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Vi racconto le capriole della Germania sulla Bce di Draghi

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Venerdì 31 gennaio Draghi riceverà la Croce al merito a Berlino. Eppure fino a poco tempo in Germania si sbuffava contro l’operato della Bce di Draghi. I fatti nell’approfondimento di Tino Oldani per Italia Oggi

“La Bce ha intrapreso le misure giuste dopo l’eurocrisi”. Lo ha detto il ceo di Deutsche Bank, Christian Sewing, in un’intervista rilasciata stamani a NTV, rispondendo alla domanda su come valuti la circostanza che venerdì 31 gennaio Mario Draghi riceverà la Croce al merito a Berlino. Sewing ha espresso “rispetto” per l’ex presidente della Banca centrale europea, aggiungendo che probabilmente alla sua azione si deve il fatto che la moneta unica “sia stata salvata”. E il salvataggio dell’euro, ha anche sottolineato, “rispecchia anche gli interessi della Germania, in quanto economia basata sull’export”. Sui tassi bassi e negativi, Sewing ha detto: “Nel lungo periodo sono un peso per la società. E quindi io esorto alla progressiva adozione di un altro modello”. (Redazione Start Magazine)

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Estratto di un articolo di Tino Oldani pubblicato su ItaliaOggi

Il 31 gennaio, il presidente federale Frank-Walter Steinmeier consegnerà a Mario Draghi, ex presidente della Bce, la Croce al merito tedesca, il più alto riconoscimento della Repubblica federale per «meriti inestimabili in favore del bene comune».

Una medaglia tutt’altro che scontata: per otto anni, vale a dire per l’intera durata del suo incarico a Francoforte, i tedeschi sono stati i critici più tenaci della politica monetaria di Draghi, ben rappresentati da Jens Weidmann, governatore della Bundesbank e membro del direttivo della Bce, il quale ha tenuto più volte a rimarcare il suo dissenso soprattutto sui due punti fondamentali dell’azione di SuperMario.

Due punti estranei al dogma ordoliberista tedesco dell’austerità, ma rivelatisi totalmente appropriati per la tenuta dell’euro e, nello stesso tempo, per contrastare la recessione economica in Europa: la politica dei tassi accomodanti e il quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli di Stato per consentire ai paesi dell’Eurozona un maggiore margine di manovra sugli investimenti pubblici.

Consapevole di alcune lacune dello statuto della Bce, che può prestare soldi alle banche ma non agli stati dell’Eurozona, né agire come prestatore di ultima istanza, lacune gravi quanto demenziali imposte proprio dalla Germania, Draghi si è poi rivelato un banchiere centrale dotato di fantasia creativa. Dote che ha messo in campo con il quantitative easing e con i tassi accomodanti proprio per aggirare i punti deboli della Bce, nel tentativo di rilanciare l’economia e spingere l’inflazione Ue verso il tetto del 2%. Scelte rivelatesi appropriate, anche se insufficienti sul lato dell’inflazione.

In ogni caso, scelte che perfino l’ex ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, per anni critico pungente di Draghi e alfiere dell’austerità, ha dovuto riconoscere per la loro giustezza quando SuperMario è arrivato a fine mandato. E nessuno ha avuto da eccepire quando la francese Christine Lagarde, chiamata a prendere il posto di Draghi dal primo novembre scorso, ha assicurato che ne continuerà la politica dei tassi accomodanti e del quantitative easing.

Ora, con il conferimento a Draghi della più alta onorificenza tedesca, la Germania sembra quasi volere mettere una pietra sul passato. Ma otto anni di critiche al suo operato hanno lasciato scorie non piccole, sia sui media che nei partiti politici. La decisione del presidente Steinmeier è stata criticata non solo dai partiti di opposizione al governo di Angela Merkel, ma perfino da alcuni esponenti della Cdu-Csu, convinti che «la politica di Draghi è forse stata utile per alcuni paesi sudeuropei, ma non certo per l’Europa e tanto meno per la Germania». Durissima poi l’accusa di Alice Weidel, leader di Alternative für Deutschland: «Il più alto riconoscimento della Repubblica federale andrà proprio all’uomo che con la sua politica dei tassi di interesse a zero ha espropriato i risparmiatori come nessun altro aveva fatto prima, ha sperperato il denaro dei contribuenti e ha annientato centinaia di miliardi di euro di interessi, fatto che equivale a una catastrofe quando si tratta della previdenza integrativa di molti cittadini».

Accuse completamente ribaltate dai dati più recenti della Bundesbank, guidata da Weidmann, che non è mai stato un supporter di Draghi: dal 2008 al 2019, grazie ai tassi accomodanti, il Tesoro tedesco ha risparmiato 436 miliardi di euro di interessi passivi sui titoli di stato.

Nel 2007 il tasso medio sui Bund era del 4,23%, nel 2019 è sceso all’1,40% e il risparmio per lo stato, in quest’ultimo anno, è stato di 58 miliardi, favorendo non poco la politica di zero debiti del governo Merkel, che così negli ultimi anni ha potuto aumentare il salario minimo e le pensioni. A conti fatti, invece di criticare SuperMario, i tedeschi dovrebbero ringraziarlo. Tutti, non solo il presidente Steinmeier.

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