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Vi racconto lo scontro istituzionale nel Brasile di Bolsonaro

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L’acutizzarsi della crisi politico-istituzionale e giudiziaria in Brasile restringe sempre più lo spazio di manovra del presidente Bolsonaro.  L’approfondimento di Livio Zanotti, autore del “ildiavolononmuoremai.it”

L’egemonia marcata ed estesa che le forze armate esercitano sul governo brasiliano, a un tempo garanzia e limite della sua sopravvivenza alla crisi che ne compromette legittimità democratica e legalità repubblicana, appare ora appesa al giudizio dell’ordine giudiziario. Anche il potere legislativo, sebbene appesantito e confuso dall’abnorme quantità di partiti che lo sovraffollano (all’incirca una trentina, che si impediscono vicendevolmente qualsiasi maggioranza ristretta e dunque coerente, funzionale e concretamente possibile), sta inoltre uscendo dall’inerzia dei mesi scorsi. L’ex presidente Fernando Henrique Cardoso e sei ex ministri degli Esteri tra i quali Celso Amorin, vice dell’ex presidente Lula da Silva, denunciano che la politica estera di Bolsonaro viola apertamente la Costituzione. Uno scontro duro tra i (mai abbastanza) distinti poteri dello stato è ormai in atto e può in qualsiasi momento divenire decisivo.

Jair Bolsonaro, isolato da un’opinione pubblica travolta dai lutti provocati dal coronavirus ch’egli ancora minimizza, è accerchiato dalle accuse d’interferire nelle inchieste di polizia e magistratura sulla sua famiglia per reati di corruzione. A sostenerle non c’è più soltanto la parola pur chiarissima e ripetuta dell’ex ministro della Giustizia, Sergio Moro, che dopo averne favorito in ogni modo l’elezione a capo dello stato, il 22 aprile scorso si è dimesso per protesta contro le sue ingerenze (in pratica, il tentativo d’insabbiare le indagini sui figli, in particolare del maggiore, il senatore Flavio, licenziando il capo della polizia federale). Il quotidiano O Globo, che al pari di tutti gli altri grandi organi d’informazione, lo ha sostenuto fino a ieri l’altro, pubblica il video di una riunione del consiglio dei ministri in cui il Presidente ammette inequivocabilmente di voler neutralizzare le indagini sul figlio.

Il video è stato mostrato agli avvocati del governo e a quelli di Sergio Moro nel corso di una riunione riservata negli uffici della polizia federale di Brasilia, in un’istanza del procedimento aperto dalla procura generale della Repubblica su denuncia dell’ex giudice ed ex ministro di Giustizia. Ma la sua sintesi è finita immediatamente sul canale Globo-News, sul maggiore giornale di Rio de Janeiro e sugli schermi televisivi della Cnn e della catena giapponese NHK. Ha fatto cioè il giro del mondo. Ne ha sollecitato l’acquisizione anche la sovrintendenza della polizia federale di Rio de Janeiro, che indaga su casi di riciclaggio e altri reati ancor più gravi che direttamente o indirettamente sfiorano i figli del capo dello stato. “Il contenuto del video dimostra che il governo si muove come un gruppo privo di guida e di programmi”, scrive O Estado, voce della borghesia più tradizionale di San Paolo, la Milano del Brasile.

I legali dell’ex ministro della Giustizia, ormai in aperto e irrevocabile duello contro il capo dello stato, che a sua volta lo accusa di volerlo sostituire al palacio do Planalto, insistono perché il contenuto del video venga reso noto per intero. Per quanto se ne può dedurre, puntano a rendere note le testimonianze rese al giudice istruttore del Supremo Tribunale Federale Celso de Mello, da Walter Braga Neto, ministro della Presidenza, Augusto Heleno, ministro per la Sicurezza Istituzionale e il ministro capo della Segreteria di Governo Luis Ramos, tutti e tre ritirati con i gradi di generali di divisione, presenti alla riunione in cui è stato filmato il video in questione. A conferma che la partita interna al governo si gioca tra i militari che lo controllano e non sono unanimi a favore o contro Bolsonaro, né tutti riconducibili a due sole tendenze politico-istituzionali.

 

Livio Zanotti

“ildiavolononmuoremai.it”

 

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