senso di autosufficienza di Conte, dichiaratamente convinto che potranno essere  solo “gli storici” a giudicarlo, è stato tale che il capogruppo del Pd Graziano Delrio gli ha chiesto di aprire “un tavolo con le opposizioni” per il prosieguo dell’emergenza. Altri hanno parlato di “cabina di regìa”.

La renziana Maria Elena Boschi, sempre dai banchi della maggioranza, ha riconosciuto che il governo deve delle “scuse” per i ritardi e le contraddizioni verificatesi, spingendosi a prospettare una commissione d’inchiesta parlamentare sugli inconvenienti. Più che con Conte, l’ex ministra si è trovata d’accordo con le critiche del leghista che l’aveva preceduta, Guido Guidesi, parlamentare peraltro della cosiddetta zona rossa della Lombardia, apprezzato da Delrio.

Come in un pugno di mosche, è rimasta a Conte solo la soddisfazione di un intervento del deputato di Forza Italia Roberto Occhiuto inizialmente proteso a prendere una certa distanza dalle altre componenti del centrodestra. Di cui tuttavia il parlamentare azzurro ha dovuto poi condividere le proteste per il mancato appello alle opposizioni e per la costante confusione tra gli annunci del Presidente del Consiglio in queste tormentate settimane e il contenuto dei successivi provvedimenti.

“La comunicazione è un mezzo, non può diventare un fine”, ha ammonito anche Federico Fornaro, dei Liberi e Uguali, rivolgendosi direttamente a Conte dai banchi della maggioranza.

Peggio, francamente, non poteva andare per il presidente del Consiglio, su cui si allunga per forza di cose l’ombra di Mario Draghi, appena tornato peraltro a farsi sentire al di fuori del Parlamento.

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