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Vi racconto gelosie e scazzi dopo le sdolcinatezze Conte-Berlusconi

di

caselli

Reazioni e sbuffi dopo l’intervista di Conte al quotidiano il Giornale nella quale il presidente del Consiglio ha apprezzato l’opposizione “costruttiva” di Berlusconi. I Graffi di Damato

Ha provocato un marasma facilmente prevedibile il fantasma di “Berlusconte“, emerso dall’intervista di Conte al Giornale nella quale il presidente del Consiglio ha apprezzato l’opposizione “costruttiva” di Silvio Berlusconi ed ha annunciato che sarà lui stesso a “sollecitare per primo” una nuova “soluzione” politica se l’attuale governo non si rivelasse “forte e determinato”, viste le tensioni esistenti nella maggioranza giallorossa.

Al Fatto Quotidiano, poverini, si sono affrettati a tempestare Palazzo Chigi di telefonate e si sono accontentati, prudentemente solo in seconda pagina, non in prima, della garanzia dello “staff” di Conte: “Mai aperto a Forza Italia”. Antonio Gramsci avrebbe riparlato di “ottimismo della volontà”, contrapposto al “pessimismo della ragione”, per esempio, del vice presidente leghista del Senato Roberto Calderoli.

A quest’ultimo il quotidiano di centrodestra Libero, affrettatosi a tradurre in prima pagina l’intervista di Conte in un “Silvio, aiutami tu”, ha fatto dire nel titolo di un’altra intervista molto meno di quanto non abbia in realtà detto. “Manca solo che il governo arruoli Silvio come esperto”, si legge nel titolo di questa intervista. In realtà, Calderoli non ha neppure pronunciato simili parole, ma queste altre: “Forza Italia ha bisogno di un governo di unità nazionale che gli faccia trovare un po’ di ossigeno”, per cui Conte saprebbe di poterne disporre come interlocutrice, a dir poco, in caso di maggiori difficoltà e di crisi. E, quindi, può “lisciargli il pelo”, come a un cane, ha aggiunto Giorgia Meloni parlando di Conte alle prese con Berlusconi in una intervista che La Stampa ha richiamato in prima pagina con questo titolo: “M5S spaccato, per questo Conte corteggia Berlusconi”. Scusate le ripetizioni.

Curiosamente, ma non troppo, il giornale più imbarazzato – persino più del Fatto Quotidiano – si è mostrato proprio quello che ha raccolto e diffuso con la massima evidenza possibile l’intervista di Conte, giustificandosene con i lettori colti di sorpresa e diffidenti, come ha ammesso lo stesso direttore Alessandro Sallusti. Che li ha rassicurati con un editoriale intitolato “Nessun pateracchio con Conte & C.”, al termine del quale si è avventurato, diciamo così, a interpretare sentimenti umani e politici di Berlusconi scrivendo, testualmente: “Se una nuova fase politica deve essere, e noi ci auguriamo che sia, non si può che passare da un azzeramento dell’attuale assetto, sia nella formula sia negli uomini, a partire dal premier. Qualsiasi altra ipotesi è pura fantasia, sterile gioco di palazzo”.

L’ingenuo, a dir poco, direttore del Giornale della famiglia Berlusconi si trova tuttavia smentito a distanza dalla vice presidente forzista, cioè berlusconiana, della Camera Mara Carfagna. Che in una intervista a Repubblica intitolata “Siamo come dopo il 1945, serve un esecutivo di unità nazionale” ha prudentemente risposto così al quesito sull’eventuale guida di un simile governo: “E’ una domanda prematura. Nessuno di noi si vuole sostituire al presidente della Repubblica, nei confronti del quale nutriamo la massima fiducia. La situazione nel Paese è drammatica”.

In effetti, pur non ignorando di certo il peso dei partiti e delle loro designazioni o proposte, come dimostrano anche passaggi governativi come quelli di Giuseppe Pella ai tempi di Luigi Einaudi, di Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini ai tempi di Oscar Luigi Scalfaro e di Enrico Letta e Mario Monti ai tempi di Giorgio Napolitano, resta fermo l’articolo 92 della Costituzione. Che conferisce solo al presidente della Repubblica il diritto di nominare il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri.

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