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Vi racconto gli incubi di Schlein

Tutte le pene di Schlein nel Pd e nel rapporto con Conte. I Graffi di Damato

Nella disgrazia della sconfitta in Basilicata, dove ha notoriamente stravinto il centrodestra con la conferma del governatore uscente Vito Bardi, la segretaria Elly Schlein si è consolata con quel quasi 14 per cento di voti – 13,9 – conseguito dal suo Pd quasi doppiando l’alleato ma anche concorrente movimento di Giuseppe Conte, sceso dalle due cifre abituali in quella regione al 7.7.

Tramite il Corriere della Sera la donzella del Nazareno ha mandato all’ex premier un “messaggio” definito “unitario” in un’altra intervista, rilasciata al manifesto: “Basta veti reciproci”. Con i quali infatti si finisce sempre per perdere con un centrodestra per giunta allargato ai pur litiganti, rissosi e quant’altro Carlo Calenda e Matteo Renzi. Un miracolo, quest’ultimo, che solo la Schlein e Conte insieme potevano produrre regalandoli alla coalizione di Giorgia Meloni.

In questa consolazione della segretaria del Nazareno c’è tuttavia qualcosa che non funziona, non risponde alla realtà. Qualcosa che rende la Schlein più illusa che consolata. E con lei il partito che le è alle spalle e dal quale, a questo punto, lei deve aspettarsi sempre più problemi, sino alla resa dei conti toccata a tutti i suoi predecessori: da Walter Veltroni, il primo segretario, a Pier Luigi Bersani, da Matteo Renzi a Nicola Zingaretti e ad Enrico Letta, saltando i più o meno reggenti Dario Franceschini e Guglielmo Epifani, se non ho dimenticato qualcun altro.

I veti lamentati dalla Schlein non sono stati “reciproci”. Sono stati tutti o prevalentemente di Conte contro il Pd e i suoi candidati: un Conte che in occasione delle elezioni regionali sarde raccontò di non avere dovuto fare neppure una telefonata al Nazareno per imporre l’aspirante grillina alla presidenza. Che per sua fortuna riuscì a vincere grazie alla debolezza del candidato contrappostole dalla Meloni in persona, nonostante le resistenze di Matteo Salvini a favore del governatore uscente. Cui alla fine diede il colpo di grazia la solita magistratura.

Illusoria infine mi sembra anche la consolazione del “Movimento 5 Meteore” della vignetta di ItaliaOggi forse piaciuta alla Schlein pensando alle dimensioni cui si è ridotto il partito di Giuseppe Conte in Basilicata, non dissimili d’altronde da quelle sarde pur così generosamente premiate dal Pd.

A livello nazionale – purtroppo per la Schlein, e i suoi amici e amiche di partito, o compagni e compagne, come in molti si chiamano fra loro tenendosi ben stretta fra le mani la tessera stampata con la fotografia degli occhi di Enrico Berlinguer – quel diavolo di Conte riesce ancora a rimanere sulle due cifre. Un sondaggio Swg appena sfornato per il telegiornale de la 7 dà il Pd al 20 per cento, con un guadagno dello 0, 6 in soli sette giorni, fra il 15 e il 22 aprile, ma il movimento dell’ex premier grillino al 15,9, distanziato praticamente di soli quattro punti. Un incubo, direi, più che una consolazione.

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