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Vi racconto i “grilletti facili” nel Mar del Giappone

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L’articolo di Fabio di Felice, ufficiale dell’esercito australiano (*)

Non è bastato il weekend ad altissima tensione nello Stretto di Hormuz a turbare l’apparente pace internazionale, adesso qualche Top Gun sud coreano ed il solito Kim Jong-un hanno deciso di portare alla ribalta il Mar del Giappone tra i possibili scenari di attrito tra Superpotenze e Potenze regionali.

Come riportato dal Ministro della Difesa russo infatti, sembra – termini d’obbligo quando si acquisiscono notizie da fonti d’informazione militare russa – che una pattuglia joint russo-cinese in volo su una rotta pre-pianificata sul Mare del Giappone, e di conseguenza su acque “neutrali”, sia stata intercettata nella giornata di ieri intorno alle 09.00 locali da caccia intercettori sud coreani, probabilmente F15.

Quest’ultimi, invocando la violazione della loro Korea Air Defence Identification Zone (KADIZ), hanno non solo minacciato la sicurezza del volo degli aerei russo-cinesi con pericolose manovre di “harassment” ma hanno addirittura avviato la prevista procedura di “escalation of force” procedendo al lancio di 20 flares e 360 colpi di avvertimento con il cannoncino di bordo in due differenti azioni di risposta ad altrettante supposte violazioni di un aereo russo.

Le Autorità Sud-Coreane hanno denunciato l’accaduto alla Comunità Internazionale chiedendo l’intervento nientemeno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu contro Russia e Cina.

La risposta russa non si è fatta attendere evidenziando il fatto che la KADIZ, in quanto unilateralmente nominata, non rappresenta lo spazio aereo territoriale della Corea Del Sud e di conseguenza non può essere considerata uno spazio aereo vietato al passaggio di velivoli di altre nazioni.

A complicare lo scenario, va riportato inoltre, che le manovre cinematiche stile Top Gun sopracitate sono state effettuate in prossimità delle isole internazionalmente conosciute con il nome di Liancourt Rocks. Queste ultime, conosciute anche come Dokdo (isole solitarie) in Sud Corea e Takeshima (isole bamboo) in Giappone, sono al centro di una disputa internazionale tra questi ultimi due Paesi sin dal 1954 a seguito dell’occupazione delle due isole da parte della Corea del Sud. Le Liancourt Rocks Islands, la cui unica struttura abitativa presente è rappresentata da un’installazione della Guardia Costiera Sud Coreana, hanno il solo vantaggio politico-economico – almeno per il momento – di estendere la zona economica esclusiva sud coreana a vaste aree marittime di interesse ittico. Tanto è stato sufficiente per far intervenire anche il Giappone nella crisi, quest’ultimo schierandosi contro il governo sudcoreano e condannando come inaccettabile la condotta dei suoi piloti.

Cosa passasse nella mente dei piloti sudcoreani e delle loro superiori Autorità nel mostrare una tale aggressività non è molto chiaro ma di sicuro tale evento pone sotto i riflettori due significativi aspetti di carattere strategico-militare.

Il primo aspetto riguarda la composizione e l’attività condotta dalla pattuglia aerea attaccata. Negli ultimi anni sicuramente non sono mancate le esercitazioni in cui Russia e Cina hanno mostrato i muscoli insieme, per lo più grandi manovre terrestri o navali dall’aspetto più propagandistico che operativo. In questo caso invece si parla di una formazione aerea mista impegnata in attività joint di bombardieri strategici e aerei “Early Warning” (A-50) capaci di individuare e colpire obiettivi a lunga distanza. Il tutto in un’area del Pacifico dove le famose bolle militari Anti-Access/Area Denial (A2/AD) cinesi e russe si sovrappongono, estendendone di conseguenza l’ampiezza e la letalità. Una bella sfida strategico-militare, soprattutto contro chi vorrebbe operare in quelle acque con gruppi navali da battaglia e gruppi aero-imbarcati per proteggere i propri alleati o il “sacro” diritto di libera navigazione.

Il secondo aspetto che preoccupa è la facilità con cui i sudcoreani hanno aperto il fuoco contro velivoli russi, e cinesi, in violazione di uno spazio aereo che non può neanche lontamente essere assimilato a quello territoriale. Sono ormai di consuetudine le continue azioni di combattimento sudcoreane contro unità nordcoreane che spiano o violano la territorialità della Corea del Sud ma chissà cosa sarebbe successo se, con questa azione audace, si fosse abbattuto un aereo cinese. La risposta della Cina sarebbe stata, se non cinetica, sicuramente significativa in termini di inasprimento delle relazioni internazionali e di supporto alla Corea del Nord.

E proprio quest’ultima non poteva far mancare la sua presenza sulla scena testando nella giornata di giovedì il lancio di due missili balistici a corto raggio – o presunto tale, dato che uno dei due missili ha effettuato un percorso di 690 km, come confermato dall’Autorità militari Sudcoreane – anch’essi inabissandosi nel Mar del Giappone. Non parliamo della solita sfida del Leader massimo alla Comunità Internazionale quanto un gesto di disapprovazione alle prossime esercitazioni aeronavali americane con le forze sudcoreane che, anche se notevolmente ridotte rispetto al passato, non sono state cancellate come invece sembra essere stato chiesto durante uno dei vari incontri avuti con il presidente Trump.

A dire il vero il lancio di questa tipologia di missile non rappresenta una novità, un simile lancio è stato effettuato anche nello scorso maggio ma, come riportato dalla Bbc, il leader Nordcoreano ha voluto precisare che il test ha riguardato in particolare, la guida terminale del missile stesso. Tale precisazione, oltre a confermare l’incredibile capacità nordcoreana di sviluppare tecnologia nonostante la pressante morsa delle sanzioni internazionali, aggiunge una nuova minaccia alla libera circolazione marittima del Pacifico, alle forze Usa e ai suoi Alleati.

Sono ormai all’ordine del giorno gli episodi con cui le potenze regionali asiatiche, in particolare quelle che contornano il South China Sea, rispondono in maniera eccessivamente aggressiva ad ogni azione più o meno provocatoria e soffiano pericolosamente su fuochi che bisognerebbe estinguere più che tenere vivi o peggio ancora alimentare. Nel loro interesse nazionale e in quello dei loro alleati, anche “superpotenti”, ci vorrebbe un maggiore responsabilità nell’affrontare la “tigre” della guerra perché come direbbe Marco Orioles, “soffiargli sul muso non pare un buon viatico per assicurarti la sopravvivenza”.

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(*) Tutte le opinioni espresse dall’autore sono integralmente dell’autore e non riflettono alcuna posizione ufficiale riconducibile né all’Austalian Army, né alle Australian Defence Forces, né al Governo Australiano.

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