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Vi racconto l’ultimo azzardo di Silvio Berlusconi

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Che cosa farà Silvio Berlusconi? L’approfondimento di Paola Sacchi, giornalista già all’Unità e poi a Panorama (gruppo Mondadori)

Una grande “storia italiana” (titolo di un opuscolo fatto stampare sulla sua vita da Silvio Berlusconi) non può certo finire in un’umiliazione. Rischio che in una lucida analisi ha paventato sul giornale online Atlantico di Daniele Capezzone, il giovane storico e giornalista Martino Loiacono.

Ma la natura, al di là dei calcoli politici, non si cambia: Berlusconi era e resterà sempre l’uomo dell’azzardo. Altrimenti lui non sarebbe più Berlusconi. E quindi a 82 anni, a meno di sorprese dell’ultim’ora (sembra che gli amici di una vita della ristretta cerchia lo stiano sconsigliando) come ha annunciato, e come ha confermato Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo e numero due di Forza Italia, nonostante il non incoraggiante risultato delle suppletive sarde, il Cav risarà in campo alle Europee. Probabilmente capolista ovunque.

Probabilmente con la certezza fin da ora di essere di nuovo sorpassato e stavolta ancora di più dalla Lega di Matteo Salvini. Probabilmente con il rischio aggiuntivo di cedere persino qualche voto al Pd. Perché, se, come accade talvolta, le posizioni di alcuni esponenti di Fi contro il governo rischiano di apparire la bruttacopia di quelle dei parlamentari del Pd, allora un elettore potrebbe anche pensare: voto chi si oppone tout court, il Pd, l’opposizione più netta e non quella a metà di Forza Italia.

Insomma, una sorta di replay di quello che fecero gli elettori al Psi agonizzante di De Martino il quale disse: mai più al governo senza il Pci. E a quel punto gli elettori votarono direttamente il Pci. Poi arrivò un certo Craxi a dare linfa, ossigeno e quell’autonomo protagonismo che il Psi non aveva mai avuto. Berlusconi non è Craxi.

Ma non si tratta di fare una graduatoria tra i due amici di una vita. Il Cav non è Bettino semplicemente perché lui ha fatto l’imprenditore fino alla soglia dei sessant’anni quando venticinque anni fa proprio in questi giorni (il 26 gennaio 1994) discese in campo. Craxi era un totus politicus, seppur il più moderno di tutti, Berlusconi si inventò politico per far fronte “al pericolo comunista”, quello stesso che, con certa magistratura politicizzata, contribuì a mandare in esilio “Bettino” ad Hammamet.

Quindi, si potrebbe dire che Berlusconi fa politica quasi da meno anni di Matteo Salvini, visto che il fattore età viene così occhiutamente stigmatizzato a quanto pare solo in Italia fra tutte le democrazie occidentali dove leader giovincelli non se ne trovano, ad eccezione del francese Macron. E comunque sia, certo provincialismo “italico” a parte, è un fatto che Forza Italia sia stata sorpassata dalla Lega. E che alle Europee rischia di esserlo sempre di più.

Ma Berlusconi, come spiega Tajani, in questo suo ennesimo azzardo intende trovare quel riscatto che aspetta da quando fu fatto decadere da senatore dopo la condanna definitiva Mediaset. “Game is over”, disse un po’ troppo sbrigativamente l’allora molto rampante Renzi. Ma il punto è che il Cav ragiona in ben altro modo.

Viene in mente una battuta nel film Havana con Robert Redford degli americani cacciati da Castro, mentre prendevano l’ultimo traghetto per Key West: “Non perdiamo mai, perché la guerra continua sempre”. Probabilmente “Silvio” ragiona così, costi quel che costi. Probabilmente per Forza Italia è giunto il momento di una seria riflessione sul suo ruolo e la sua collocazione.

Lotta ai grillini certo, che come dice il Cav “sono peggio dei comunisti di allora”. E, del resto, ricordano molto il cascame di quel mix tra sinistra post comunista e sinistra dc che contribuì a eliminare dalla scena il suo amico “Bettino”. Beppe Grillo in fondo non era un comico ritenuto vicino a Ciriaco De Mita? Ma Forza Italia uno spazio lo potrebbe avere in un ruolo di sollecitazione positiva, sui temi della giustizia, del garantismo, delle libertà individuali e economiche, della crescita e dello sviluppo, nei confronti dell’alleato per ora solo al livello locale che è la Lega di Salvini. E questo verso un nuovo centrodestra del futuro.

Non a caso dopo certi sbandamenti verso il Pd Tajani ha un po’ rimesso a posto le cose con un paio di dichiarazioni sulla netta differenza tra Fi e il Pd. Non è facile il ruolo di Fi e quello del Cav. Ma questo certo non può giustificare un partito o movimento che dir si voglia che ha segnato tanta storia italiana a non operare una seria riflessione sul perché del sorpasso da parte della Lega. Intanto, il Cav nuota ogni mattina in piscina e si prepara per quella che sarà la sua ennesima discesa in campo.

Costi quel che costi. In fondo solo così si è e si resta Silvio Berlusconi. Una “storia italiana”.

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