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ZELENSKY

Vi racconto cosa si dice di Zelensky in Ucraina

Zelensky? Talento mediatico, ma leadership incostante. L'approfondimento di Ugo Poletti, fondatore del giornale on line Odessa Journal

 

La cerimonia per la celebrazione dell’anniversario del D-Day, lo sbarco in Normandia del 1944, ha assunto un significato particolare, con un richiamo simbolico alla guerra in Ucraina. Erano presenti capi di Stato Europei, dei Paesi del G7, il presidente americano Biden. Grande regista dell’evento il presidente francese Macron, che, come ogni presidente francese, ha esaltato il ruolo della Francia nella Seconda Guerra Mondiale (in verità l’avevano persa nel 1940), ma soprattutto ha cercato di promuovere la sua auto candidatura a leader militare dell’Europa nell’aiuto all’Ucraina.

L’ospite d’onore era il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che da attore consumato non poteva perdersi questo palcoscenico irripetibile. Ed è riuscito a interpretare in modo strepitoso il momento. La scena più iconica di questa celebrazione, al di là dei discorsi ufficiali di Macron e Biden, rimarrà l’abbraccio di Zelensky al veterano americano centenario. La scena è stata comica e commovente allo stesso tempo. Al reduce in carrozzella si stavano presentando alcuni capi di Stato che offrivano la mano. Dopo aver degnato di scarsa attenzione il telegenico presidente canadese Justin Trudeau, arriva il turno di Zelensky nella solita tenuta militaresca. Il veterano capisce chi ha davanti e cerca di baciargli la mano. Il presidente ucraino para immediatamente la mossa con un “no, no!” e lo abbraccia affettuosamente. Il grande schermo trasmette la scena al pubblico, che applaude. I due si scambiano alcune frasi: “you are the hero”, “I pray for you”. Con questa scena, più di mille discorsi, il sacrificio dei soldati americani caduti per abbattare il nazismo, viene equiparato al valore dei soldati ucraini che resistono all’invasione russa.

IL SUCCESSO MEDIATICO DI ZELENSKY

Questo ennesimo successo mediatico di Zelensky sarà utile a rinfocolare gli animi dei sostenitori dell’Ucraina. Ma non servirà a risolvere le difficoltà politiche che il leader ucraino sta affrontando in patria. Rispetto ai primi due anni di invasione russa su larga scala, in cui il livello di apprezzamento del presidente ballava intorno al 90%, oggi i consensi sono in grande calo. Nel dibattito pubblico su media e social network fioccano le critiche sul lavoro della Verkhovna Rada (parlamento ucraino), su alcuni ministri e sulla leadership dello stesso presidente, soprattutto per quanto riguarda la mobilitazione, ma non solo.

I 2 ZELENSKY

Questo mostra che ci sono due diversi Zelensky: l’uomo del palcoscenico e il leader politico. Zelensky viene spesso dipinto, e anche denigrato, come attore comico. Quando fu eletto, nessuno in Italia lo conosceva, e fu facile paragonarlo a Beppe Grillo, mentre in Francia, pensarono a Coluche (un attore satirico molto popolare che si candidò alla presidenza francese nel 1981). In verità, Zelensky non è solo un attore, ma anche il leader della sua compagnia di attori e della casa di produzione che ha fondato per i suoi film. Tutto nacque quando, con un gruppo di amici all’università (lui è laureato in legge) si lanciò nella competizione di attori non professionisti KVN (Klub Vesyolikh y Nachodchivykh = Club delle persone divertenti e creative). Si trattava di un concorso tra squadre di attori-studenti delle università di tutta l’Unione Sovietica. La finale a Mosca consacrava i nuovi talenti comici della televisione e del cinema. Il team di Zelensky, formato da ragazzi provenienti dalla semisconosciuta città mineraria ucraina di Krivoy Rog (Kryvyj Rih), ebbe un grande successo per alcune stagioni. Su questo talento naturale Zelensky e suoi amici costruirono una carriera. Per ironia della sorte, il mercato più importante per i film e gli spettacoli della compagnia di attori ucraini era proprio quello russo e Zelensky era spesso invitato agli show della televisione Russa a Mosca.

A COSA E’ SERVITA LA VISIBILITA’ MEDIATICA

Questo spiega come mai il presidente ucraino è riuscito ad ottenere una impressionante visibilità mediatica, per ottenere sostegno politico, militare e finanziario dai paesi di tutto il mondo al suo paese. In lui non c’è solo l’attore esperto che sa stare sotto i riflettori, ma anche l’uomo d’affari capace di produrre quello che piace al pubblico. Infatti, non abbiamo mai visto così spesso in televisione il leader di un paese in guerra che perora la sua causa. Non era mai successo che i parlamenti dei maggiori paesi dell’Occidente, tra cui il Parlamento degli Stati Uniti per ben due volte a camere riunite, ospitassero un discorso pubblico del presidente di un paese finora marginale nello scenario mondiale. Molti aiuti militari occidentali non sarebbero mai arrivati senza questa pubblicità politica così abile. E la prova del nove di questo successo è la processione di capi di Stato di tutto il mondo, che oggi non possono non collezionare una foto ricordo con il leader ucraino.

IL FATTORE CHIAVE DELLA COMUNICAZIONE

Anche a livello interno la comunicazione politica del presidente è stata decisiva per tenere unito un paese terrorizzato al momento dell’invasione del secondo esercito al mondo, e sfiduciato verso la capacità dell’esercito ucraino. che era solo al ventiduesimo posto (oggi è salito di sette punti al quindicesimo). I suoi messaggi costanti hanno rialzato il morale dell’esercito e della popolazione che nei primi giorni dell’attacco nel febbraio 2022 erano pronti alla sconfitta.

IL SISTEMA DI GOVERNO

Ma lo Zelensky capo di governo non ha trovato uno sistema di lavoro altrettanto vincente come quello mediatico. Eppure, paradossalmente, il suo stile di governo assomiglia proprio a quello recitato nella serie televisiva “Servitore del Popolo”. In quella commedia a puntate, una parodia molto divertente dei vizi politici e culturali degli ucraini, un presidente eletto per caso, si occupa in modo alterno dei diversi problemi dell’amministrazione, dall’incontro con gli emissari della Banca Mondiale alla riparazione di una strada, senza delegare i problemi minori ai ministri competenti, ma cercando di risolverli in prima persona. Come nel film, Zelensky non definisce una strategia futura, ma affronta un problema al giorno, attraversando le aree di competenza dei ministeri. Naturalmente, non dobbiamo dimenticare che guidare un governo è un’impresa molto difficile per chi non ha mai avuto incarichi politici e prima gestiva una piccola società. Se poi ci aggiungiamo che il paese a cui sei alla guida viene attaccato da una superpotenza, allora l’impresa diventa ardua.

LA SQUADRA ZELENSKIANA

Quando fu eletto nel 2019, Zelensky creò una squadra di ministri giovani con spirito riformista. Sembrava un governo molto motivato a modernizzare il paese, soprattutto sotto il profilo della lotta contro la corruzione, che era stata la vera promessa elettorale del candidato presidente ucraino. Dopo appena sei mesi di attività tutta la compaggine governativa veniva sconvolta dal licenziamento del primo ministro e molti altri esponenti, seguita delle dimissioni spontanee di molti collaboratori dei ministri. La spiegazione, poco convincente, era che la squadra di governo non stava portando risultati. Sei mesi di attività per un nuovo ministro sono appena sufficienti per conoscere il proprio ufficio. Molto probabilmente la vera ragione era la levata di scudi contro riforme che mettevano in pericolo alcuni centri di poteri della burocrazia o minacciavano alcuni potentati economici.

I LICENZIAMENTI DEI MINISTRI

Da allora, i licenziamenti di ministri si sono succeduti con regolare cadenza. Zelensky ha creato una struttura di potere accentrata, che fa capo all’ufficio di presidenza, diretto da Andriy Yermak, il conlcamato Richelieu ucraino. Purtroppo, questo nuoce al buon funzionamento della macchina amministrativa, che ha bisogno di continuità e di tempo per avviare delle politiche. Recentemente, il ministro delle infrastrutture Kubrakov, uno dei politici più in vista del governo, e molto gradito alle Nazioni Unite e all’amministrazione americana, è stato licenziato in modo repentino, alla vigilia della conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina a Berlino, dove era uno degli speaker più attesi. Il suo mega-ministero, che accorpa infrastrutture, governi locali e sviluppo economico, verrà diviso in due. Questo significa che un ministero strategico (energia, trasporti, porti, investimenti) per il paese in guerra sarà nei prossimi 6-8 mesi bloccato dal processo di separazione delle competenze e di redistribuzione dei compiti. E il senso logico di queste scelte drastiche non si conosce.

I DUE LATI DELLA PERSONALITA’ DEL PRESIDENTE

Questi due lati della personalità di Zelensky hanno messo il leader ucraino una trappola politica. Da un lato il successo del marketing dell’Ucraina in guerra ha illuso Zelensky e la sua squadra al governo che la somma degli aiuti militari e finanziari, più il valore dei soldati ucraini sarebbe stata sufficiente a sconfiggere l’esercito russo, incredibilmente disorganizzato e mal diretto. Fino a metà del 2023 sembrava che questa formula funzionasse. Questa illusione ha rilassato la dirigenza ucraina, che non ha fatto i compiti a casa: adeguare l’amministrazione pubblica alle necessità del paese, sviluppare la produzione interna di armamenti, riorganizzare la gestione inefficiente dell’esercito. La sensazione di avere quasi vinto è alla base dell’errore madornale di non aver fatto la mobilitazione un anno fa, quando sarebbe stato più facile con un paese con il morale alto e le potenziali reclute più motivate.

LA DOCCIA FREDDA

Invece della vittoria è arrivata la doccia fredda del ritardo degli aiuti americani, dati per scontati, e la brutta sorpresa che tutta l’Europa non ha una capacità di produzione militare per soddisfare le esigenze di un conflitto convenzionale che nessuno si aspettava. Risultato: i Russi hanno approfittato degli errori ucraini per attaccare, scommettendo sulle difficoltà politiche e industriali dell’Occidente nell’appoggio materiale gli Ucraini. Tutto questo per Zelensky sta diventando un boomerang politico. Non ha voluto rischiare l’impopolarità nel mobilitare al momento giusto, non ha stimolato una gestione ministeriale orientata ad obiettivi, ha sconvolto la programmazione con continui licenziamenti, ed oggi è sommerso dalle critiche per due anni persi, in cui poteva creare uno Stato più efficiente per resistere meglio alla pressione militare russa.

NON C’E’ AL MOMENTO UNA ALTERNATIVA A ZELENSKY

Oggi l’Ucraina non ha altri candidati leader credibili per proseguire la guerra e fare la pace. Zelensky si è dedicato al compito che la storia gli ha assegnato con i suoi pregi e i suoi difetti. Le sue qualità di leader nella comunicazione sono state decisive nel momento peggiore dell’invasione. Oggi la sua tendenza accentratrice e a concentrarsi sulle questioni immediate, senza prevedere un piano B in caso di imprevisti, ha contribuito a dare un vantaggio a Putin. Ma il futuro ci riserva molte sorprese, come è successo ogni mese dal febbraio 2022.

LO SCENARIO

Questa guerra finirà, come finiscono tutte le guerre, prima o poi. Zelensky deve imparare dai suoi errori e lavorare per rinforzare internamente l’Ucraina nel suo sistema amministrativo ed economico, perché ha di fronte a sé due grandi sfide: avere voce in capitolo nel prossimo negoziato di pace e presentare agli Ucraini un paese forgiato dalla guerra con ottimismo verso il suo futuro. Nel primo caso, se per ipotesi domaniTrump venisse eletto e si mettesse d’accordo con Putin, con un probabile un assenso della Cina, l’Ucraina potrebbe essere costretta ad accettare una pace a scatola chiusa. Zelensky deve essere pronto a presentarsi a questo appuntamento con una strategia negoziale flessibile e con un paese compatto dietro di lui. Riguardo alla seconda sfida, se l’Ucraina non risorge da questa dura prova come un paese con maggiori opportunità per tutti, con meno corruzione e una maggiore efficienza statale, molti degli Ucraini sfollati nei Paesi europei, che hanno trovato lavoro o creato nuove imprese (soprattutto in Polonia e in Repubblica Ceca) non torneranno nel loro paese. E questo penalizzerà la ricostruzione e la crescita futura. Due grandi sfide per un ex attore e uomo d’affari di successo, trovatosi, come in un film, ad essere a capo di un paese in guerra.

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