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Vi racconto l’estinzione dei socialisti nell’Europa centrale e orientale

Viaggio tra le batoste dei socialisti nell'Europa centrale e orientale. Fatti, nomi, numeri e analisi. L'approfondimento di Oliver Grimm tratto dal Mattinale Europeo

 

Allearsi con un partito di estrema destra e anti-Ue per far cadere un governo di cui si fa parte? Per i Socialdemocratici romeni (PSD), questa è sembrata la cosa giusta da fare. E così, martedì, hanno fatto fronte comune con l’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR) per porre fine al governo di coalizione pro-europeo guidato dal primo ministro, Ilie Bolojan, dopo appena dieci mesi.

L’ennesimo episodio di caos politico in un paese povero, con un deficit di bilancio del 7,9 per cento, un tasso d’inflazione del 9,9 per cento e la minaccia di perdere 8 miliardi di euro di fondi Ue da NextGenerationEU, forse meriterebbe una severa reprimenda da parte del Partito dei Socialisti Europei, l’organizzazione ombrello a cui il PSD appartiene. È accaduto il contrario. “In un momento di incertezza politica, la Romania ha bisogno di chiarezza, stabilità e una leadership che produca risultati per i suoi cittadini”, ha dichiarato il PES, senza alcuna traccia di ironia. L’organizzazione “si schiera fermamente al fianco” della decisione dei compagni romeni di far saltare il governo.

Questa indulgenza è preoccupante. Ma è comprensibile. Il PSD è uno dei pochi partiti di sinistra a est del fiume Oder che siano ancora politicamente rilevanti. Ha inviato 11 eurodeputati al Parlamento europeo: più di qualsiasi altra delegazione nazionale dell’Europa orientale nel gruppo dei Socialisti & Democratici.

Altrove nella regione, dal Baltico al Mar Nero, il quadro è desolante. I socialdemocratici sono stati recentemente estromessi dai parlamenti nazionali o relegati a ruoli marginali e insignificanti. L’Ungheria offre l’esempio più lampante. Fino a poco prima delle elezioni parlamentari del 12 aprile, Klára Dobrev, presidente del Partito socialdemocratico (DK), si aggrappava all’illusione che il suo partito avrebbe fatto parte della prossima coalizione di governo. Per Dobrev, che siede anche al Parlamento europeo, ritirare il partito dalle elezioni per non sottrarre voti preziosi al partito Tisza di Péter Magyar contro il partito di governo Fidesz era inimmaginabile. Il 12 aprile il DK ha ottenuto l’1,10 per cento dei voti. Il 5 per cento è la soglia minima per conquistare almeno un seggio. Così, per la prima volta dalla caduta della Cortina di ferro, nessun socialdemocratico è rappresentato nel parlamento ungherese.

Non si tratta di un caso isolato. Nell’ottobre dello scorso anno, i socialdemocratici sono stati espulsi dal parlamento ceco con il 4,3 per cento dei voti. Presentarsi su una lista comune con i comunisti non li ha aiutati. I loro compagni bulgari hanno condiviso la stessa sorte una settimana dopo le elezioni ungheresi, raccogliendo appena il 3 per cento dei voti. I socialdemocratici sloveni sono riusciti a entrare in parlamento nelle elezioni del 22 marzo con poco meno del 6,7 per cento. Tuttavia, il governo liberal-progressista guidato dal primo ministro, Robert Golob, di cui facevano parte, ha perso il potere.

La Lituania è l’unico Stato membro dell’Ue con un passato comunista in cui i socialdemocratici guidano attualmente il governo. Ma il sostegno al partito della prima ministra, Inga Ruginienė, è debole. Secondo l’analisi “Poll of Polls” di Politico, nei sondaggi ottiene in media il 14 per cento.

La politica socialdemocratica è fuori moda nell’Europa centrale e orientale. E i Verdi sono praticamente inesistenti. Il partito più forte al momento è il croato Možemo!, che siede nel Sabor e si attesta intorno al 14 per cento nei sondaggi, dietro al conservatore HDZ al governo e ai socialdemocratici all’opposizione.

Questa notevole debolezza dei partiti di sinistra nei paesi un tempo sotto il dominio comunista ha cause storiche e contemporanee, spiega Kai-Olaf Lang dell’Istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza (SWP) di Berlino in un’intervista al Mattinale Europeo. “L’elettorato reale e potenziale dei partiti socialdemocratici in questa regione d’Europa ha valori conservatori molto più forti. Ha poca o nessuna affinità con il sistema di valori progressisti importato dall’Europa occidentale”, afferma Lang, che studia da anni le dinamiche partitiche in questi paesi.

Eppure, è sempre esistita – e continua a esistere – un’ampia fascia di elettori che desidera politiche di sinistra, almeno sul piano economico. “I partiti socialdemocratici lì hanno una base elettorale con una forte domanda di questioni sociali, diversa da quella dell’Europa occidentale, dove la socialdemocrazia è radicata soprattutto nei centri industriali e urbani”, osserva Lang. “Per un certo periodo, è esistita anche una fascia di elettori nelle aree rurali e periferiche potenzialmente ed effettivamente ricettiva verso i socialdemocratici”.

Può sembrare paradossale, ma il miglior esempio di questo fenomeno è il partito polacco Legge e Giustizia (PiS), a lungo al governo a Varsavia. “Si definisce di destra, ed è generalmente percepito come tale”, afferma Lang. “Ma in sostanza persegue un’agenda ‘social-patriottica’. Sulle questioni socio-economiche è più vicino al centro-sinistra. Sostiene uno stato sociale conservatore. Questo ha trovato consenso. E i partiti tradizionali di sinistra non avevano nulla con cui contrastarlo”.

Statalista in economia, conservatore sul piano sociale: questo profilo politico funziona anche in Slovacchia, come dimostrano il primo ministro, Robert Fico, e il suo partito Smer. Fico persegue una linea “nazionalista, statalista e socialista”, che ha portato alla sospensione del suo Smer dal PSE nel 2023, prima dell’espulsione definitiva nel 2025. Questo probabilmente non preoccupa troppo Fico, soprattutto perché il suo orientamento sinistra-conservatore a livello Ue gli ha consentito alleanze con l’ex primo ministro ungherese, Viktor Orbán, e con il suo omologo ceco, Andrej Babiš, un tempo membro della famiglia liberale, oggi convertito all’estrema destra dei Patrioti.

Il miliardario Babiš, a sua volta, è tutt’altro che un uomo di sinistra. Tuttavia, secondo Lang, Babiš ha saputo intercettare un vasto bacino elettorale rimasto orfano dei socialdemocratici cechi. Pensionati e categorie socialmente svantaggiate hanno contribuito in modo significativo alla vittoria elettorale del partito ANO di Babiš lo scorso ottobre.

La storia della rivoluzione del 1989 e del decennio successivo offre una chiave essenziale per comprendere l’attuale irrilevanza della sinistra nell’Europa orientale. Le politiche di riforma orientate al mercato adottate subito dopo la caduta del Muro di Berlino diedero agli ex comunisti – rapidamente ribrandizzati come socialdemocratici – una seconda possibilità. “Negli anni Novanta ebbero un certo successo perché promettevano di attenuare le difficoltà delle riforme”, spiega Lang. “Ma non riuscirono a mantenere quella promessa. Fu certamente positivo per i paesi che proseguissero sulla via delle riforme, ma meno per i loro elettori delusi”.

L’arroganza del potere e numerosi scandali sono stati i colpi di grazia per la sinistra nell’Europa orientale. Klára Dobrev offre un caso emblematico. Proveniente dall’aristocrazia del partito comunista, lei e il marito Ferenc Gyurcsány (da cui ha divorziato lo scorso anno) incarnavano la gioventù privilegiata del partito, passata senza sforzo dal comunismo alla socialdemocrazia. La confessione di Gyurcsány – registrata segretamente e poi resa pubblica – di aver mentito “dalla mattina alla sera” fu una delle principali ragioni del ritorno di Orbán nel 2010 in Ungheria.

Lang non prevede un’inversione di tendenza nel breve periodo: “Sebbene singoli progetti possano certamente avere successo, non vedo emergere una tendenza evolutiva nella quale partiti socialdemocratici progressisti o riformisti verdi si radichino solidamente nell’Europa centrale e orientale”. Questo dovrebbe fungere da monito anche per i loro omologhi altrove. “Forse questo è il futuro anche per i partiti in molte altre parti d’Europa”, avverte Lang.

(Estratto dal Mattinale Europeo)

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