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Vi racconto la svirgolata di Andrea Agnelli. Parola di tifoso juventino

Calcio

Andrea Agnelli si deve dimettere? Il post del blogger Massimo Masi

 

Avevo già espresso tutte le mie perplessità sulla costituzione della SuperLega soprattutto in considerazione degli aspetti etici e morali che mi hanno sempre contraddistinto.

Credo che Andrea Agnelli, presidente della Juve, debba prendere atto dell’errore compiuto, di essersi fatto trascinare in un’impresa che – era chiaro fin dall’inizio – non sarebbe andato a buon fine: troppi gli interessi, troppi i nervi scoperti, troppi collegamenti con la politica.

Agnelli si deve dimettere? Non posso rispondere a questa domanda. Quando un manager sbaglia ha due sole alternative o chiedere scusa o dimettersi.

Certo, la risposta a questa domanda di alcuni ultras della Juventus potrebbe essere che Andrea Agnelli ha fatto tante cose giuste da quando è presidente: il nuovo stadio (un vero gioiello per chi come come lo conosce bene), il centro medico, l’albergo, la Continassa.

Sotto la sua presidenza la Juve ha vinto 18 titoli in 10 anni (nove scudetti consecutivi mai successo nella storia del campionato di calcio dei 5 principali campionati europei).

Ma questo errore, che potrebbe mettere in cattiva luce tutta la gestione e i successi passati, è veramente eclatante. Già, prima di questo fatto, si parlava di diatribe in casa Agnelli (soprattutto con John Elkann e l’Exor la cassaforte della famiglia Agnelli) sulla gestione e sui debiti della società. Vedremo.

Voglio però, a questo punto, puntualizzare alcune cose che stanno sfuggendo ai più:

le società di calcio sono spa (Società per Azioni) e quindi sono quotate in borsa. Ergo sono rappresentanti del capitalismo (non mi piace ma purtroppo è così.

Preferirei l’azionariato diffuso come molti club inglesi), ergo devono guadagnare, ergo devono portare utili agli azionisti; la pandemia ha portato una crisi nel sistema del calcio molto forte, non solo a livello nazionale ma europeo.

ALCUNI ESEMPI

Campionato di calcio. Juve 36 scudetti (lasciamo perdere le polemiche sui 2 revocati), Milan 18, Inter 18 (lasciamo perdere le polemiche sullo scudetto attribuito), Genoa 9, Pro Vercelli, Bologna, Torino 7 (peccato che l’ultimo scudetto da queste squadre sia del Bologna nel campionato 63-64). L’ultimo scudetto vinto da squadre che non siano Juve, Inter e Milan è dell’anno 2000-2001 da parte della Roma (3 scudetti vinti) e 1999-2000 dalla Lazio (2 scudetti vinti).

Coppe Europee e Intercontinentali. Solo Milan, Inter e Juve hanno vinto queste Coppe ad eccezione del Napoli (quello di Maradona) e del Parma (battendo in finale la Juventus) che hanno vinto la Coppa Uefa.

Coppa Italia. E’ la Coppa più democratica, forse perché solo negli ultimi anni è diventata importante e quindi interessava poco alle grandi squadre. Questa la graduatoria delle squadre che hanno vinto la Coppa Italia: Juve 13, Roma 9, Inter e Lazio 7.

Juve, Inter e Milan sono le squadre che hanno più tifosi in assoluto (anche fuori dai confini regionali). Basterebbero solo questi dati per far capire che un conto è la passione per il calcio, ma la realtà è ben diversa.

Non è un caso che in questi giorni si sia richiamato il caso Leichester (vincitore con Ranieri della Premier League). Anche in Italia abbiamo avuto il caso della Sampdoria (di Vialli e Mancini) e del Verona (di Bagnoli), ma sono eccezioni nel mondo della triarchia del dominio di Juve, Inter e Milan.

Ergo, il calcio non è democratico, vincono i capitali, vince chi fa investimenti. Piaccia o non piaccia, questo è il mondo del calcio!

(Articolo pubblicato sul Blog di Massimo Masi, qui la versione integrale)

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